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ADHD e Ritalin: un farmaco vero per una malattia immaginaria?

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«Il #Ritalin è un potentissimo e dannoso #psicofarmaco utilizzato come “pillola dell’obbedienza” soprattutto per i bambini e gli adolescenti. Viene prodotto in #America dalla #Novartis e commercializzato a seguito dell’“#invenzione” di una nuova malattia, l’#ADHD: Attention Deficit Hyperactivity Disorder (sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività); il principio attivo in esso contenuto è detto metilfenidato, una sostanza classificata tra le #amfetamine nella tabella delle sostanze stupefacenti dello stesso gruppo che comprende #eroina e #cocaina». Così Massimo Enrico Baroni, portavoce M5S alla Camera dei deputati, introduce l’interrogazione parlamentare al Ministero della salute dello scorso 16 settembre («Interrogazione a risposta scritta 4-06042, presentato da BARONI Massimo Enrico, testo di Martedì 16 settembre 2014, seduta n. 291»).
Il #Ritalin è un potentissimo e dannoso #psicofarmaco
 
«ACCANIMENTO DELLA DIAGNOSI»[pullquote]Si vieti la somministrazione del principio attivo dato ai bambini affetti da ADHD[/pullquote]
I cofirmatari dell’interrogazione sono: Baroni, Silvia Giordano, Cecconi, Dall’Osso, Lorefice, Mantero, Di Vita, Grillo, Della Valle, Dieni, Artini, Frusone, Rizzo, Basilio, Corda, Paolo Bernini, Alberti, Villarosa, Pesco, Cancelleri, Pisano, Luigi Gallo, Battelli, Marzana, Di Battista, Manlio Di Stefano, Fico, Castelli, Sorial, Tripiedi, Cominardi, D’Incà, Brescia, Benedetti, Paolo Nicolò Romano e Spessotto. Eccone alcuni passaggi.

Andrew Waters, avvocato americano famoso per aver vinto cause miliardarie contro l’industria del tabacco, sta lavorando a una causa collettiva contro la Novartis per «accanimento della diagnosi»: la tesi è che il farmaco, pericoloso, venga somministrato con troppa leggerezza. Dal 1989 al 1996 infatti in America l’uso di Ritalin è aumentato del 600 per cento. L’ADHD non è facilmente diagnosticabile, non è una patologia ma una sindrome, il rischio è di considerare malati i bambini, solo «troppo vivaci»;
Se il Ministro non intenda adottare tutte le iniziative di propria competenza adatte all’indagine, compreso il monitoraggio attraverso gli organi competenti, per valutare, tutti i rischi potenziali nel principio attivo presente nello psicofarmaco sopracitato; 
se il Ministro non intenda adottare tutte le iniziative adeguate per adoperarsi, con soggetti terzi e imparziali (senza alcun interesse commerciale), a lanciare una campagna atta all’informazione, proponendo anche una sferzata culturale a questo annoso problema di carattere sociosanitario; 
se intenda intervenire al fine di regolamentare in maniera rigida e ferrea la somministrazione di psicofarmaci per l’iperattività in Italia, come il Ritalin, che diventi vincolante per tutte le strutture pubbliche e private accreditate; 
se intenda intervenire affinché si controlli, ed eventualmente si vieti la somministrazione del principio attivo dato ai bambini affetti da ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder); 
se intenda intervenire per combattere con forza l’annoso problema della mercificazione della malattia o disease-mongering soprattutto nella fase precedente all’immissione in commercio.

 
«SIGNORA, SUO FIGLIO È SOLO TROPPO VIVACE»[pullquote]Anche noi ai nostri tempi eravamo vivaci e temerari[/pullquote]
L’insistenza 5stelle sulla diagnosi selvaggia, sull’invenzione della malattia e sulla presenza di interessi commerciali rischia di occupare tutto lo spazio disponibile, suggerendo non solo la possibile presenza di errori diagnostici o di farabutti (quelli sono ovunque) ma addirittura l’inesistenza dell’ADHD. Un po’ come l’AIDS sarebbe invenzione della case farmaceutiche, l’autismo colpa di una madre disgraziata e molti altre patologie sarebbero solo complottismi ai danni dei cittadini indifesi. Come scriveva ieri Salvo Di Grazia, «si arriva a giudizi affrettati, superficiali e persino offensivi da parte di chi confonde un problema neuropsichiatrico con le normali caratteristiche di un bambino in via di sviluppo, come normali segni di “ribellione” di un adolescente un po’ agitato, qualcuno dice “anche noi ai nostri tempi eravamo vivaci e temerari”, mostrando come, anche in questo caso, l’ignoranza su un tema diventa mancanza di rispetto per quelle persone che per questo tipo di problema investono tempo, denaro e tranquillità. Tipico è anche addossare responsabilità alla famiglia, ai genitori del bambino: “non gli danno regole”, “non sanno educarlo”, “non si fanno rispettare”, idee che ricordano molto da vicino le prime teorie sull’autismo quale problema causato dall’eccessivo “affetto” quasi ossessivo da parte della madre dell’autistico e qualcuno con questi argomenti fa vera e propria propaganda, da anni».
 
