Cultura e scienze

Tutto quello che dovete sapere su Ebola ma non avete mai osato chiedere

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Ebola fa paura, non so se l’avete sentito dire di recente. In America le cose stanno andando anche peggio, e Joel Achenbach e Brady Dennis sul Washington Post fanno il punto della situazione spiegandoci Ebola e sgomberando il campo da informazioni sbagliate che generano paure immotivate.
 

Comportamento di Ebola (fonte: Washington Post)
Comportamento di Ebola (fonte: Washington Post)

A differenza di altri virus o di altre malattie che nei paesi occidentali causano più vittime, Ebola fa paura perché non c’è buona informazione riguardo alle modalità con cui il virus si trasmette da un paziente all’altro. Come scrivono Achenbach e Dennis, la paura scatenata da Ebola in Occidente è dovuta non tanto al propagarsi del contagio (negli USA c’è stata un’unica vittima e due persone contagiate dal paziente zero) quanto alla mancanza degli strumenti concettuali per elaborare un pensiero su Ebola. Il virus è una novità all’interno del nostro panorama culturale, nel caso di un’eventuale epidemia di influenza sapremmo come comportarci per evitare il contagio e addirittura come si comporterebbe, a grandi linee, la malattia nel suo decorso. Per Ebola non sappiamo nulla di tutto ciò, nel senso che non ne abbiamo un’esperienza diretta, e quindi rimane per noi cittadini del mondo occidentale un vero e proprio oggetto misterioso. E si sa che gli oggetti misteriosi sono difficili da manipolare e capire e per questo possono far sorgere le paure più difficili da scacciare.
 
EPIDEMIA SENZA PRECEDENTI
È vero, l’attuale epidemia di Ebola non ha precedenti se si considera la storia di questa malattia dagli anni Settanta ad oggi. Sommando le vittime di epidemie di Ebola del passato possiamo contare all’incirca 1.500 morti, quella attuale è già arrivata a più di 4.500 vittime. A cosa è dovuto l’alto tasso di diffusione e mortalità attuale? Secondo Peter Piot, direttore della London School of Hygiene and Tropical Medicine, e uno degli scopritori del virus nel 1976 la causa della grande diffusione della malattia nell’Africa occidentale potrebbe essere dovuta non ad un cambiamento nella struttura molecolare del virus ma alla mancanza di risposte immediate ed adeguate. Inoltre anche la società africana, dal 1976 ad oggi, è cambiata, diventando via via sempre più urbanizzata con la popolazione concentrata in aree densamente popolate che potrebbero aver favorito la diffusione della malattia. A questo va aggiunto che i paesi maggiormente flagellati da Ebola sono paesi poveri che non hanno le risorse necessarie per affrontare adeguatamente l’epidemia. È necessario quindi aumentare le risorse destinate al contenimento e alle misure di prevenzione, così come è stato fatto in Nigeria.
Come è strutturato un centro di contenimento in Africa (fonte: Washington Post)
Come è strutturato un centro di contenimento in Africa (fonte: Washington Post)

 
QUANTO È DAVVERO CONTAGIOSO?
Perché si sa così poco di Ebola? La scoperta di Ebola risale solo al 1976 e fino ad oggi la febbre emorragica aveva colpito solo le popolazioni africane residenti in alcuni remoti villaggi. Per questo motivo probabilmente Ebola non è stato studiato allo stesso modo dell’HIV o di altre malattie mortali. Un altro problema di Ebola è che non sempre presenta sintomi chiari: la febbre, ad esempio è uno degli indicatori dell’avvenuto contagio ma non sempre è un indicatore chiaro. Per quanto riguarda le modalità di trasmissione, al momento avviene solo tramite un contatto diretto con i fluidi del corpo del malato (o dei cadaveri di pazienti deceduti a causa di Ebola). Come ha spiegato l’epidemiologo del CDC Michael Kinzer“c’è un motivo per cui Ebola non è ancora dovunque: ed è perché si trasmette così facilmente come si è portati a pensare”. Un altro fattore da tenere presente è il fatto che all’inizio della malattia (entro i primi 8-10 giorni) il virus non è così contagioso; una persona infettata potrebbe non manifestare i sintomi, il virus sarebbe presente solo nel sangue e non negli altri fluidi corporei. Non c’è però uno studio che metta in correlazione la capacità infettiva di un paziente con la scala dei sintomi che vanno via via presentandosi, si sa solo che i pazienti diventano sintomatici molto prima che il virus sia presente in larga scala nelle feci e nelle urine. L’estrema virulenza della malattia di per sé non è un sinonimo del fatto che Ebola sia altrettanto contagioso, è probabile che questa particolare variante di Ebola abbia un’alta carica virale ma non significa che siano cambiati i mezzi di trasmissione.
 
MUTAZIONE NEL MODO DI TRASMISSIONE
L’eventualità che il virus subisca una mutazione che gli consenta di potersi trasmettere per via aerea è una possibilità considerata piuttosto remota al momento: generalmente non si è mai assistito ad un cambiamento così drastico nelle modalità di trasmissione in un virus che ha sviluppato la capacità di contagiare gli esseri umani. Inoltre, fanno notare quelli del Washington Post, il virus dell’Ebola così come è strutturato ora non sembra avere una particolare predilezione per le cellule polmonari. Come ha brillantemente sintetizzato Kinzer“Ebola non si trasmette per via aerea. La paura e l’ignoranza si trasmettono per via aerea”; le insufficienti precauzioni igienico sanitarie favoriscono la diffusione del virus che, sempre secondo Kinzer, non avrebbe la necessità di dover trovare nuove modalità di trasmissione.
 
IL PANICO SI DIFFONDE
In America c’è stata una sola vittima di Ebola: Thomas Eric Duncan, morto l’8 ottobre. Due delle infermiere che hanno assistito Duncan e quindi sono entrate in diretto contatto con lui hanno contratto la malattia e sono tenute sotto osservazione. Allo stesso modo le autorità sanitarie stanno tenendo sotto controllo altre 48 persone che potrebbero essere entrate in contatto con Duncan prima che venisse ricoverato in ospedale. Se entro il 29 ottobre, passati i 21 giorni di incubazione della malattia, nessuno di loro mostrerà i sintomi di Ebola allora saranno considerate fuori pericolo. Questo significa che al momento il virus non è si è diffuso negli Stati Uniti e che non c’è un elevato rischio epidemia. Il Presidente Obama è stato fortemente criticato per la lentezza della reazione dell’apparato sanitario statunitense nel contenimento dell’epidemia.
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Nonostante ciò il panico continua a diffondersi: venerdì una donna che era stata in Africa ha vomitato nei pressi del Pentagono scatenando il panico e costringendo le autorità a monitorare altre 22 persone che viaggiavano con lei sull’autobus. Dai test è emerso che la donna non aveva l’Ebola. Poi c’è stato il caso della Carnival Cruise che ha dovuto far ritorno negli USA perché aveva a bordo un passeggero che avrebbe potuto essere entrato in contatto con alcuni campioni prelevati da Duncan. Infine, sempre in America, a Michel du Cille, fotografo vincitore del Premio Pulitzer, è stato impedito di andare a tenere una conferenza alla Syracuse University perché tre settimane fa era stato in Liberia. Le autorità accademiche hanno dichiarato di non voler diffondere il panico. Ottimo lavoro.
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Foto copertina: Ambasciata Usa su Twitter