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Chi sono gli incoscienti che non vaccinano i bambini

Disinteressati, ‘pigri’, calcolatori e male informati: sono questi i quattro gli ‘identikit’ di chi non vuole i vaccini o li ignora. A tracciarli è la ricerca condotta dalle università tedesche di Erfurt e Aquisgrana, in collaborazione con l’americana Rutgers University, basata sull’analisi dei fattori che influenzano le decisioni relative ai vaccini. Pubblicata sulla rivista Policy Insights from the Behavioral and Brain Sciences, la ricerca si è basata sull’analisi degli articoli finora pubblicati su questo tema ed ha suddiviso in quattro categorie chi non vuole i vaccini, tracciando altrettanti identikit basati su quattro criteri (compiacenza, convenienza, fiducia e calcolo) e individuando per ognuno di essi delle possibili azioni tese a modificarne i comportamenti.

Chi sono gli incoscienti che non vaccinano i bambini

Ai ‘compiacenti’ appartengono persone non interessate ai vaccini; in questo caso si raccomandano campagne di informazione e strategie più efficaci, fino a rendere le vaccinazioni obbligatorie. Ai ‘convenienti’ manca forza di volontà e fronteggiano difficoltà legate a spostamenti e costi, per cui e’ importante facilitare loro il percorso. I ‘fiduciosi’ hanno una conoscenza non corretta, che distorce il rischio percepito delle vaccinazioni e indebolisce la fiducia: anche per questo gruppo, il più difficile da convincere, la risposta si basa su informazioni affidabili. I ‘calcolatori’, infine, soppesano pro e contro e possono scegliere di non vaccinare se le informazioni sono contraddittorie. Anche in questo l’informazione può giocare un ruolo essenziale. Ecco perché quindi diminuiscono le vaccinazioni dei bambini in Italia. Secondo i dati del ministero della Salute, il calo riguarda soprattutto i vaccini contro morbillo, parotite e rosolia, la cui copertura nel 2014 è arrivata al 86,6%, una diminuzione del 4% rispetto all’anno precedente. Si registra anche un calo nei vaccini dei bambini fino a due anni per polio, tetano, difterite, epatite B e pertosse la cui copertura è arrivata al 94,6%. Il dato è sotto il 95%, il livello minimo previsto dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale. L’andamento è in controtendenza con quello d’inizio millennio, dato che tra il 2000 e il 2012 le statistiche sui vaccini erano rimaste stabili. Il fenomeno riguarda soprattutto Marche, Abruzzo Valle d’Aosta e per il morbillo anche la Puglia.

Sempre più italiani!

Anche i confronti con l’estero segnano una flessione del dato italiano. “I numeri sono più bassi di quelli dei paesi dell’est”, dice Claudia Stein, direttore della divisone informazione dell’Oms Europa, intervistata dal Messaggero. Le malattie sono in calo ma non sono sparite: in Italia dall’inizio del 2013 sono stati segnalati 4094 casi di morbillo, di cui 2258 nel 2013, 1696 nel 2014 e 140 nei primi sette mesi del 2015; il 30% dei casi segnalati è stato ricoverato in ospedale e il 25% ha avuto almeno una complicazione. Per questo il presidente dell’Iss, Walter Ricciardi, a un convegno di pediatria ha affermato: “Sarebbe venuto il momento di sanzionare e rimuovere gli operatori sanitari che lavorano per conto del Servizio sanitario nazionale e sconsigliano le vaccinazioni in età pediatrica ai genitori, sulla base di informazioni false o non verificate”.

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