Opinioni

Test sulla manovra: la differenza tra la lista “Vero o falso” di Di Maio e la verità

Luigi Di Maio deve averci preso gusto con le liste. E così, dopo la lista delle cose fatte che evitava accuratamente di nominare perché evidentemente il Manuale di Propaganda prevede che quello che è successo ma non è una buona notizia semplicemente non esiste, ecco la sua nuova opera: stavolta è un test sulla manovra e prevede una serie di argomenti con risposte “Vero” e “Falso”; forse conoscendo i suoi polli, Di Maio evidenzia in giallo e mette anche la crocetta sulla risposta giusta, in modo che nessuno si sbagli o capisca male. Purtroppo, come sempre accade con la comunicazione del MoVimento 5 Stelle, la parola viene svilita, impoverita di significato o semplicemente misinterpretata per piegare la realtà ai voleri della propaganda. I metodi utilizzati sono la semplificazione del messaggio, l’omissione di parti fondamentali dello stesso e l’invenzione pura.

Ma vediamo il dettaglio. Al primo punto Di Maio dice che l’aumento dell’IVA è “falso”. In effetti però nessuno sostiene che quest’anno aumenterà l’IVA. Il punto è che il governo ha messo o ereditato clausole di salvaguardia per l’IVA per l’incredibile cifra di 23 miliardi di euro nel 2020. Ovviamente le clausole si possono sempre annullare, ma qui sta il punto più importante: il M5S aveva promesso durante la campagna elettorale che avrebbe finanziato il reddito di cittadinanza attraverso il taglio degli sprechi e la spending review. Una volta arrivato al governo, non ha tagliato niente e ha preferito spendere in deficit. Il reddito è in manovra per 7 miliardi: con quale credibilità chi non ha trovato quella cifra adesso dice che ne troverà 23 nel 2020? E se anche fosse, a che prezzo? Per quanto riguarda il “taglio pensioni normali”, che è falso secondo Di Maio, anche qui tutte le persone normali (sic) si rendono conto che le pensioni “normali” non esistono come categoria. Esistono le pensioni alte, medie e basse. Il governo ha deciso di tagliare le pensioni d’oro ma anche di sospendere la rivalutazione per le pensioni che arrivano a quattro volte il minimo. Non si tratta di pensioni da fame ma nemmeno di pensioni d’oro. Il governo ha deciso di prendere anche da quelle.

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Il taglio della rivalutazione delle pensioni (Corriere della Sera, 23 dicembre 2018)

Di Maio poi sostiene che non ci sia una riduzione degli investimenti. In realtà rispetto alle promesse iniziali e alle balle di Savona e Tria che dicevano di avere a cuore il settore in ottica keynesiana, la riduzione di investimenti ammonta a 4,9 miliardi di euro, tra cui ci sono meno 800 milioni al fondo sociale e crescita, meno 800 milioni al cofinanziamento dello Stato ai fondi strutturali, meno 600 milioni agli investimenti delle Ferrovie. Poi c’è il “Si supera la Fornero”, che è una definizione davvero fantasiosa per aver dato la possibilità per tre anni a chi ha 62 anni di età e 38 di contributi (per la maggior parte impiegati pubblici) di andare in pensione prima penalizzati. Tutto qui. Sulla riduzione della platea del reddito di cittadinanza, invece, il dato di fatto è che due miliardi destinati al progetto sono stati congelati e verranno ripristinati soltanto se l’Italia centra gli obiettivi di deficit/PIL programmati. E visto che nella Manovra del Popolo si stima una crescita dell’1% mentre il paese va verso la recessione, il congelamento è praticamente definitivo.

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Condono, il saldo e stralcio entrato in extremis nella manovra (La Repubblica, 23 dicembre 2018)

È invece vero che banche e assicurazioni hanno ricevuto un aggravio fiscale, come dice Di Maio. Quello che Di Maio non dice è che di solito questo settore di mercato tende a riversare ogni tipo di aumento delle tasse sulla clientela e così accadrà anche stavolta. Infine ci sono i ricercatori: Di Maio dice che non c’è nessun blocco dei ricercatori. In realtà il blocco c’è e dura fino al dicembre 2019 mentre per altri settori del pubblico impiego arriva al 15 novembre. Non vale solo per i professori associati, il reclutamento straordinario e i premi, come ha confermato il sottosegretario Fioramonti. Ma siccome non vale per qualcuno, allora non vale per nessuno, anzi: non esiste proprio. Questo per dirvi il livello infimo raggiunto dalla comunicazione politica oggi.

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Mario Neri

Mario Neri è uno pseudonimo. La foto di Cattivik che usa come immagine del profilo lo rappresenta pienamente