Cultura e scienze

L'Eterno Ritorno del talk show

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I talk show politici hanno definitivamente rotto? La prima puntata di Servizio Pubblico, l’ultima tra le Grandi Navi del talk a salpare l’ancora, è stata archiviata con risultati non straordinari. Ma il calo è generalizzato, e l’impressione è che non ci sia soluzione di continuità. Il tramonto della chiacchiera in tv? O forse il problema è nel manico?
 
IL VIALE DEL TRAMONTO DEL TALK SHOW
Ieri Servizio Pubblico ha conquistato l’attenzione della metà dei telespettatori rispetto alla prima puntata dello scorso anno: share del 5.78% pari a 1.203.000 telespettatori contro l’11,43% di share con quasi 2.462.000 telespettatori realizzati nella prima puntata andata in onda il 26 settembre 2013. Meno vistoso ma sempre in flessione anche il dato di Virus – Il contagio delle idee su Rai2 , che nella puntata di ieri ha ottenuto 910.000 telespettatori, share 4.02% (ma la scorsa settimana, senza un concorrente diretto sullo stesso genere aveva totalizzato 1.084.000 spettatori, share 4.78%, e il 4 luglio 2013 aveva esordito in piena estate con 1.318.000, share 6,45%).  Anche Ballarò, che aveva fatto ben sperare alla prima puntata, alla prova della seconda puntata ha mostrato una violenta flessione. Il 16 settembre scorso, Massimo Giannini, che ospitava anche una rarissima intervista a Roberto Benigni, ha ottenuto nella prima puntata 2.503.000 spettatori e l’11.76% di share, staccando notevolmente il concorrente diMartedì, condotto da Giovanni Floris su La7 e visto da 755.000 spettatori con il 3.46% di share. Ma nella seconda puntata il nuovo Ballarò si è dovuto accontentare di 1.517.00 spettatori con il 6,53% di share e DiMartedì è cresciuto un po’ ma si è fermato al 4,23% di share e con 968.000 telespettatori. Più significativo di tutto, è che la somma dei due programmi è ben lontana dalla media di Ballarò della scorsa stagione (il 12,79% con circa 3.297.000 spettatori). Se a questo si aggiunge che la striscia quotidiana di Diciannovequaranta è stato sospesa dopo due settimane di ascolti esigui (con Floris che è andato alla conduzione di ‘Otto e mezzo’, privo della conduttrice Lilli Gruber).
santoro formigli talk show
Al trend negativo non si è sottratta nemmeno Piazzapulita di Corrado Formigli: la prima puntata del 15 settembre scorso ha ottenuto 945.000 telespettatori ed il 4,59% di share mentre la prima puntata della scorsa stagione, nel settembre 2013, fece registrare il 5,70% di share media con oltre 1,1 milioni di telespettatori. La seconda puntata ha registrato invece un ascolto di 813.000 telespettatori, per uno share del 3,90%. Anche La Gabbia non ha brillato, nonostante l’imponente carrozzone di opinionisti casi umani che prometteva il caravanserraglio di Gianluigi Paragone: 459mila spettatori e share del 2,42%, contro gli 809mila con share del 3,97% dell’anno scorso, quando andava in onda di mercoledì. In controtendenzasembrano esserci solo l’intramontabile Porta a porta di Bruno Vespa, i cui ascolti sono sostanzialmente stabili rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, e i due talk Mediaset. ‘Quinta Colonna’ di Paolo Del Debbio ha esordito l’8 settembre su Retequattro con 1.013.000 telespettatori e il 4,9% di share crescendo rispetto alla scorsa stagione (l’esordio del 9 settembre 2013 era stato visto da 981.000 telespettatori con il 4,4% di share. Stesso discorso per Matri’ di Luca Telese, partito l’11 settembre scorso con 953.000 telespettatori e il 10,3% di share contro i 614.500 telespettatori e il 6,8% di share registrati nella prima puntata dell’anno scorso.
 
LE RAGIONI? NON CI SONO RAGIONI

Sarebbe interessante indagare le ragioni del flop complessivo. In primo luogo, tanto vale sentire l’opinione di chi se ne intende, ovvero dello stesso Santoro:

Ma mentre i reality costavano, cosa ci può essere di meno costoso e di più facile da realizzare di un talk? Un altro talk. Così assistiamo all’incredibile paradosso di un calo della domanda del pubblico a cui corrisponde un’incredibile moltiplicazione dell’offerta. La televisione italiana è quella che nel mondo più sviluppato produce a più basso costo un minuto di programmazione, vende a più basso costo un minuto di pubblicità e fa meno ricerca.

Qui è difficile dimenticare le esperienze di La7, con Cairo che chiude il programma di Lerner per aprirne poi un altro con un altro nome, e chiudere anche quello dopo l’ennesimo risultato negativo. Oppure si sente l’eco della polemica con Formigli in queste altre parole di Santoro:

I tg, con qualche eccezione, tendono a riprodurre l’ordine esistente, mentre i cosiddetti talk sono costretti a cercare filoni, storie e protagonisti diversi. Se non ci fossero, bisognerebbe inventarli.
Spetta a voi fare la selezione, cambiare canale, far sparire le imitazioni senza identità.

Lo stesso Formigli aveva detto che Piazzapulita avrebbe puntato sull’attualità, sui reportage e sui servizi perché la parte talk gli sembrava ormai inattuale. Bene, se le cose sono andate male significa che ha puntato sui reportage sbagliati. Su Santoro c’è però ancora qualcosa da dire. E per farlo basta dare un’occhiata ai servizi della puntata caricati sulla pagina facebook.


Ovvero, l’ennesimo pezzo su Napoli senza casco, l’intervista alla vedova di un uomo ucciso da ladri, l’ennesimo intervento della politica “razzista” che serve a scatenare un po’ di bailamme in studio e su Twitter con le frasi fatte su Napoli e i napoletani. L’ansia di rinnovamento che Santoro aveva dimostrato nel suo Messaggio alla Nazione non sembra essere arrivata alla prima puntata di Servizio Pubblico. Per la frantumazione del salotto televisivo dovremo attendere. Riguardo Paragone, il problema è che ha perso l’effetto sorpresa. Dopo aver invitato tutto l’invitabile e aver anche litigato con alcune delle macchiette televisive più adeguate al suo programma (non per colpa sua, c’è da ammetterlo), gli resta poco per provocare: o comincia a invitare serial killer e petomani, o è finita lì. Infine c’è il caso Ballarò-DiMartedì. Qui è interessante notare che alle titubanze di Giannini quando gli proposero l’incarico Vianello rispose che Ballarò aveva un suo pubblico “naturale” a prescindere dal conduttore, e quindi i risultati non sarebbero stati mai negativi. Detto, fatto: la somma dei due programmi non arriva alle medie di Ballarò, mentre Floris si accorge che fare Biagi non è la cosa più semplice del mondo se non sei Biagi o se non hai ogni giorno una buona storia da raccontare, come nella Leggenda del Pianista sull’Oceano. Quello che si apprezza guardando la tv italiana e i suoi protagonisti è l‘Eterno Ritorno dell’Uguale. Morto un talk, se ne farà sempre un altro, possibilmente senza innovare. È l’Italia, monnezza.