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A che punto siamo con le dimissioni di Rosa Capuozzo

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L’ultimo a parlare in ordine di tempo è Enrico Mentana, che su Facebook Rosa Capuozzo dice che la sindaca di Quarto non si deve dimettere: «Sbagliò allora il M5s a presentare la mozione di sfiducia individuale contro la Boschi: ed è questo che rende oggi incoerente la difesa che fa della Capuozzo. Ma se io fossi nei panni del sindaco di Quarto non mi dimetterei. A meno che non sia stato invertito in questo paese lo stato di diritto, l’onere di provare che lei sapesse o abbia fatto qualcosa di illecito spetta all’accusa: e la procura di Napoli non ha indagato la Capuozzo, così come quella di Arezzo non ha indagato la Boschi».

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Lo status di Enrico Mentana su Rosa Capuozzo

A che punto siamo con le dimissioni di Rosa Capuozzo

Mentana non è l’unico ad aver preso posizione. Federico Pizzarotti, spesso indicato tra le voci critiche nel MoVimento 5 Stelle, si schiera nell’occasione con la sindaca senza se e senza ma: «La gogna mediatica verso una persona perbene e la strumentalizzazione politica della lotta alla Camorra sono indegne e inaccettabili in un paese civile. Noi vogliamo far sentire a lei tutto il nostro supporto. I cittadini onesti sono con lei. Non mollare!». Roberto Salviano, dopo il tweet di ieri, torna invece a chiederne le dimissioni su Repubblica:

E se il Movimento non sarà in grado di imparare e trarre profitto dallo sbandamento di queste ore, il caso Quarto potrebbe pesare come un macigno sulle possibilità di offrire una credibile ed efficiente alternativa ai partiti tradizionali, nonostante i venti di tempesta giudiziaria che oramai soffiano sempre più impetuosi dalle parti di Palazzo Chigi. Eppure il meccanismo inquisitoriale che sottende la logica delle epurazioni, in continuità con la matrice puritana propria della tradizione comunista, è in contrasto con l’ammirazione che il Movimento 5 Stelle prova verso Sandro Pertini, riformista socialista che sull’esempio di Filippo Turati e Anna Kuliscioff, contrastò l’intransigenza bolscevica “o tutto si cambia o nulla serve”, spingendo al contrario verso trasformazioni graduali per rafforzare i meccanismi di legalità e giustizia. Negli anni più bui furono loro che salvarono il sentire democratico e socialista dalle derive totalitarie.
Quando è il momento di governare e di assumersi responsabilità, il cortocircuito innescato dai processi sommari a mezzo blog a soggetti infedeli ti presenta il conto: oggi è fin troppo chiaro che non basta candidare incensurati per avere la certezza che non commettano reati nel corso del loro mandato. Ed è altrettanto chiaro che non basta espellere chi non rispetta le “regole” per preservare un percorso politico. Il rischio – non faccio ironia – è che ne resti uno solo, il più puro, che finirà per espellere tutti gli altri.

Ieri intanto lei è tornata a parlare. “Sull’appalto dell’acquedotto di Quarto ho letto e sentito falsità vergognose, in cui anche le date vengono stravolte”. Rosa Capuozzo, sindaco M5S di Quarto, affida a una nota la sua versione rispetto la vicenda dell’appalto per l’acquedotto cittadino finito nel mirino nell’Anac. “Mettiamo ordine – spiega – l’appalto per l’acquedotto e la fognatura è stato gestito dai commissari mandati dal Governo. Quando ci e’ stata comunicata l’interdizione definitiva della ditta ‘Fradel’, solo a fine novembre e la nostra amministrazione si è insediata a fine giugno, sono stata io ad andare dal prefetto e chiedere il commissariamento dell’Ati che aveva ottenuto l’appalto. Ma dalla prefettura non ho avuto risposta”. “La sostituzione della ‘Fradel’ con la ‘Edil Sud’ – aggiunge – è stata una scelta dell’Ati, non di questa amministrazione. Quando l’abbiamo appreso, è stato inviato tutto alla prefettura, a cui è stata chiesta la nomina di un commissario ad acta visto che c’era da garantire un servizio essenziale e indispensabile per i cittadini. A oggi la risposta della prefettura non è arrivata. Così come non è arrivata alcuna richiesta di atti dall’Anac”.

Il direttorio a consulto sulle dimissioni

Intanto Repubblica racconta di una riunione del direttorio negli studi della Casaleggio in cui si è discusso del caso e dell’ipotesi dimissioni, che – si dice – potrebbero arrivare in giornata. Pesa sulla scelta anche il no a un rimpasto di giunta pronunciato dal suo assessore alla legalità:

Troppo alto il rischio di difenderla — come lei pretenderebbe — e passare così per essere “come tutti gli altri”. Ne hanno discusso in una riunione riservata negli studi milanesi di Gianroberto Casaleggio lo stesso cofondatore, Luigi Di Maio e Roberto Fico, i due membri campani del direttorio. E quando si arriva a fare un vertice a Milano, è segno che la situazione è critica. La Capuozzo non è stata invitata, altro segnale negativo; lei voleva esserci, voleva potersi spiegare, e per questo si è sfogata con alcuni colleghi del movimento.
La sua intenzione è quella di tenere duro, nella convinzione di essere estranea all’accusa di infiltrazioni mafiose nel suo Comune. Ma non sarà facile per lei, visto anche che il suo assessore alla legalità, Franco Pisano, ha ritirato la disponibilità a entrare a far parte della nuova giunta comunale che potrebbe nascere dall’eventuale rimpasto della compagine dopo le dimissioni degli assessori Raffaella Iovine e Umberto Masullo. Per questo si parla, alla fine, di possibili dimissioni del sindaco in giornata.

Anche secondo Vincenzo Iurillo, che sul Fatto Quotidiano ha parlato per primo della storia di Quarto e dell’avviso di garanzia a De Robbio, dal direttorio «arriva una risposta attendista e interlocutoria alla domanda se l’esperienza dell’unica giuntapentastellata campana può proseguire,nonostante il macigno dei 900 voti inodore di camorra dell’ex consigliere grillino Giovanni De Robbio». Intanto Fernando Manzo, ex consigliere 5 Stelle a Quarto e presente durante i colloqui tra sindaco e De Robbio, dice la sua: «Non ci furono minacce. De Robbio è ’nu guaglione pasta e fasule, parlava in maniera schietta e voleva far affidare lo stadio ai privati, ma non tentò estorsioni. Si muoveva come la vecchia guardia politica di Quarto, era l’unico che aveva fatto stampare i manifesti colsuonome,ma èunottimoragazzo e sono sicuro che ha niente a che fare con la camorra». Intanto lui ha lasciato il consiglio comunale a dicembre, come l’indagato.

Leggi sull’argomento: Le risposte che Grillo e il M5S non hanno dato su Quarto