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Toninelli non chiude i porti e minaccia chi glielo fa notare

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Nei giorni caldi della crisi umanitaria a bordo della nave Aquarius il neo ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli faceva la voce grossa contro le Ong dicendo che i porti erano stati chiusi come annunciato dal ministro dell’Interno Salvini. In seguito si venne a sapere che i porti non erano mai stati chiusi. Ovvero che né Toninelli né Salvini avevano mai emesso un decreto di chiusura dei porti e che tutto era stato “deciso” via Twitter.

Perché Toninelli minaccia sanzioni contro i manager dei porti

Dopo la farsa della Diciotti la questione è stata dimenticata fino ad oggi. Il dramma delle 49 persone che da 11 giorni sono a bordo delle navi Sea-Watch3 e Prof Albrecht Penck in navigazione nelle acque tra Malta e l’Italia ha ricordato al governo che anche se la pacchia è finita il problema dei migranti non è stato affatto risolto. A livello europeo il governo era troppo impegnato a fare la voce grossa sul 2,04% del rapporto deficit-Pil nella Manovra del Popolo per occuparsi della questione che è rimasta relegata agli annunci di Salvini sulla riduzione del numero degli sbarchi.

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Ieri pomeriggio il concentratissimo ministro ha scritto su Facebook che il governo è “pronto a dare una lezione all’Europa” accogliendo donne e bambini. E il governo del Popolo in questi sei mesi di lezioni alla UE ne ha date tante, almeno sulla carta. Nei fatti invece a quanto pare la situazione è sostanzialmente immutata e non si sa che fine abbia fatto la multilevel strategy for migration presentata da Conte qualche tempo fa al Consiglio Europeo.

I porti italiani? Non sono chiusi

Il calce al post Toninelli ha aggiunto anche un post scriptum: «nessuna Autorità di sistema portuale italiana può arrogarsi prerogative che travalicano le sue funzioni amministrative» tuona il preparatissimo ministro promettendo sanzioni disciplinari e aggiungendo «non ho emanato alcun decreto di chiusura dei porti perché non serve, non essendo alcun porto italiano interessato alle operazioni e non avendo il Mrcc (Maritime rescue coordination centre) italiano coordinato i soccorsi». Cosa significa questo messaggio?

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Fonte: La Stampa del 07/01/2019

Lorenzo Cresci sulla Stampa di oggi ci racconta di una “ribellione” dei manager dei porti italiani che hanno ribadito che i porti italiani non sono affatto chiusi e che quindi in linea teorica non esiste alcun divieto formale di approdo per le navi delle Ong. Il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centrale Pietro Spirito ha dichiarato «I porti italiani sono chiusi? Non è così». Come lui anche altre autorità portuali:

A seguire, in poche ore, la presidente degli scali della Spezia e Marina di Carrara, Carla Roncallo. E poi Pino Musolino, capo del porto di Venezia. Così è nata la rivolta dei manager che gestiscono quegli scali marittimi spesso scavalcati e lasciati a gestire situazioni delicate.

Tutti denunciano la mancanza di una specifica ordinanza di chiusura dei porti. Ordinanza che Toninelli ritiene non necessaria perché le richieste di soccorso non sono state gestite dal MRCC di Roma. Il ministro che scrive decreti “col cuore” di fatto se ne lava le mani, dice che è una responsabilità della Libia, o al massimo Malta (che c’è da dire non si sta comportando meglio di noi italiani). Ma l’ennesima dichiarazione di chiusura dei porti “via social” non piace ai manager delle autorità portuali che da mesi chiedono che il Ministero faccia chiarezza. I porti sono chiusi oppure no? Secondo loro, e Toninelli lo ha confermato, «Non esiste un decreto del ministero delle Infrastrutture e Trasporti che chiuda, per motivi di ordine pubblico i porti. Il ministero dell’Interno può vietare lo sbarco di passeggeri, non l’ingresso nei porti, competenza riservata solo al ministero delle Infrastrutture. Esistono profili di rilevanza penale nel caso di omissione di soccorso in mare a carico dei privati, figuriamoci a carico di un soggetto pubblico». Insomma, non solo i porti italiani sono aperti, ma addirittura qualcuno potrebbe decidere di aprire un fascicolo d’indagine per omissione di soccorso a carico del Ministro.

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