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Tutte le archiviazioni di Mafia Capitale

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Ci sono ben 116 richieste di archiviazioni per Mafia Capitale. Ma la Procura di Roma le ha inoltrate all’ufficio del GIP già da agosto, molte delle quali derivanti dalle dichiarazioni accusatorie di Salvatore Buzzi ed altri imputati, che in questo periodo hanno tentato in tutti i modi di difendersi dal processo chiamando in causa innocenti. Tra questi c’è anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

Tutte le archiviazioni di Mafia Capitale

L’elenco, su cui dovrà a breve pronunciarsi il giudice Flavia Costantini, contempla politici, amministratori, imprenditori, vecchi esponenti della destra eversiva, non raggiunti ufficialmente da avviso di garanzia. Tra i nomi nuovi per i quali è stata sollecitata una richiesta di archiviazione, c’è quello di Vincenzo Piso, ex esponente di An e oggi parlamentare del gruppo Misto, tirato in ballo da Buzzi per un presunto episodio di finanziamento illecito del 2012 perché indicato quale destinatario di 600mila euro versati quale tangente da parte dell’azienda Breda Menarini. C’è poi Ernesto Diotallevi, personaggio ritenuto vicino negli anni passati agli ambienti legati alla Banda della Magliana, iscritto per associazione di stampo mafioso assieme a Giovanni De Carlo, ipotesi che, fanno sapere i pm, “non è stata confermata dalle risultanze tecniche”. L’elenco degli archiviandi per l’associazione di stampo mafioso contempla anche i nominativi di Riccardo Mancini, ex ad di Ente Eur spa (che venne arrestato per Mafia Capitale, provvedimento restrittivo poi annullato dal tribunale del riesame), dell’ex sindaco Gianni Alemanno e del suo ex capo della segreteria personale Antonio Lucarelli. Nel documento inviato al gip, i magistrati di piazzale Clodio ricordano che Alemanno è attualmente sotto processo per corruzione e finanziamento illecito e che, in relazione al 416 bis, “pur in presenza di contatti tra lui e gli apicali dell’organizzazione (Buzzi) ed essendo certa la curvatura dell’attività nella direzione degli interessi dell’associazione“, manca l’elemento soggettivo del reato. Quanto a Lucarelli, del quale è chiesta l’archiviazione anche per altri reati ‘minori’ (abuso d’ufficio e rivelazione del segreto d’ufficio) la Procura lo definisce “punto di riferimento dell’organizzazione, interloquendo più volte con i vertici della stessa e ponendosi a loro disposizione per tutte le necessita’ di relazione che i medesimi avevano con il vertice comunale”.

Anche Zingaretti archiviato

Iscritto per associazione per delinquere e corruzione, anche Giampiero Monti, addetto alla segreteria particolare di Alemanno e delegato per il coordinamento del piano nomadi della Capitale, è destinato all’archiviazione. Analoga richiesta è stata firmata dalla Procura nei confronti degli avvocati Pierpaolo Dell’Anno, Michelangelo Curti e Domenico Leto (indagati per il 416 bis), dell’imprenditore Luca Parnasi (corruzione), di Alessandro Cochi, già consigliere comunale capitolino con delega per lo sport (turbativa d’asta), e del manager Gennaro Mokbel (riciclaggio). E’ di ieri la notizia della richiesta di archiviazione per il Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, mentre Daniele Leodori, presidente del consiglio regionale che secondo Buzzi sarebbe intervenuto a sostegno della cooperativa Serviplus nella gara del 2013 sulla raccolta differenziata del multimateriale, indetta da Ama, ha appreso del favorevole esito dell’indagine a suo carico per turbativa d’asta direttamente al processo Mafia Capitale, un paio di settimane fa, quando era stato chiamato a testimoniare. Tra le posizioni da archiviare, infine, figura quella dell’ex Nar, Massimo Carminati, ritenuto il capo dell’associazione di stampo mafioso denominata ‘Mafia Capitale‘: era stato iscritto anche per l’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata a rapine di finanziamento di azioni eversive e di riciclaggio, assieme ad altri militanti dell’estrema destra, ma i pm di piazzale Clodio non hanno trovato a suo carico “sufficienti elementi per sostenere l’accusa in giudizio”.

Cosa dice la procura?

“Le dichiarazioni di Salvatore Buzzi sono apparse sospette e ancorate a una precisa strategia difensiva, proiettata a dimostrare la propria estraneità’ all’associazione di tipo mafioso contestatagli e ad accreditarsi davanti agli inquirenti quale collaboratore dell’autorita’ giudiziaria, effettuando talune ammissioni di responsabilita’ in relazione a fatti per i quali sussiste una sovrabbondanza probatoria e rivolgendo accuse nei confronti di altri soggetti indicati come partecipi a reati contro la pubblica amministrazione”, spiega la procura nella richiesta di archiviazione come riporta l’AGI. Buona parte dei 116 indagati, su cui pende la richiesta di archiviazione, è stata tirata in ballo proprio da Buzzi nei numerosi interrogatori resi in carcere la scorsa estate. Verbali zeppi di nomi, date e circostanze su cui gli inquirenti hanno dovuto fare un delicatissimo lavoro di verifica per poi concludere che “le parole di Buzzi sono state spesso il frutto di notizie raccolte ‘de relato’ oppure non sono risultate corroborate o suffragabili da idonei riscontri”. “La reticenza di Buzzi sui fatti da lui commessi e su alcuni soggetti – hanno osservato i pm nel documento inviato al gip – incide negativamente sulla sua attendibilita’ intrinseca, per cui le sue dichiarazioni vanno vagliate con particolare attenzione e prudenza”.