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Gli ultrà costringono i tifosi a lasciare lo stadio dopo la notizia della morte di Boiocchi

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Il capo ultrà della curva dell’Inter Vittorio Boiocchi è stato ucciso sabato sera con cinque colpi di pistola nei pressi della sua casa a Milano. Boiocchi aveva dieci condanne e 26 anni di carcere alle spalle ed era soggetto a Daspo, il divieto di accedere alle manifestazioni sportive.

Boiocchi è stato ucciso poco prima dell’inizio della partita Inter-Sampdoria a San Siro. Una volta appresa la notizia, i tifosi interisti hanno tolto gli striscioni che avevano esposto e hanno evitato di intonare cori, poi hanno imposto a tutti i presenti di andarsene, facendo svuotare gli spalti del proprio settore.

Secondo quanto riporta FanPage, gli ultrà avrebbero anche fatto ricorso a minacce per costringere i tifosi a svuotare gli spalti. Alcuni dei tifosi hanno poi raccontato l’accaduto sui social criticando l’operato degli ultrà.

Boiocchi, i legami con la criminalità organizzata e gli arresti

Secondo alcune ricostruzioni, Boiocchi stava rincasando dopo un incontro con altri esponenti della stressa curva interista quando due uomini a bordo di una moto gli hanno sparato. Boiocchi è stato a capo del gruppo di tifosi interisti fino a quando fu arrestato nel 1992 ed è tornato alla guida del gruppo nel 2o19, subito dopo essere stato scarcerato. Boiocchi è stato coinvolto in passato in grandi traffici di cocaina e aveva legami con varie organizzazioni mafiose, di recente era stato visto in compagnia di uomini di spicco della ’ndrangheta. È stato arrestato un’ultima volta nel 2021, in quanto coinvolto in un tentativo di sequestro di persona per chiedere un’estorsione di 2 milioni di euro.

(Immagine in evidenza: @ReneDonno)