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Addio a Tarcisio Burgnich, la “roccia” dell’Inter e della Nazionale campione d’Europa

Si è spento in Versilia all’età di 82 anni

Tarcisio Burgnich

Si è spento nella notte in Versilia, all’età di 82 anni, Tarcisio Burgnich. Storico difensore di Inter, Juventus e Napoli e Campione d’Europa nel 1968 con la Nazionale. Soprannominato “la Roccia” (da Armando Picchi) per il suo fisico granitico e per il suo modo di interpretare il giuoco del calcio, conquistò – sempre con la maglia azzurra – il titolo di vice campione del mondo nel 1970 con la nazionale azzurra.

Addio a Tarcisio Burgnich, campione d’Europa con l’Italia nel 1968

Terzino destro, difensore centrale e libero. Un difensore moderno che fu il pilastro dei successi dell’Inter guidata da Helenio Herrera con cui vinse quattro scudetti (dopo quello conquistato con la Juventus a inizio carriera), due Coppe dei Campioni e altrettante Coppe Intercontinentali. Poi il trionfo all’Europeo del 1968 con la maglia azzurra della Nazionale allenata da Ferruccio Valcareggi e quel Mondiale del 1970 svanito a un passo dal successo finale contro il Brasile, dopo la “Partita del Secolo” contro la Germania in semifinale. Tarcisio Burgnich ha vinto ovunque. Anche quando si trasferì a Napoli a fine carriera, conquistando l’unico trofeo italiano che ancora mancava al suo parlmares (la Coppa Italia nella stagione 74-75).

Roberto Boninsegna, suo compagno di squadra ai tempi dell’Inter, lo ha voluto ricordare con una frase che magnifica la grandezza sportiva di Burgnich: “Solamente lui poteva marcare Pelé”. Un’amicizia nata sul campo, anche con rivalità quando non vestivano la stessa maglia: “Quando giovava lui erano preoccupati tutti gli attaccanti, ne parlavo qualche tempo fa con Riva: ‘che pessima domenica quando gioca Tarcisio’ – ha raccontato l’ex attaccante nerazzurro ad AdnKronos -. In allenamento lui mi marcava ed era davvero difficile prendere palla, uno dei più grandi marcatori di sempre”. Un calciatore che ha fatto la storia non solo dei propri club, ma anche della Nazionale. Lui, infatti, fu uno dei perni di quell’Italia che vinse (un unicum nella storia, fino ad ora) il Campionato Europeo nel lontano 1968.

(Foto IPP/Ivo Felsineo)