Attualità

Abderahman Ameroud: chi è il «pesce grosso» arrestato a Schaerbeek

bambino schaerbeek video 4

Abbiamo visto le immagini del suo arresto in una serie di video in cui compariva una bambina, probabilmente presa in ostaggio insieme alla madre. Ma il «pesce grosso» Abderahman Ameroud, origini algerine, condannato nel 2005 per complicità nell’omicidio dell’afghano Massoud, che si opponeva ai talebani, può davvero essere un personaggio di primo piano della cellula di terroristi che sta agendo in Europa.


tXuLajFau21VDZry di next-quotidiano

Abderahman Ameroud: chi è il «pesce grosso» arrestato a Molenbeek

Ameroud non è collegato direttamente ai fatti di Bruxelles ma è legato al francese arrestato due giorni fa ad Argenteuil nella sua casa-arsenale, mentre preparava un attentato. Il francese, Reda Kriket, è a sua volta collegato ad Abbaoud, essendo colui che lo ha ‘reclutato’ e mandato in Siria. Abbaoud aveva un ruolo chiave, forse il più importante di tutti i membri della cellula finora schedati. Ed era molto probabilmente implicato anche nella preparazione degli attentati di Bruxelles, visto che nell’appartamento ad Atene dove ha soggiornato a gennaio 2015 sono stati ritrovati disegni ed una mappa dell’aeroporto di Bruxelles su un computer e una chiavetta USB. Intanto, ad aggravare la posizione dell’antiterrorismo belga, la Cnn ha reso noto che uno dei kamikaze, del 22 marzo, Ibrahim El Bakraoui, figurava su una lista dell’antiterrorismo americano fin da prima degli attacchi a Parigi dello scorso 13 novembre. Secondo quanto riferisce Le Soir, l’arresto sarebbe collegato all’attentato sventato d’Argenteuil, vicino a Parigi. Giovedì la polizia francese ha fermato un uomo a Parigi sospettato di avere progettato un attentato.

La bambina con il terrorista a Schaerbeek


Carlo Bonini traccia oggi su Repubblica un ritratto di Ameroud:

Correva l’anno 2007 e Abderahmane Ameroud veniva infatti condannato a sette anni di reclusione da una corte francese quale membro di una filiera di falsari e reclutatori (con Ameroud, ne facevano parte Adel Tebourski, cittadino francese di origini tunisine, Youssef el-Aouni, francese di origini marocchine, Merhez Azouz, franco-algerino) che, a partire dal 2000, avevano avviato volontari francesi di origine magrebina verso il fronte afghano e pachistano. Si facevano chiamare “i campeggiatori”, ma la cosa più importante — come documentato dal corposo dossier di quel processo celebrato in Francia — era che almeno uno di loro, Ameroud, aveva partecipato alla pianificazione dell’omicidio di Ahmad Shah Massoud, “il Leone del Panshir”, il celebrato comandante afgano già eroe della resistenza contro l’occupazione sovietica e quindi a capo dell’Alleanza del Nord, la cui forza militare aveva impedito, a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, la caduta dell’Afghanistan nelle mani dei Taliban e dunque di Al Qaeda. E la cui morte avrebbe contemporaneamente segnato il destino dell’Afghanistan e garantito, con l’eliminazione dell’ultimo ostacolo, il radicamento di Bin Laden e di legioni di qaedisti nel paese del mullah Omar.

Intanto l’Isis rivendica in un nuovo video – dopo quelli apparsi venerdì sera – le stragi di Bruxelles. Nelle immagini appare Hicham Chaib di Anversa. Lo riferiscono i media belgi e il Site, il sito di monitoraggio del jihadismo sul web. Secondo il Site, l’uomo fa parte del gruppo dello Stato islamico nella provincia siriana di Raqqa. Il video, riferisce De Staandard, comincia con nuove minacce in francese secondo cui gli attacchi del 22 marzo sono stati solo “un assaggio”. L’uomo poi si esprime in fiammingo, prima di giustiziare un prigioniero, definendolo ‘una spia dei crociati’. Secondo i media locali, Chaib è un ex membro dell’organizzazione terroristica belga di reclutamento di jihadisti da mandare in Siria, ‘Sharia4Belgium’, ed ex guardia del corpo del suo fondatore, Fouad Belkacem, detenuto nel carcere di Anversa. L’uomo partì poi per la Siria a combattere In un altro video circolato venerdì sera appariva Lotfi Aoumeur, alias Abu Abdallah al-Baljiki (il belga), che aveva già minacciato Francia e Belgio in un video del febbraio 2015.