Cultura e scienze

“Treccani? No, Treccagne”: l’imbarazzante titolo di “Libero” sull’evoluzione della lingua italiana

@Asia Buconi|

treccagne

Appena qualche giorno fa, la Treccani ha presentato il primo ‘Dizionario della lingua italiana’ che lemmatizza anche le forme femminili di nomi e aggettivi tradizionalmente registrati solo al maschile. E quindi via a tutti i “notaia”, “medica” e “architetta” del caso. Una novità, questa, che l’Istituto della Enciclopedia Italiana ha definito come “un progetto ambizioso e rivoluzionario, nel quale tradizione e progresso si fondono per testimoniare i cambiamenti socio-culturali del nostro Paese e riconoscere – validandole – nuove sfumature, definizioni e accezioni in grado di rappresentare e raccontare al meglio la realtà e l’attualità, attraverso le parole che utilizziamo per viverla e descriverla”.

Ma l’entusiasmo per quello che, agli occhi dei più, è sembrato un importante passo avanti, è stato spento sul nascere da un articolo di Giovanni Sallusti comparso (neanche troppo sorprendentemente) su Libero, dove l’integrazione nel linguaggio delle forme femminili di nomi e aggettivi voluta da Treccani è stata subito trasformata nel “Dizionario femminista Treccagne”. Insomma: come al solito, progressismo, integrazione e riconoscimento non sembrano i benvenuti nel quotidiano diretto da Alessandro Sallusti.

“Treccani? No, ‘Treccagne’: roba da matti, ecco il dizionario…della Boldrini”: il titolo di Libero che fa discutere

“Treccani? No, ‘Treccagne’: roba da matti, ecco il dizionario…della Boldrini”: questo è il titolo che è comparso su Libero il 14 settembre scorso a commento delle novità “al femminile” che verranno inserite nell’Edizione 2022 del vocabolario Treccani.

L’integrazione di sostantivi e aggettivi femminili è stata definita nell’articolo (non senza una certa dose di benaltrismo) “una moda” che segue la scia “ipocrita e petalosa” del “Politicamente Corretto”. Con toni piccatissimi, il giornalista descrive poi il nuovo dizionario come “inclusivo, sessualmente paritario, nemico del dannato patriarcato tipico del dannatissimo maschio bianco”.

“Questo è il trionfo conclamato del boldrinese istituzionalizzato in italiano corretto, corrente e vidimato Treccani”, prosegue l’articolo. Come se il linguaggio che cambia fosse un fenomeno esclusivo della nostra epoca e non una tendenza di tutti i periodi storici che si sviluppa al modificarsi del sistema di valori, delle usanze e delle credenze. Ma l’immobilismo a cui aspira Libero mal si concilia con questo concetto: basti pensare che l’abolizione della parola “uomo” in favore di “essere umano” per indicare la persona in generale (a cui l’antropologia e le scienze sociali invitano da tempo) viene considerata talmente tanto assurda da essere definita ironicamente “il capolavoro” degli autori del Dizionario. Quel che viene da chiedersi è: perché tanto fastidio? L’autore dell’articolo dovrebbe interrogarsi su questo punto per comprendere a pieno la portata rivoluzionaria della scelta di Treccani. Forse l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana ha davvero centrato l’obiettivo.