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«Abbiamo 20 giorni di tempo per evitare il collasso del sistema»

Quanto potranno reggere ancora gli ospedali italiani alla seconda ondata di COVID-19? Repubblica spiega che ci sono 20 giorni di tempo per evitare il collasso

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Quanto potranno reggere ancora gli ospedali italiani alla seconda ondata di COVID-19? Repubblica spiega che ci sono 20 giorni di tempo per evitare il collasso:

Dieci giorni per battere il record della prima ondata, poco più di venti per raggiungere la soglia di allarme. Negli ospedali italiani reparti ordinari e terapie intensive vengono quotidianamente trasformati in spazi per malati di Covid. Il sistema non può andare avanti così per sempre, si saturerà presto, vista l’alta velocità della crescita. Ieri erano 19.809 i posti dedicati alle persone colpite dal coronavirus, giovedì 22 erano poco più di 10mila. Gli esperti si affidano alle proiezioni per capire cosa succederà e quelle di uno degli istituti più prestigiosi, l’Ihme dell’Università di Washington finanziato dalla Fondazione di Bill e Melinda Gates, lasciano pochi giorni all’Italia per intervenire. In base ai dati elaborati dai ricercatori statunitensi, proseguendo con questo ritmo il 10 di novembre i letti occupati saliranno a 32mila, raggiungeranno cioè il record della prima ondata, toccato tra marzo e aprile. Altri 14 giorni e il 24 novembre si toccheranno i 75mila ricoveri. Questa è la soglia critica, perché rappresenta il 40% dei letti disponibili in Italia. La conoscono bene anche nel Governo «Abbiamo 20 giorni di tempo per evitare il collasso del sistema», dicono dall’esecutivo. Già adesso, le persone colpite da altre patologie rischiano di non trovare le cure. Da quel quel momento per loro, a parte i casi urgenti e molto gravi, avere assistenza sarà quasi impossibile. È questa la grande paura della sanità, fare un altro lockdown delle cure dopo quello di primavera.

Qualcosa di simile la dice al Corriere della Sera Antonio Pesenti, direttore del dipartimento delle Rianimazioni del Policlinico di Milano e coordinatore terapie intensive nell’unità di crisi della Regione Lombardia: “La velocità dell’attacco è un po’ meno sconvolgente. La crescita dei ricoveri è più lineare, meno esponenziale di prima. I numeri di qualche giorno fa e soprattutto la loro proiezione facevano paura. Raddoppiava il numero dei ricoveri ogni settimana, a volte già ogni 5 giorni. Ora raddoppia più lentamente, ma il lavoro è sempre talmente tanto che non c’è tempo di star dietro alle statistiche”. E su un eventuale lockdown a Milano, “di certo è la misura più brutale e più semplice perché è la più diretta e trasversale. L’inversione del trend dell’Rt milanese degli ultimi giorni dimostra che chiudere aiuta e può dare frutti”, dice Pesenti che si mostra preoccupato per la mancanza di posti nelle terapie intensive: “Abbiamo difficoltà a reperire letti in rianimazione. Ma con una differenza sostanziale con la primavera. Stavolta ci sarebbero. Si aprono dieci letti alla volta, ma ne servono di più. Oggi abbiamo occupato meno di un quarto della possibilità delle terapie intensive. Dicono che hanno sbloccato letti, ma sembra che questa volontà in molti casi resti nella penna. Bisogna fare in fretta”