Cultura e scienze

Università contro fuoricorso

Università contro fuoricorso: è guerra. Il ministero cambia le regole. La Stampa di oggi pubblica due tabelle elaborate dalla Fondazione David Hume sul numero di fuoricorso totali nelle università italiane perché nella bozza del decreto del Miur che stabilisce i meccanismi di riparto dei finanziamenti agli atenei italiani il costo per ogni iscritto, che serve a valutare le quote di finanziamento da conferire, si riferirà solo al numero di studenti in corso. Chi resta indietro diventa quindi un costo che grava sulle casse degli atenei. Che a questo punto sono pronti a scatenare una guerra.


L’università di Bari definisce sul suo sito cos’è un fuoricorso:

Lo studente si considera fuori corso quando, avendo frequentato le attività formative previste dall’Ordinamento del suo Corso, non abbia superato gli esami e le altre prove di verifica previsti per ciascun anno di corso e/o per l’intero curriculum, e non abbia acquisito entro la durata normale del Corso medesimo il numero di crediti necessario al conseguimento del titolo di studio.
Lo studente fuori corso non ha obblighi di frequenza, ma deve superare le prove mancanti alla propria carriera universitaria entro termini determinati, su proposta del Collegio didattico interessato, dal Consiglio di Classe. In caso contrario, le attività formative di cui egli ha usufruito possono essere considerate non più attuali e dei crediti acquisiti si può verificare l’obsolescenza. Il Collegio didattico provvede in tali casi a determinare i nuovi obblighi formativi per il conseguimento del titolo. Il trasferimento dello studente fuori corso non è subordinato alla sussistenza di gravi e comprovati motivi, come richiesto dalla normativa previgente.