Cultura e scienze

Il cacciatore di pedofili: sbatti il mostro in televisione

Cosa fai se a 32 anni sei un ex tossico e sei appena uscito di galera? Semplice, cambi nome e diventi Stinson Hunter – il cacciatore di pedofili e ci fai un bel programma TV. In fondo ci sono poche cose al mondo che suscitano l’odio dell’Internet dei gattini come questo genere di criminali. Perfino in galera (tra assassini, stupratori e gente che scioglie i figli degli altri nella calce viva) i pedofili sono considerati la feccia dell’umanità, perché anche lì hanno un codice d’onore.
 
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Niente di più facile quindi che diventare un Internet Vigilante come ce ne sono molti e calarsi nelle chatroom per adescare gli adescatori fingendosi una ragazzina innocente di dodici anni. Il dilemma morale nasce nel momento in cui Stinson (il cui vero nome è Keiren Parsons) decide di sfruttare questa sua abilità per farci dei soldi, vendendo le sue storie a Channel 4 e spacciandole come “documentario” quando in realtà sono la versione moderna della caccia alle streghe, in diretta tv e su Facebook.
 
PAEDOPHILE HUNTER

Stinson Hunter e la sua crew (fonte: Facebook.com)
Stinson Hunter e la sua crew (fonte: Facebook.com)

Il programma si chiama The Paedophile Hunter e Hunter qui non è il pedofilo bensì il cacciatore di pedofili. Hunter e i suoi colleghi semplicemente cercano di attirare presunti pedofili all’inizio via chat, scambiando foto e messaggi ammiccanti per poi arrivare ad un incontro dal vivo. Naturalmente il tutto viene ripreso dalle telecamere a beneficio del pubblico. Fino a qualche giorno fa i filmati venivano caricati sulla pagina Facebook di Hunter ed il primo episodio è andato in onda nel Regno Unito mercoledì scorso.

E gli spettatori sembrano apprezzare lo show visto che il progetto di crowdfounding su Kickstarter è stato finanziato da quasi 1300 persone per un totale di poco più di 23.000 sterline in meno di 3 giorni. Dopo aver preso contatto con il pedofilo Hunter organizza un incontro – nel mezzo della strada o in un luogo pubblico – dove affronta il presunto criminale. È facile immaginare, fanno notare alcuni, come questa modalità, il fatto che il volto di Hunter sia noto e la presenza di telecamere possano eventualmente attirare una piccola folla pronta a inseguire e linciare il mostro.

Hunter non fa nulla per nascondere l’identità dei presunti pedofili: se si scorre la pagina Facebook i video sono presentati sempre nello stesso modo, nome del criminale e città da dove viene, ovviamente i volti non sono censurati, chissà che liberatorie hanno firmato. Il sospetto, una volta identificato, viene successivamente segnalato alla polizia.
Un tipico post che introduce un video di Hunter (Fonte: Facebook.com)
Un tipico post che introduce un video di Hunter (Fonte: Facebook.com)

 
Intervistato dal Guardian Hunter non ha fatto sapere quali siano le sue motivazioni, ha semplicemente ammesso di aver fatto “un sacco di stronzate” e che ora ha finalmente uno scopo nella vita. I soldi sono sicuramente uno scopo, riguardo a fare del bene e salvare i bambini alcuni ufficiali di polizia sostengono che quello che fa Hunter in realtà ostacoli il lavoro delle forze dell’ordine nella repressione del crimine della pedofilia. L’ex capo dell’unità contro i crimini online sui minori, Jim Gamble ha detto all’Independent:

Alcune persone senza alcun tipo di addestramento specifico hanno dimostrato come sia facile riuscire a scoprire uno di questi pedofili. È un po’ come sparare ai pesci in un barile. Il vero problema è che attività di questo genere devono essere fatte dalle forze dell’ordine.

Perché come aggiunge l’avvocato Hugh Davies:

Un Vigilante come Hunter non è in grado di conservare le prove allo stesso modo della Polizia

 
IL CASO DI MICHAEL PARKES
Il terreno si fa ancora più scivoloso se si segue la vicenda di uno dei pedofili scovati da Hunter. Michael Parkes, un uomo di 45 anni scoperto e filmato da Hunter si è tolto la vita nei giorni scorsi dopo che il filmato che lo riguardava e i suoi dati erano stati resi noti dal cacciatore di pedofili. L’ex-moglie di Parkes ha detto all’Independent che, anche se solidarizza con gli intenti di Hunter, quello che sta facendo è inaccettabile soprattutto a causa dell’uso intensivo dei social network fatto per smascherare in pubblico coloro che cadono nella trappola di Hunter. La signora Parkes è contraria alla tecnica di Hunter di diffondere dettagli personali prima ancora che gli uomini vengano arrestati, processati e condannati, perché nel momento in cui vengono smascherati non sono ancora legalmente colpevoli (ed anzi si potrebbe anche sostenere che Hunter sia colpevole di istigazione a commettere un crimine). Un’altra preoccupazione della Parkes è che le azioni di Hunter siano di ispirazione ad altri vigilantes che potrebbero scegliere di passare direttamente alle vie di fatto una volta che hanno per le mani il pedofilo:

Il pericolo è che le persone vogliano provare ad emularlo ma che invece che filmare la scena in cui smascherano il pedofilo scelgano di andare a prenderlo e picchiarlo.

In seguito alla vicenda del suo ex-marito la donna ha anche detto di aver subito delle minacce via Facebook da parte di persone che volevano denunciarla ai servizi sociali e farle portare via il figlio. Figlio che, aggiunge, grazie alle azioni di Hunter ora crescerà senza un padre.
 
STAVO SOLO RACCOGLIENDO DEL MATERIALE PER UNA DENUNCIA
La storia è piena di questo genere di figure: Anonymous e 4chan, che hanno fatto arrestare un pedofilo usando lo stesso sistema di Hunter in una serie di conversazioni online

Screenshot della chat con Chris Forcand, il pedofilo fatto arrestare da Anonymous (fonte: Encyclopedia Dramatica)
Screenshot della chat con Chris Forcand, il pedofilo fatto arrestare da Anonymous (fonte: Encyclopedia Dramatica)

Oppure c’è chitarrista degli Who Pete Townshend, che quando è stato arrestato per pedofilia si è giustificato dicendo che stava cercando di smascherare dei pedofili ed in seguito ha rivelato di aver subito degli abusi da piccolo. Ma il caso più famoso è quello di Chris Hansen, conduttore della trasmissione  How to catch a predator programma trasmesso dalla NBC e condotto con tutto un altro stile da Hansen:

Per quanto riguarda l’Italia è importante ricorda che la Polizia Postale è l’unica legalmente autorizzata a condurre operazioni sotto copertura per poter arrestare i pedofili.
Foto copertina: Channel4