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Vaccini, cosa cambia dal 12 marzo negli asili e nelle scuole

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È scaduto il 10 marzo per le famiglie il termine per presentare nelle scuole la documentazione sulle vaccinazioni e quando lunedì 12 marzo le scuole riapriranno saranno quei certificati a decidere se i minori potranno o meno continuare a frequentare le lezioni. Se le regole sono le stesse in tutte le regioni, si sono però differenze nelle procedure, a seconda che la Regione abbia o meno l’anagrafe vaccinale informatizzata. Si stima che siano almeno 30.000 i bambini al di sotto dei sei anni non vaccinati.

Vaccini, cosa cambia dal 12 marzo negli asili e nelle scuole

Sarà comunque difficile avere un quadro della copertura vaccinale ancora per alcune settimane: lunedì per nessuno di loro verrà meno l’iscrizione a scuola, ma potranno essere ammessi in classe solo quando le loro famiglie avranno presentato i documenti che attestino o la vaccinazione avvenuta oppure la prenotazione della vaccinazione presso una ASL. Per tutti le regole sono quelle previste dalla circolare congiunta emanata il 27 febbraio dai ministeri della Salute e dell’Istruzione, Università e Ricerca, che fissava al 10 marzo il termine della consegna dei documenti.

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Infografica P&G Infograph Da: Quellichelafarmacia

Sempre la circolare prevede le due possibili procedure per le Regioni, a seconda che abbiano o meno aderito all’anagrafe vaccinale informatizzata che permette agli istituti scolastici di ricevere i dati sulle vaccinazioni direttamente dalle Asl. Le Regioni che non hanno l’anagrafe vaccinale informatizzata seguono la procedura standard, per la quale devono essere le famiglie a presentare alla scuola i documenti sulle vaccinazioni (avvenute o prenotate presso la Asl dopo il 10 marzo). In caso di mancata presentazione la circolare prevede che entro il 20 marzo i dirigenti scolastici scrivano alle famiglie invitandole a presentare i documenti e che entro il 30 aprile informino di conseguenza le Asl.

L’accesso è vietato ad asili nido e scuole materne

In caso di mancata documentazione l’accesso ad asili nido e scuole materne è vietato finché il bambino non sarà vaccinato e la riammissione a scuola avverrà non appena si dimostrerà di essere in regola. Per i ragazzi da 7 a 16 anni, che frequentano la scuola dell’obbligo, la mancata vaccinazione può far scattare una multa compresa tra 100 a 500 euro. La procedura semplificata prevede invece che gli istituti scolastici dialoghino direttamente con la Asl e non è quindi necessario che siano le famiglie a presentare i documenti relativi alle vaccinazioni. Questa procedura è possibile solo dove c’è l’anagrafe vaccinale informatizzata, ossia al momento in dieci regioni (Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Marche, Liguria, Lazio, Valle d’Aosta, Sicilia) e nelle province di Bolzano e Trento.

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Da: Io Vaccino

“Da domani si mette in moto il meccanismo previsto dalla circolare congiunta dei ministeri della Salute e dell’Istruzione”, ha detto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), Walter Ricciardi, riferendosi a quanto prevede la circolare del 27 febbraio scorso, che fissava al 10 marzo il termine della consegna dei documenti relativi alle vaccinazioni in asili nido, materne e scuola dell’obbligo. Il meccanismo che scatterà a partire da domani mattina prevede che i dirigenti scolastici debbano inviare una comunicazione scritta alle famiglie i cui bambini non sono in regola con le vaccinazioni, invitandole a presentare i relativi documenti. Se questo non avverrà i bambini di asili nido e materne non saranno ammessi a scuola fino alla presentazione della documentazione richiesta.

La bimba vaccinata per ordine del tribunale

Intanto il 9 marzo a Nuoro è stato accolto il ricorso del padre di una bimba di 3 anni al tribunale civile contro la madre che si opponeva alle vaccinazioni. Il provvedimento del Tribunale “autorizza a far effettuare alla figlia minore le vaccinazioni obbligatorie anti morbillo, anti rosolia e anti parotite, come prescritte dal Decreto Legge 73/2017, e a porre in essere tutti gli adempimenti necessari per consentire alla minore di frequentare la scuola dell’infanzia”. La coppia è separata.

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Sondaggio vaccini e vaccinazioni, i risultati 2015-2017 a confronto

La decisione del Tribunale va contro le convinzioni della madre della bambina, secondo cui una prima serie di vaccini somministrati alla piccola e alla sorellina minore avrebbero provocato nelle figlie un deficit di crescita. Ma questa tesi non sarebbe supportata da alcun riscontro medico e quindi non è stata presa in considerazione dai giudici. Il braccio di ferro tra i genitori era cominciato subito dopo l’inizio dell’anno scolastico. “Le norme che prescrivono la vaccinazione obbligatoria perseguono lo scopo di tutelare sia la salute del singolo che quelle della collettività – scrivono i giudici nel decreto -. Come ha sottolineato la giurisprudenza di legittimità, il dovere di tutelare la salute del minore da parte dei genitori non può risolversi nella negazione, per propria convinzione, dell’esistenza dell’obbligo o nel timore generico di un pregiudizio per il minore, ma deve concretarsi nella prospettazione di specifiche ragioni che nel singolo caso rendono la vaccinazione pericolosa e nella dimostrazione di particolari controindicazioni”.