TRA LA DISTRAZIONE E LA MALATTIA[pullquote]L’ADHD non è un capriccio[/pullquote]
Quale errore diagnostico è più pericoloso dell’ignorare una malattia? E quale errore è più rischioso del suggerire che la diagnosi di ADHD sia un dominio vuoto, riempito dai cattivoni di BigPharma o da adulti che non hanno abbastanza pazienza per star dietro a un figlio «vivace»? L’ADHD non è un capriccio, non è un eccesso di energia. Non è nemmeno, come ricorda Di Grazia, una patologia nuova. «Naturalmente possono esserci diverse forme di questa patologia, alcune molto sfumate che con alcune regole (anche semplicemente comportamentali) recuperano completamente uno stato accettabile ed altre purtroppo molto gravi che rendono la vita di questi bambini ingestibile. Per questo motivo e per carenze profonde sia di tipo assistenziale (esistono pochi centri specializzati) che culturali (si tende a minimizzare il problema o addirittura a colpevolizzare le famiglie, come se tutto fosse un problema di educazione), la gestione di questi bambini è spesso difficile ed il loro comportamento rende tutto più drammatico, sia la convivenza con altre persone che in famiglia. Il bambino con ADHD inoltre, per le sue caratteristiche, tende ad essere isolato dal gruppo, i coetanei lo evitano per “paura”, il rendimento scolastico può essere disastroso, creando così un circolo vizioso che può peggiorare il quadro».
 
LA DIAGNOSI[pullquote]La difficoltà diagnostica non implica l’inesistenza dell’ADHD[/pullquote]
Diagnosticare l’ADHD può essere difficile. La gravità dei casi è, ovviamente, diversa. Così come il trattamento. Nei casi più seri servono anche i farmaci. Usarli in modo erroneo è – tautologicamente – erroneo. Ma questo non significa e non può significare in alcun caso che sia sempre e intrinsecamente sbagliato usarli, né che la decisione sia determinata da inganni da parte di chi vuole guadagnare sui vostri figli «vivaci». Affermare o suggerire che l’ADHD sia una malattia inventata può essere più pericoloso di quanto Baroni e i cofirmatari vogliono scongiurare. Una mancata diagnosi o una tardiva possono causare danni irreversibili. «La diagnosi e la terapia dell’ADHD possono non essere semplici a causa della natura eterogenea, complessa, multifattoriale della patologia e della presenza nel 70-80% dei casi di coesistenti problematiche che possono variare da disturbi oppositivo-provocatori, a disturbi della condotta, dell’apprendimento (quali dislessia, disgrafia, ecc.), disturbi d’ansia e, con minore frequenza, disturbi dell’umore, disturbi ossessivo-compulsivi e tic». Come ho già detto, un conto è la difficoltà diagnostica e gli eventuali errori, un altro l’inesistenza di quanto si deve diagnosticare (qui l’Istituto Superiore di Sanità).
 
LUCA POMA E GIÙ LE MANI DAI BAMBINI[pullquote]Salviamo Gianburrasca![/pullquote]
L’insistenza sulla malattia inventata è una vecchia strategia complottista. Baroni ringrazia, a margine del commento su Facebook sull’interrogazione, il giornalista Luca Poma. Secondo Poma «quello che è certo, è che non esiste alcuna prova dell’esistenza dell’Adhd». Gilberto Corbellini gli aveva risposto così: «È vero che vi è un abuso delle diagnosi di adhd, ma i disturbi comportamentali sono sindromi complesse e non si possono ricondurre a un agente infettivo, a un marcatore genetico o a una lesione specifica. Quindi si deve procedere con la dovuta cautela, ma usando programmaticamente tutti i dati clinici che dimostrano i benefici che numerosi bambini traggono da un trattamento farmacologico di disagi gravi». Poma è però irremovibile. Il titolo di una conferenza di alcuni anni fa potrebbe essere considerato come la sua risposta definitiva: “Salviamo Gianburrasca! Bambini iperattivi…bambini malati?”. No, solo «vivaci».
Salviamo Gianburrasca
Se non sapete cosa sia Damanhur potete leggere qui: «La Scuola Familiare di Damanhur è uno dei progetti della Associazione Damanhur Educaiton, ed è stata fondata ed organizzata da parte di un gruppo di genitori ed educatori nel 1999, con l’intenzione di promuovere la formazione olistica dei bambini, dei ragazzi e degli adulti interessati ai vari progetti proposti». Affrettatevi perché sta nascendo una «Nuova Era» e potreste rimanere indietro.
damanhur
 
LISTE DI ATTESA, SERVIZI CARENTI[pullquote]1500 richieste l’anno, 6/7 mesi di attesa[/pullquote]
In tutto questo, Baroni e cofirmatari sembrano ignorare un problema molto serio: lo stato dei servizi. L’anno scorso, Francesca Piperno (psicologa), Flavia Capozzi (neuropsichiatra) e Gabriel Levi (direttore dell’istituto di Neuropsichiatria Infantile Università “Sapienza”) così avevano scritto riguardo allo stato del loro servizio. «Il nostro Ambulatorio Generale riceve circa 1500 richieste l’anno. L’attesa è di 6/7 mesi, l’osservazione e l’indicazione al trattamento durano altri 2/3 mesi. Per quanto riguarda il trattamento, al nostro interno siamo in grado di assorbire un quarto dei casi ogni anno, con un tempo di attesa che va da 2 a 8 mesi, gli altri bambini devono fare richiesta in qualche altro centro pubblico, o privato convenzionato, dove il tempo di attesa è da 1 a 2 anni secondo la fascia di età. Per quanto riguarda i disturbi emotivi, cioè quelli dove non c’è un deficit cerebrale, per i quali vi è l’indicazione ad una psicoterapia, non ci sono dati plausibili, ma la situazione è probabilmente peggiore». Molière ci aveva avvertito già molti anni fa: «Quasi tutti gli uomini muoiono dei loro rimedi, non delle loro malattie». Soprattutto se sono immaginarie.