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Aboubakar Soumahoro porta gli “Invisibili” a Montecitorio: “O ci ascoltate o continueremo a scioperare”

Questo pomeriggio hanno marciato da Largo Argentina verso il Parlamento: “Le braccianti e i braccianti lavorano e vivono in condizioni disumane che non possono più essere tollerate ed accettate”

“Chiederemo al presidente del Consiglio Mario Draghi di istituire una patente del cibo, che certifichi l’eticità della filiera dei prodotti che poi arrivano sulle tavole degli Italiani”. Il sindacalista e fondatore del movimento “Invisibili in Movimento” Aboubakar Soumahoro urla queste parole da Piazza Montecitorio, dove è arrivato insieme a 250 “invisibili”, che oggi hanno scioperato. Che non sono andati a raccogliere carciofi e asparagi nelle campagne per scendere in piazza a reclamare alcuni loro diritti: “Se così non fosse continueremo con i nostri scioperi nelle campagne, non andremo di nuovo a raccogliere frutta e verdura”. Le richieste di Soumahoro sono precise: 1) Il permesso di soggiorno per emergenza sanitaria; 2) L’iscrizione all’anagrafe; 3) La possibilità di avere un medico di base. Per questo oggi, così numerosi, i braccianti sono arrivati nella Capitale da diverse parti d’Italia. Non sono stati soli però: perché lì sono arrivati anche cittadini, attivisti e delegazioni di altre realtà. Oltre all’associazione italiana sindacati, sotto al Parlamento si son presentati anche i rider, “invisibili” anch’essi. Da lì, dai microfoni montati in piazza, ognuno ha raccontato la sua storia.

L’appello di Aboubakar Soumahoro e lo “sciopero degli Invisibili”

Aboubakar Soumahoro quest’anno ha fondato “Invisibili in Movimento”. Ecco le sue parole sulla manifestazione di oggi:

Le braccianti e i braccianti lavorano e vivono in condizioni disumane che non possono più essere tollerate ed accettate. La consapevolezza pubblica e lindignazione della Comunità – per i turni di lavoro massacranti, le paghe misere e le condizioni di vita dei braccianti – devono tramontare in azioni concrete e risolutive. Ecco perché siamo inesorabilmente giunti al bivio della storia che richiede una netta e chiara presa di posizione.  La filiera agricola, dai semi alla forchetta, è comandata da Giganti del Cibo, la GDO, che schiacciano sotto lo stesso rullo compressore le contadini e contadini, le lavoratrici e i lavoratori braccianti, autisti, facchini, magazzinieri, commessi, rider e tutte quelle lavoratrici e quei lavoratori che portano avanti la filiera del Cibo col sudore della fronte.

Oggi il disumanizzante processo di lavoro, con i suoi infortuni e caduti sul lavoro, è quasi equiparabile alla vergognose condizioni socio-lavorative di milioni di persone dellinizio dello scorso secolo. Oggi, nell’era dell’economia digitale le stesse miserie vengono vissute da milioni di persone, costrette alla precarietà esistenziale e all’invisibilità asfissiante, nell’indifferenza della politica troppo distratta e molto succube del potere economico avido. Oggi è giunta l’ora di parteggiare decidendo da che parte stare: o con la dignità del lavoro o con la dittatura dei giganti del cibo e degli algoritmi.

Scioperiamo il 18 maggio a Roma per chiedere di: 1.Riformare radicalmente la filiera agroalimentare, con l’introduzione della Patente del cibo, per poter  porre fine allo strapotere dei Giganti del Cibo e per contrastare in modo efficiente ogni forma di sfruttamento e di caporalato (compreso quello dei colletti bianchi) alfine di garantire un Cibo eticamente sano a tutte e a tutti; 2. Ottenere uguale lavoro e uguale salario; 3. Rilasciare un permesso di soggiorno per motivo di salute, convertibile in lavoro, per fare emergere tutti gli esseri umani costretti nellinvisibilità; 4. Garantire una equa distribuzione dei finanziamenti europei della Politica Agricola Comune (PAC) con condizionalità vincolate al rispetto dei diritti socio-lavorativi; 5. Prevedere laccesso ai vaccini per tutte le persone invisibili colpite dalla disuguaglianza vaccinale; 6. Sostenere con un reddito tutte le persone invisibili e abbandonate dal Decreto Sostegno del Governo Draghi. Uniamoci, affinché emergano i diritti e non l’indifferenza.