Cultura e scienze

Travaglio non ha insultato il faccione deformato di Burlando, chiaro?

Sebastiano Messina dedica oggi il suo Bonsai a Marco Travaglio, e all’editoriale in cui il giornalista si difendeva dopo l’abbandono dello studio di Michele Santoro giovedì scorso.

MARCO Travaglio ha scritto una delle sue articoless equotidiane per sostenere che lui non ha mai insultato nessuno. E implora di fargli un esempio, uno solo,dei suoi insulti. Senza rendersi conto di avercene appena offertouno, all’undicesima riga del medesimo sermoncino, accusando il governatore Burlando di avere “un faccione deforme”. Il fatto è che lui ormai non si rende più neanche conto del veleno che colora il suo inchiostro, e dunque mescola senza scrupoli l’etica e l’estetica, il peccato politico con il difetto fisico. Non è il primo, certo – Mussolini chiamava Gramsci “quelsardo gobbo” – ma Travaglio ha battuto tutti quando dedicò all’ottantasettenne Napolitano un raffinato ritratto intitolato “Funeral party” dove parlava di “un cadavere putrefatto e maleodorante”e dipingeva delicatamente “prostate inerti e scroti inanimati”. Toccato il fondo, ha continuato a scavare. E quando glielo dicono, cade dal pero, come il tizio della barzelletta che dice: “Razzista mi? L’è lu che l’è negher”.

L’editoriale di Travaglio di qualche giorno fa:
travaglio