Cultura e scienze

Zero Zero Zero: un'altra accusa di plagio per Saviano

Cosa si può dire di Roberto Saviano che non sia stato già detto? In fondo o lo si ama incondizionatamente o lo si detesta cordialmente. Se invece siete affiliati ad un clan della camorra avrete anche una terza opzione ovvero odiarlo apertamente. E naturalmente minacciarlo di morte ogni tanto per quello che ha scritto in Gomorra. A causa di quelle minacce è noto, perché Saviano non perde occasione per ribadirlo, che Roberto sia costretto a vivere sotto scorta ventiquattr’ore su ventiquattro. Al tempo stesso Saviano è diventato una celebrità, un esperto di tutte le mafie e di tutta la criminalità organizzata e un personaggio televisivo.

L'edizione in lingua inglese di Zero Zero Zero, l'ultimo libro di Roberto Saviano (fonte: Facebook.com)
L’edizione in lingua inglese di Zero Zero Zero, l’ultimo libro di Roberto Saviano (fonte: Facebook.com)

I plagi di Gomorra

Quando nel 2006 Saviano ha pubblicato Gomorra qualcuno avanzò l’ipotesi che alcune parti del romanzo fossero state copiate di sana pianta (o con piccole modifiche) da articoli già pubblicati. Libra, la società editrice dei quotidiani Cronache di Napoli e Corriere di Caserta ha fatto causa a Saviano accusandolo di aver copiato alcuni pezzi apparsi sui propri giornali. Nel 2010 Saviano viene assolto e Libra condannata ad un risarcimento di cinquemila euro, nel 2013 la sentenza della Corte d’Appello invece accoglie le ragioni della società editrice e condanna Saviano e la Mondadori (editore di Gomorra) ad un risarcimento da sessantamila euro. A giugno del 2015 arriva infine la sentenza della Cassazione, che conferma il pronunciamento della Corte d’Appello nel merito del plagio ma non per quanto riguarda l’entità del risarcimento. Come spiega Spartaco Lavagnini sul Sole 24 Ore nello specifico si trattava di due articoli presi da Cronache di Napoli «Il multilevel applicato al narcotraffico» e «Ore 9: il padrino lascia la “sua” Secondigliano» e uno, «Boss playboy, De Falco è il numero uno», pubblicato dal Corriere di Caserta. Una piccola percentuale del libro (Gomorra è di 331 pagine) si è giustificato l’Autore, ma è ci sono pochi dubbi sul fatto che Saviano abbia effettivamente copiato il lavoro altrui senza attribuire la paternità dei pezzi nelle note. All’estero però fanno notare che tra le risposte date da Saviano ce n’è una, quella in cui dice “è una manovra della camorra per gettare fango su di me e screditarmi”, che rivela una malcelata tendenza al vittimismo.

Ci sono plagi anche in Zero Zero Zero?

