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A Dongo l’Anpi è scesa in piazza con centinaia di persone per rispondere al raduno dei fascisti

La cittadinanza aveva chiesto alle Autorità di non dare l’autorizzazione al raduno dei nostalgici. Ma il loro appello non è stato accolto, e hanno deciso di reagire così. Portando in piazza centinaia di persone, più di quelle che sono arrivate lì per ricordare Mussolini. Una vittoria dell’antifascismo.

La risposta dell’Anpi e della cittadinanza di Dongo è stata forte. Nella città in provincia di Como sono infatti arrivati questa mattina 200 fascisti, che come ogni anno si recano lì per ricordare la cattura e la fucilazione di Benito Mussolini: si danno appuntamento e organizzano il saluto romano. Uno spettacolo indegno, a cui quest’anno l’Anpi ha deciso di rispondere. Lo ha fatto inizialmente chiedendo alle Autorità che non venisse concessa l’autorizzazione alla manifestazione dei nostalgici. Poi, vedendo che ciò non avveniva, decidendo di organizzare una contro manifestazione. E il risultato è stato vincente. Perché nel piccolo paesino sono arrivati 200 camerati, mentre l’Anpi ha risposto con trecento tra donne e uomini. Una vittoria dell’antifascismo.

Infatti l’Anpi di Como aveva dato appuntamento in piazza Parracchini, rivolgendo un appello a tutta la cittadinanza, perché non si permettesse che i fascisti prendessero la cita. All’appello “No al fascismo sul Lario” hanno aderito in molti, e differenti realtà democratiche e antifasciste. La richiesta inizialmente era stata quella di non far svolgere la manifestazione, ma non sono stati sufficienti gli appelli. Aveva parlato anche il deputato del Pd Emanuele Fiano: “Continuano a voler celebrare il fascismo del criminale Mussolini nonostante la storia abbia già parlato. Bisogna impedirlo. Ci sono Leggi e norme per impedirlo. E c’è la Costituzione. Se non è apologia questo allora l’apologia di fascismo non esiste”.

Ma perché proprio a Dongo?

Il paese della provincia di Como è caro ai nostalgici perché lì finì la corsa di Benito Mussolini. Fermato e arrestato a Dongo durante il tentativo di fuggire in Svizzera nell’aprile del 1945 (il giorno dopo fu fucilato). Per questo ogni anno, in una date vicina a quella dell’uccisione del Duce, questi fascisti si danno appuntamento lì. Ma questo la comunità non lo può accettare, e dove non è arrivato lo Stato, sono arrivati loro, scendendo il piazza.