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Adelina Sejdini è morta suicida inseguendo la cittadinanza italiana: denunciò il racket della prostituzione albanese

A 47 anni Adelina Sejdini ha messo un freno alla sua lotta: contro il cancro al seno, che l’aveva costretta a continui ricoveri. E contro la burocrazia italiana, che non le ha mai concesso la cittadinanza nonostante avesse contribuito a far arrestare i suoi sfruttatori, esponenti del racket albanese della prostituzione

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Adelina Sejdini è una donna alla quale la vita ha chiesto davvero tanto. Nata a Durazzo, in Albania, 47 anni fa, quando ne aveva 22 era stata portata in Italia per entrare nel racket della prostituzione. Picchiata e violentata, si era ribellata ai suoi aguzzini denunciando tutto: con le sue dichiarazioni aveva fatto arrestare 40 persone e ne aveva fatte denunciare altre 80, tutti esponenti della malavita albanese che controllava lo sfruttamento della prostituzione in tutta Italia negli anni 90.

Dal cancro alla richiesta della cittadinanza italiana

Adelina Sejdini non c’è più, si è suicidata domenica lanciandosi dal cavalcavia ferroviario di ponte Garibaldi a Roma. Prima di andarsene, altre due cose erano successe nella sua vita: ha dovuto lasciare Varese, città dove era stata portata dopo esser stata “venduta”, per raggiungere Pavia, dove cercava di rifarsi una vita con l’aiuto di una casa popolare. Poi, poco dopo il suo arrivo, un cancro al seno l’ha costretta a continui ricoveri in ospedale, al Policlinico San Matteo. “I medici si prendono cura di me, sono in buone mani – diceva alle amiche – ma quando avrò bisogno di altra assistenza, come farò senza soldi né una casa…”.

Adelina Sejdini se n’è andata con un enorme rimpianto: non essere riuscita a farsi riconoscere la cittadinanza italiana. Eppure lei l’Italia l’aveva aiutata davvero, denunciando i suoi sfruttatori. Nel suo permesso di soggiorno, invece, era stato tolto lo stato di apolide ed era stata indicata come cittadina albanese. Cosa che aveva di fatto rallentato l’iter per l’assegnazione dell’alloggio popolare.

Adelina Sejdini morta suicida a Roma

Adelina Sejdini è morta malata, senza una casa e con un’invalidità al 100% per cui percepiva un assegno mensile di 285 euro. Dal suo letto di ospedale ha continuato a portare avanti le sue due battaglie, quella contro il cancro e quella per la cittadinanza. Ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e al Ministero dell’Interno. Nel 2019 ricevette rassicurazioni: “Ci occuperemo del suo caso”. Poi, il silenzio. Per protestare contro la burocrazia, alla fine di ottobre si era cosparsa di alcol e si era data fuoco. Ora ha posto un freno, definitivo, alla sua lotta, andandosene senza che l’Italia riconoscesse quanto lei la amasse.