Cultura e scienze

Adozioni gay, quando il tribunale fa il politico

Il Corriere della Sera racconta oggi in un approfondimento le motivazioni della decisione del tribunale di Roma a proposito della coppia di lesbiche che ha adottato il figlio di una delle due. Spiega il quotidiano:

Il Tribunale di Roma infatti ha riconosciutola responsabilità genitoriale anche alla cosidetta «madre sociale» (quella che non ha legami di sangue con la figlia). La stepchild adoption è molto diversa dall’adozione comune (l’affido a una coppia di un bimbo che non ha relazioni con i suoi futuri genitori, che rimane illegale), ma la decisione è senza precedenti per l’Italia. Si basa però su una legge che ha oltre trent’anni, quella su adozione e affidamento dei minori del 1983. L’articolo 44 lettera D stabilisce, secondo quanto ricorda il collegio nella motivazione della sentenza, che bisogna sempre fare l’interesse del minore e che se c’è un rapporto consolidato del bambino conun adulto che gli fa da genitore, si possano riconoscere a quella persona dei doveri, economici e di cura, nei suoi confronti.

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E quindi:

«L’unica cosa che i giudici dovevano accertare prima di arrivare a questa conclusione, è se avere due genitori dello stesso sesso danneggiava la bimba — sostiene Marco Gattuso,magistrato del Tribunale di Bologna e direttore di Articolo29.it, sito di analisi sulla giurisprudenza dei diritti lgbt—. Sulla base di precedenti di legge italiani e europei hanno affermato che la genitorialità gay è sana e quindi neutra. Prima di garantire l’adozione hanno poi controllato, esattamente come succede con i figli delle coppie eterosessuali, che il bambino fosse ben curato e tutelato».

LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DEI MINORENNI DI ROMA

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