Cultura e scienze

La trappola nascosta nel Jobs Act

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Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera parla oggi della trappola nascosta nel Jobs Act, ovvero il problema del disincentivo alla mobilità che consegue dall’applicazione della riforma dell’articolo 18 così come è stata pensata dal governo Renzi.

Per i lavoratori che mantengono un contratto a tempo indeterminato continuerà a valere il vecchio articolo 18. Questo rischia di generare una nuova divisione del mercato del lavoro, con effetti che potrebbero cancellare i benefici della riforma. La legge delega approvata dalla Camera stabilisce che i decreti delegati (che Matteo Renzi ha già pronti) delimitino chiaramente le possibilità di reintegro nel caso di licenziamenti per motivi disciplinari, l’aspetto più controverso della legge. Nella sostanza, tranne in casi estremi, i licenziamenti per motivi disciplinari non saranno appellabili, così come quelli adottati per motivi economici.

Jobs Act: come cambia l’articolo 18


D’ora inavanti, cioè per i nuovi contratti, l’articolo 18 viene in sostanza abolito:

Il fatto che l’abolizione riguardi solo i nuovi contratti crea due problemi. Innanzitutto, come si comporteranno i giudici di fronte a licenziamenti decisi da un datore di lavoro che vuole semplicemente sostituire un dipendente coperto dall’articolo 18 con un nuovo contratto privo di quella protezione? Ma il rischio maggiore è il blocco della mobilità. Come ha osservato Marco Leonardi, uno degli studiosi più attenti del nostro mercato del lavoro, è improbabile che un lavoratore oggi tutelato dall’articolo 18 decida di spostarsi, firmando un nuovo contratto che invece non lo prevede. Alcunilo faranno perché non temono il licenziamento, ma altrettanti non ne vorranno sapere.

Giavazzi chiede di rivedere le norme e cancellare la valenza per i nuovi assunti, con un ulteriore passaggio tra Camera e Senato.

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