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"A queste donne dovete dare la scorta", la rabbia di Gessica Notaro dopo il femminicidio di Bologna

@neXt quotidiano|

Gessica Notaro

La violenza può e deve essere prevenuta, affinché non si arrivi a casi come quello accaduto nei giorni scorsi a Bologna. Perché l’assassinio di Alessandra Matteuzzi è uno dei tanti casi che avvengono ogni anno in Italia. Una storia di una donna che denuncia l’ex compagno per stalking e poi viene barbaramente uccisa. E proprio su questo tema si è voluta sfogare Gessica Notaro, vittima nel 2017 di un’aggressione da parte dell’ex fidanzato di cui porta ancora i segni sul volto e sul corpo.

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Gessica Notaro chiede la scorta per le donne che denunciano gli stalker

La sua storia è nota a tutti: l’ex fidanzato Edson Tavares l’ha aggredita lanciandole dell’acido sul volto. Nonostante la sua denuncia per atteggiamenti e comportamenti violenti nei suoi confronti, quell’uomo è stato “libero” di mettere a repentaglio la sua vita. E proprio per questo Gessica Notaro ha voluto dire la sua – ribadendo un concetto già espresso in passato – sulla morte di Alessandra Matteuzzi.

“È morta un’altra donna che aveva denunciato. E voi (riferendosi alle istituzioni, ndr) che continuate a imporre misure cautelari come il divieto di avvicinamento mi fate ridere. Siete ridicoli. Sono 5 anni che ve lo ripeto, garantite a queste donne la scorta come fate coi pentiti di mafia, e allora sì che cambieranno le cose. E smettetela di chiamarmi ogni volta che muore una donna per chiedermi cosa ne penso e cosa bisogna fare. Tutta fuffa. Questa che vi ripeto da anni è l’unica soluzione. E siccome nonostante io abbia smosso il mondo siete ancora lì a chiacchierare, non chiedetemi più niente perché non mi mescolo con chi promette e non mantiene. Se capitasse a vostra figlia diventereste certamente più efficienti”.

La scorta alle donne che denunciano soprusi e violenze. Non solo fisiche, ma anche psicologiche. Una tutela maggiore rispetto all’effetto annacquato che può avere – come dimostrano i fatti – provvedimenti come il “divieto di avvicinamento”.