Cultura e scienze

Travaglio risponde a Santoro e Burlando

Dopo l’uscita di scena a Servizio Pubblico Marco Travaglio risponde a Michele Santoro e a Claudio Burlando. Lo fa a modo suo, ovvero dicendo che si scusa per l’accaduto mentre ribatte a tutte le accuse e continua a tenere sulla graticola Santoro. Alla fine dice ironicamente che è lui il colpevole dell’alluvione di Genova:

Mi scuso, ancora con i nostri cari angeli, per aver interrotto il loro idillio con l’incolpevole Burlando che annuiva ed elogiava il loro buonsenso, ampiamente ricambiato, in un commovente minuetto contro il responsabile di tutte le cementificazioni e le alluvioni dagli anni 30 a oggi: il sottoscritto, con la partecipazione straordinaria di Mussolini e dell’architetto Piacentini. Mi scuso, con un altro angelo del fango, per non aver capito in che senso chi fa opposizione in Comune, in Regione e in Parlamento e non ha mai governato né a Genova, né in Liguria, né in Italia, avrebbe le stesse responsabilità di chi governa da sempre a Genova, in Liguria e in Italia. Mi scuso, stavolta con la Nazione intera, per nonaver colto il nesso inscindibile fra lo spalare fango e lo sparare nel mucchio. Mi scuso, con la Democrazia tutta, per aver colto la differenza tra l’insulto e la critica, tra il lasciarparlare e il lasciar mentire.Mi scuso, con chicchessia, per non esser nato foca ammaestrata che canta o tace al fischio del domatore. Mi scuso, con tutti, per aver abbandonato lo studio di Servizio Pubblico proprio quando stavano per convincermi: ancora dieci secondi, e avrei confessato che l’alluvione l’ho fatta io. Il fango c’est moi.

santoro travaglio auditel
I risultati Auditel di Servizio Pubblico (Il Giornale, 18 ottobre 2014)

Intanto è curioso che il caso sia finito pressoché su tutti i quotidiani nazionali in prima pagina. Ognuno ha la sua teoria su cosa è accaduto, sul perché, e su cosa succederà adesso. Ad esempio il Corriere della Sera, che parla di dissapori tra Travaglio e Santoro:

Già alla prima puntata di Servizio Pubblico si sussurrò che qualche ora prima della diretta ci fosse stata una lite tra Santoro e Travaglio che non avrebbe gradito la collocazione troppo vicina alla mezzanotte del suo intervento. Da tempo — spiegano i retroscenisti — il punto debole del talk di La7 è il rifiuto dei politici a partecipare, si dice perché intimoriti dall’editoriale di Travaglio che non fa mai sconti a nessuno. Così Santoro avrebbe pensato di farlo entrare in scena più tardi, allargandone lo spazio. Uno spazio da riserva indiana.

E chi ha buona memoria ricorda che queste erano le stesse motivazioni della prima lite tra i due, quando Travaglio minacciò tramite editoriale sul Fatto di mollare la trasmissione dopo un litigio con Nicola Porro e lui rispose qualche giorno dopo, sempre sul Fatto. Difficile pensare che quattro anni dopo stiano ancora così. Su Repubblica è invece Francesco Merlo, che notoriamente adora entrambi, a pontificare:

Giovedì invece non ha evitato l’ennesimo flop di un programma ormai ridotto al 5 per cento,e forse ha spostato solo lo zero virgola proprio perché è stato un momento di verità, non una furbata, non un comparaggio come nella pantomima della sedia spolverata quando,scritturati dallo stesso impresario, Santoro e Berlusconi arrivarono a nove milioni di spettatori, come per la partita Germania-Italia.E difatti l’uscita di scena non è stata né sgargiante né pittoresca.Travaglio era visibilmente sconfitto e mortificato,aveva subito per tutta la sera le sapienti esortazioni del padronedi casa: «Marco, ascolta, tutti abbiamo qualcosa daimparare». Ma l’altro si illividiva, da maramaldo, in cattiverie biografiche contro Burlando: «Non ho nulla da imparare da uno che prende l’autostrada contro mano». Nella squillante storia del pulp giornalismo, ridotto ormai a una vita sempre più oscura e umiliata nella Gabbia di Paragone,nella Quinta colonna di Del Debbio, nel Virus di Porro, nell’Aria che tira di Myrta Merlino, solo gli eccessi di Travaglio hanno permesso al tribuno della plebe, all’inventore della tv come patacca populista di vestirsi, nientemeno, da giornalista liberale: «Marco, fallo rispondere. Non è giusto. Marco,non è giusto. Ha appena ricevuto delle critiche ed è giustoche possa replicare».


L’editorialista di Repubblica finisce con un pronostico:

Travaglio infatti non controlla i suoi nervi e lo si era già visto con Alessandro Sallusti e con Clemente Mastella. Più volte Santoro era riuscito a calmarlo: «Buono, stai buono». Finché, giovedì sera, Travaglio ha deciso di andarsene. È vero che la sua crisi è quella del populismo grillino di cui è un surrogato culturale. Ma c’è anche la crisi dell’attor giovane che più si arrabbia e più diventa simile al personaggio inventato da Santoro, più se ne allontana e più gli si avvicina.Scappando si è consegnato al suo autore.

I più divertiti dalla situazione sono ovviamente Giornale e Libero. Benny disegna l’illustrazione che vedete in copertina per introdurre l’articolo di Filippo Facci, il quale fa un passo più in là nell’universo della malignità facendo notare che il vicedirettore del Fatto era lì a far le veci di Ferruccio Sansa, figlio di quell’Adriano ex sindaco di Genova che era stato chiamato in causa dalla polemica di Burlando:

Travaglio intanto restava lì coi suoi appuntini, il quadernino,la lezioncina imparata per l’occasione. Poi Santoro è intervenuto a difesa del ragazzo ed è pure partito l’applauso,come è meglio spiegato nel dialogo riportato in questa pagina. Burlando aun certo punto ha pure detto:«Lei, Travaglio, non è informato». E Travaglio: «Sono informatissimo». Ma era sempre più chiaro che non era vero. Travaglio era lì per fare le veci di Ferruccio Sansa, campioncino di contraddizioni diciamo così, ineleganti:difende in tv l’ex sindaco Adriano Sansa anche perché è suo figlio, ne scrive sul Fatto Quotidiano, attacca Burlando che ha attaccato suo padre, inoltre scrive anche di Grillo dopo aver arringatole genti a un V-day e dopo aver collaborato con Grillo e,peraltro,abitando affianco a Grillo, sulle colline di Sant’Ilario.Ma una parte della realtà,giovedì sera,è venuta fuori lo stesso. L’ex sindaco Adriano Sansa, negli anni Novanta, si limitò a un’opera di pulizia dei corsi d’acqua ma non proseguì i lavori antialluvione cominciati in precedenza da Burlando. È solo una parte della realtà, ma questo è venuto fuori durante la puntata di Servizio Pubblico.E quindi è vero.

Il Giornale, invece, fedele al suo core business, dedica alla storia appena due pagine piene, con i titoli che vedete qui sotto:


Non male, no?