Cultura e scienze

Il vibratore pagato con i soldi pubblici in Emilia Romagna

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Un risvolto comico nella storia dell’inchiesta sulle spese dei consiglieri regionali in Emilia Romagna: c’è uno scontrino di 80 euro per spese in un sexy shop (l’acquisto di un vibratore, secondo quanto scrive il Fatto) ma nessuno si è finora attribuito la responsabilità dell’acquisto. Al Partito Democratico i magistrati contestano un totale di un milione di spese in acquisti illeciti e ingiustificati, seguiti dall’Italia dei Valori con 423mila euro (e le spese per i viaggi di Marco Travaglio, a sua insaputa), dal PdL con oltre duecentomila euro e alla Lega con 123mila. Racconta Emiliano Liuzzi sul Fatto:

Un listino degli acquisti dove finisce di tutto:viaggi a Lampedusa (e non per gli sbarchi degli immigrati), un vibratore da 80 euro acquistato in un sexy shop, mangiate a base di aragoste, interviste a pagamento sulle tv locali, monetine per toilette automatiche che sarebbero dovute rientrare anche quelle nell’attività politica. Parliamo dell’Emilia Romagna, regione che fu rossa, ma anche virtuosa, una delle più importanti d’Italia.

Una storia già letta e raccontata quella delle spese pazze nelle Regioni:

Possibile che una donnaeletta col Pd, Rita Moriconi, che guadagna oltre diecimila euro al mese, senta la necessità di fare acquisti in un sexy shop (lei nega tutto, dice di non esserci mai entrata) a spese dei contribuenti? Eche dire di quei signori che, aleggere le ricevute dei ristorantipresentate all’incasso, avrebbedovuto mangiare tre volte a sera?E tale Thomas Casadei chepresenta due scontrini da cinquantacentesimi l’uno per farsirimborsare l’uso della toilettepubblica? Possiamo proseguirecon i consiglieri del Pdl: a Nataledel 2010 andavano a fare acquistida Tiffany, sempre a spese deicontribuenti, per regali che nonsi capisce bene dove siano finiti,oppure con le cene di beneficenzadella consigliera Udc, SilviaNoè, che poi è anche la cognatadi Pier Ferdinando Casini. Tuttepersone che raccontavano di“lavorare per il bene del Paese”.

C’è però da segnalare che la Moriconi intervistata da Repubblica ha anche detto di non aver fatto acquisti in sexy shop: «A me dispiace deludervi, ma non so di cosa stiate parlando. Io sono una persona perbene, ho famiglia, faccio il mio lavoro politico e negli atti che ho in mano, che mi hanno notificato, questa spesa non c’è né ci può essere». E a questo punto sorge spontanea una domanda: perché l’acquisto in un sexy shop fa diventare automaticamente una persona malvagia? Perché una che ha famiglia non potrebbe in generale acquistare qualcosa in un sexy shop? Che c’è di male, a patto di non farselo rimborsare dai cittadini? In più, c’è da ricordare che non è la prima volta che un vibratore finisce nella nota spese di un partito: nell’inchiesta sui rimborsi in Alto Adige la consigliera provinciale Ulli Mair aveva confermato che un vibratore era stato in effetti acquistato, del resto lo scontrino è stato trovato tra i documenti sequestrati dalla Guardia di Finanza, ma sarebbe stato un regalo di compleanno per un collega di partito. E l’acquisto – sempre secondo la Mair – non sarebbe avvenuto con fondi pubblici. Secondo le indiscrezioni tra le spese presentate dai Freiheitlichen era risultato uno scontrino di 64,92 euro per l’acquisto del vibratore, ma anche altri due oggetti ad uso erotico.