Opinioni

Affinità e differenze tra la compagna Grecia e noi

Una faccia, una razza? Wolfgang Münchau sul Financial Times accosta Grecia e Italia per le difficoltà a gestire le crisi in corso, da quella dei profughi a quella finanziaria. Ma soprattutto, sostiene Münchau, è la sostenibilità a lungo termine dell’Italia nella zona euro ad essere altrettanto incerta, se non si crede che le sue performance economiche possano migliorare quando non vi è alcun motivo affinché questo succeda.


Affinità e differenze tra la compagna Grecia e noi

Il catastrofismo di Münchau non è una novità. Ma il suo ragionamento è interessante. Si cita l’aumento dei rifugiati, assieme alla bassa produttività che ci si trascina da anni e all’ingente mole del debito pubblico “che non lascia praticamente margini di manovra” alle politiche bilancio. A questi si è aggiunto il problema di come smaltire i crediti deteriorati nelle banche. “La difficoltà a riparare il sistema bancario è un buon esempio”. L’Italia ha appena raggiunto un accordo con la commissione europea che, per non utilizzare gli aiuti di Stato, fa ricorso “a tutti i peggiori trucchi della Finanza moderna”, anche se in questo caso, prosegue Münchau, “più che espressione della finanza deviata si tratta di un segno di disperazione”. In pratica “c’era poco altro che gli italiani potessero fare sulla base delle rigide normative europee sugli aiuti di Stato”. E “ci si mette anche la sfortuna”. Perché questa strategia europea di “fare il meno possibile e rinviare i problemi avrebbe potuto funzionare se i profughi fossero rimasti a casa”. L’Ue si è esposta al rischio di incappare in ulteriori shock esterni che si sono regolarmente materializzati, come la crisi dei rifugiati appunto. E ora si creano pesanti problematicità, come la chiusura unilaterale delle frontiere con la Grecia da parte della Macedonia. Un problema che potrebbe anche diventare attuale in Italia se la chiusura delle frontiere sulla rotta dei Balcani, gateway preferito dai profughi siriani verso il Nord Europa, portasse tutti a riversarsi attraverso il mare Adriatico per raggiungere l’Italia. Ma anche il commentatore del FT si è accorto che la pazienza dell’Italia con l’Europa e la Germania sembra essere in via di esaurimento. E cita gli attacchi alle politiche dell’UE in materia di energia, sulla Russia e sull’austerità, fino al dominio tedesco sull’apparato di Bruxelles. Se Atene e Roma non sono poi così diverse – anche se i sondaggi sorridono più a Tsipras che a Renzi – di certo non è in Italia che il governo e il parlamento si trovano a fronteggiare richieste di riforma delle pensioni senza le quali si negherebbe il sostegno finanziario al paese.
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Le illusioni di Renzi

Ma allo stesso modo non è stato Tsipras a farsi promettere una soluzione per la flessibilità sui migranti da subito da Angela Merkel per poi vedersela negare il lunedì successivo da Bruxelles, con motivazioni ancora una volta risibili e nonostante l’Italia abbia invece detto sì agli aiuti alla Turchia. “Noi continueremo a essere uomini, nonostante i professionisti della polemica provino a rilanciare ancora, da Bruxelles, con una distinzione che nessuna persona può cogliere tra vite da salvare, come se ci fossero vite di serie A e di serie B”, ha detto oggi il presidente del Consiglio dopo aver saputo della risposta della UE. “Non cadiamo nelle provocazioni. A questo punto noi daremo il nostro contributo alla Turchia per salvare esseri umani. E faremo ogni sforzo per salvare vite umane nel Mediterraneo: abbiamo salvato migliaia di vite mentre l’Europa si girava dall’altra parte. Continueremo a farlo, perché prima del Patto di Stabilità c’è un patto di umanità. Che noi non rinnegheremo mai. Se poi vogliono aprire una procedura contro l’Italia, facciano pure: noi andiamo avanti. Per noi Europa significa valori e ideali, non polemiche da professionisti dello zero virgola”, ha concluso Renzi. Accettando di fatto l’ennesima sconfitta politica. Un peccato, perché di certo somiglia molto a Tsipras il premier quando scrive nella sua newsletter che «Il nostro mestiere è guidare l’Europa, non andare in qualche palazzo di Bruxelles a prendere ordini». Se non altro perché anche il premier greco prima del referendum aveva parlato di dignità del suo paese e di rifiuto a prendere ordini. Ma il disonorevole compromesso – anche se ha portato alla sua riconferma – ha anche spiegato poi meglio di qualunque editoriale del Financial Times a cosa portano queste battaglie se non hanno un’adeguata copertura. Tsipras chiese aiuto a Russia, Cina e USA ricevendo come risposta un cortese ma fermo no grazie. Se Renzi pensa davvero di condurre una battaglia in solitaria contro Bruxelles si illude. Oggi il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è tornato a spiegare che la cultura dell’austerity in Europa è ancora forte e a ricordare che manca un meccanismo di aggiustamento simmetrico: a fronte di uno shock l’aggiustamento si scarica interamente sul lavoro, attraverso la disoccupazione che spinge in basso i salari. Ma le svolte politiche in Spagna e Portogallo potrebbero costituire sponde politiche per cambiare davvero Bruxelles al di là di qualunque zero virgola, anche quello su flessibilità e profughi. A patto che il premier cerchi davvero un’alternativa politica e non voglia invece condurre una battaglia polemica. Per poi mollare il gioco sul più bello.
 

Alessandro D'Amato

Il direttore di neXt Quotidiano