Quando Saviano ha raccontato come è arrivato a scrivere Zero Zero Zero più di qualcuno ha sollevato alcuni dubbi sulla veridicità di quanto diceva. A quanto pare infatti, lo scrittore italiano più famoso nel mondo, l’uomo che non può fare un passo senza la sua scorta sarebbe riuscito a celare la sua identità e a infiltrarsi all’interno dei cartelli della droga messicani e sudamericani sulle tracce dello spaccio di cocaina. I più scettici sostenevano che una cosa del genere non era possibile, perché non solo Gomorra è uno dei libri italiani più tradotti e venduti all’estero degli ultimi anni ma anche perché il mondo raccontato in Gomorra ha stabili e frequenti rapporti con quello protagonista delle rivelazioni di Zero Zero Zero. In che modo Saviano sia riuscito a passare inosservato rimane un mistero. Almeno fino ad oggi, perché in un articolo per il Daily Beast Michael Moynihan ha dissezionato alcune parti di Zero Zero Zero e sembra quasi che Saviano l’abbia fatto di nuovo. Il problema principale del libro è che Saviano non cita mai le sue fonti, che per ovvie ragioni di sicurezza devono rimanere “riservate”. Ad esempio quando parla della nomenclatura dei ruoli all’interno del cartello messicano dei Los Zetas secondo Moynihan Saviano ha copiato pari pari quello che è scritto su Wikipedia fin dal 2010 (Zero Zero Zero è uscito nel 2013). Non ci sarebbe niente di male, in fondo, a citare Wikipedia. Ma Saviano ci fa sapere che queste informazioni provengono dalle sue fonti misteriose. Ma questa è solo la punta dell’iceberg, perché l’Autore-Sotto-Scorta non si è limitato a Wikipedia, anzi avrebbe copiato diversi articoli di giornale facendo solo piccole modifiche. Il trucco è che leggendo solo la versione italiana del libro certe somiglianze sospette non vengono alla luce, perché le fonti delle citazioni non attribuite sono spesso quotidiano in lingua inglese. Ed è proprio lì che il Daily Beast è andato a scovare le prove. Ad esempio esiste un pezzo, scritto da Deborah Bonello per il Los Angeles Times nel 2009, del quale alcuni passaggi si possono leggere anche in Zero Zero Zero. Di nuovo però Saviano dice che lui e la Bonello hanno solo lavorato sulle stesse fonti giornalistiche che ognuno può trovare. Il che sarebbe una spiegazione plausibile (certo resta il fatto che i due testi siano incredibilmente simili) se non fosse che la Bonello ha detto che il suo reportage è basato su un’intervista che lei ha fatto. Giudicate voi:

Deborah Bonello: “Little One” is a 19-year-old mother with an enormous “18”…tattooed on her face…from above her eyebrows down onto her cheeks. “Moreno” is a 25-year-old male member of the same gang who works in a local bakery set up by a nonprofit group called Homies Unidos. The bakery eventually folds when its owner is arrested and sentenced to 16 years in jail on homicide charges. And “Wizard,” another young mother and gang member, who lost her eye in a fight, is followed by Poveda during a long series of medical consultations and operations to fit her with a replacement glass eye. She’s shot and killed before the end of the film.”
Saviano: “He tells the story of “Little One,” a nineteen-year-old mother with an enormous 18 tattooed on her face, from her eyebrows to her chin. He tells the story of Moreno, twenty-five, who wanted to change his life and started working in a bakery set up by a nonprofit called Homies Unidos. But the bakery closes when its owner is arrested and sentenced to sixteen years for homicide. He tells of La Maga, another young mother, she too a gang member who lost an eye in a fight. Christian follows her to her doctor’s appointments, to her surgery to replace the damaged eye with a glass one…she’s shot dead before he finishes shooting the movie…”
Los Angeles Times: “…there are 15,000 gang members in El Salvador; 14,000 in Guatemala; 35,000 in Honduras; and 5,000 in Mexico. The biggest population of gang members still resides in the U.S., with an estimated 70,000 living there…”
Saviano: “…about 15,000 members in El Salvador, 14,000 in Guatemala, 35,000 in Honduras, 5,000 in Mexico. The highest concentration is in the United States, with 70,000 members. ”

Come questo Moynihan cita altri esempi, da giornali salvadoregni, americani, libri sulla mafia russa e così via. A tutte queste obiezioni Saviano ha risposto nello stesso modo: lavorando sulle stesse fonti è naturale che i racconti siano gli stessi. Il punto è che gli autori dei pezzi “originali” citano le loro fonti, Saviano invece non lo fa, le tiene nascoste, segrete. Ad esempio perché quando racconta l’assassinio di Bladimir Antuna García, giornalista ucciso dai narcos, non cita che il racconto viene direttamente dal rapporto investigativo del Committee to Protect Journalists? Non c’è nulla di male nel farlo, certo il lavoro giornalistico forse sarà meno “originale” ma se serve a raccontare una storia e lo fa in modo onesto, perché non farlo?

