Cultura e scienze

Umberto Eco è morto

alessandrodamato|

Umberto Eco è morto. Lo scrittore, semiologo e filosofo aveva 84 anni ed era nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932. La sua sterminata produzione comprende saggi come Apocalittici e Integrati o romanzi come Il Nome della Rosa e Il Pendolo di Foucault. Il suo ultimo libro è intitolato Numero Zero ed è edito da Bompiani. Si consacrò come narratore con Il Nome della Rosa, romanzo ambientato nel Medioevo che divenne un best seller internazionale. Ma la sua attività principale per anni è stata quella di saggista, con brillanti contributi alla cultura italiana, europea e mondiale. Il decesso è avvenuto alle 22:30 di ieri nell’abitazione dello scrittore.
Umberto Eco e il diritto di parola agli imbecilli su Internet (La Stampa via Twitter.com)

Umberto Eco e il diritto di parola agli imbecilli su Internet (Dal Corriere della Sera via Twitter.com)

Nel breve discorso nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale a Torino Eco avrebbe “attaccato” l’Interwebs con queste parole:

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli

Rincarando successivamente la dose sui “disastri” prodotti dalla diffusione dell’Internet rispetto all’Era della Televisione e invitando – secondo quanto riporta l’Ansa – i giornali a promuovere un’analisi critica delle notizie che circolano in Rete

«La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità», osserva Eco che invita i giornali «a filtrare con un’equipe di specialisti le informazioni di internet perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno». «I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi. Saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno»

Eco non ha detto che su Internet ci sono solo imbecilli, ma che la loro voce è notevolmente amplificata dal mezzo che fa da enorme cassa di risonanza per tutte le cazzate messe in circolazione. Per rendersene conto basta guardare il numero di fan di pagine come “Lo Sai” o “Informare x Resistere” o anche solo limitarsi ad osservare la proliferazione di teorie del complotto che negano l’evidenza di qualsiasi cosa. Vogliamo parlare dei fanatici delle scie chimiche? Oppure di quelli che credono – a dispetto di ogni evidenza scientifica che dimostra il contrario – che i vaccini causino l’autismo solo perché l’hanno letto su Internet? Basterebbe solo questo esempio per dimostrare quanto la parola di un ciarlatano amplificata da altri ciarlatani stia facendo enormi danni. Sorvoliamo su coloro che pensano di poter curare il cancro con il bicarbonato e il succo di limone e limitiamoci a leggere gli incredibili commenti sotto i post di Matteo Salvini. E se proprio non vogliamo parlare del razzismo diffuso da certe persone (e ripeto da persone, non “dall’Internet”) perché non parlare dell’enorme successo delle teorie pseudoscientifiche? Eco non ha detto niente di nuovo è vero, ma indignarsi perché attacca l’idiozia sull’Internet (e non il mezzo in sé) mette i critici sullo stesso piano degli idioti. È antidemocratico invocare un’ecologia del discorso per eliminare certe bufale perniciose (le chiacchere da bar appunto) dalla Rete? Umberto Eco non ha chiesto di chiudere Internet (come non aveva chiesto di chiudere la TV) ha semplicemente invocato un maggior ricorso al pensiero critico, nella speranza che possa essere sufficiente a contrastare l’ondata dei cretini.