Un selfie di Saviano a Gorizia dopo un incontro con gli studenti su Zero Zero Zero
Un selfie di Saviano a Gorizia dopo un incontro con gli studenti su Zero Zero Zero

Troppo perfetto per essere vero?

Uno dei difetti di Zero Zero Zero è che è troppo perfetto per essere vero, scorre via come un romanzo, ma lo è? Ci sono molti lavori di narrativa (ad esempio quelli di Don Winslow) che sono basati su fatti di cronaca reale, ma la costruzione dei personaggi e delle scene rivela che non si tratta del prodotto di un’indagine giornalistica. Secondo il Daily Beast quello di Saviano sembra più un romanzo che un’inchiesta. E non è solo un problema di presunti plagi e di fonti non citate in modo corretto. È la costruzione dei personaggi, dei protagonisti dello spaccio, che l’Autore-Sotto-Scorta dice di avere incontrato in giro per il mondo. Ad esempio l’incontro con Ángel Miguel un Kaibil, un membro delle forze speciali dell’esercito del Guatemala che sono sospettate di aiutare i trafficanti. Ecco come Saviano fa raccontare a Ángel Miguel l’addestramento dei Kabil:

To complete the training you have to go without sleep for two days, in a river up to your neck. They’d given my cuas and me a puppy, a mongrel with watery eyes…We gave it a name and were starting to grow fond of it when our chief told us we had to kill it…Then the chief told us we had to eat it and drink its blood…Only a third of us made it to the end.

Ed ecco invece come viene descritto dal Notimex in “Kaibiles: Un Entrenamiento en el Infierno Guatemalteco, scritto da José Luis Castillejos nel 2005:

As part of the course, which only a third of the candidates finish, the future Kaibiles have to go two days without sleeping in a river with neck-high water…As part of their training, they are taught to take care of puppies which they kill later to eat them.

Le similitudini continuano, al punto che Moynihan si chiede se Ángel Miguel esista davvero e se sia una coincidenza il fatto che le rivelazioni che ha fatto a Saviano corrispondano sostanzialmente a quanto già si sapeva sui Kaibil:

Saviano, quoting Ángel Miguel: “At the end of the eight weeks there’s a dinner. Huge, smoking grills, the fire fed constantly, and alligator, iguana, and deer steaks thrown on it all night long. There’s also a tradition of grabbing the Guatemalan minister of defense and throwing him in a pond with crocodiles (they’re far away, but those government guys are real wimps!).”
Notimex: “At the end of the training, the commandos have a feast of roasted alligator, iguana and deer steaks. And they are allowed to take by force the current Guatemalan Minister of Defense and throw him to a pond with crocodiles.”
Saviano, quoting Ángel Miguel: “‘The first training phase lasts twenty-one days,’ Ángel Miguel says, ‘followed by the second, twenty-eight days. In the jungle. Rivers, swamps, minefields…The last week finally arrives. The last step in becoming a real Kaibil. You learn to eat whatever there is, whatever you can find. Cockroaches, snakes. You learn to conquer enemy terrain, annihilate it, take possession of it.’”
Notimex: “The first [training phase] is twenty-one days of theory…The second stage takes place in the jungle for twenty-eight days and after hard training, the Kaibil must…be able to cross streams, swamps, bluffs, and to detect and defuse mines. During the last stage, the aspiring Kaibil, used to eating snakes, ants, and roots and collecting dewdrops in leafs, must now execute annihilation attacks, intelligence maneuvers, penetration into enemy territory, and resupplying.”

Eppure, confrontato su questi dettagli dal Daily Beast Saviano ha assicurato che le sue fonti esistono. E poco male se in molti casi assume il ruolo e i toni del narratore onnisciente, una figura che mal si concilia con quella del giornalista costretto a raccogliere le poche fonti a disposizione. La conclusione di Moynihan è una stroncatura dell’opera di Saviano. Se Saviano che ad un certo punto sostiene di essere uno scrittore di non-fiction è come Truman Capote perché il libro viene presentato come un’opera giornalistica e non come un romanzo?