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Il grande ritorno di Silvio Berlusconi

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C’è chi lo vede come un argine al populismo (WTF?). C’è chi lo percepisce come un potenziale alleato per un governo di larghe intese (qualcuno ricorda che fine ha fatto l’appoggio a Letta?). C’è chi invece pensa che possa costituire un patentino di presentabilità per un futuro governo di centrodestra. Lui, l’Incandidabile, se la ride della sua rinnovata e paradossale centralità nella politica italiana e si prepara a una campagna elettorale che dovrà essere più miracolosa di quella del 2013, quando, mentre veniva dato per morto da tutti, è riuscito a trascinare il suo partito al 22% perdendo milioni di voti ma conquistandone abbastanza per risultare di nuovo decisivo.

Il grande ritorno di Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi è l’impresentabile per eccellenza e proprio per questo non può sfigurare all’interno di una coalizione di centrodestra che rischierebbe di essere percepita come troppo estremista se a guida di Giorgia Meloni o di Matteo Salvini. La fiducia nei suoi confronti da parte dell’intero elettorato è in picchiata dal maggio 2008 e dalle ultime elezioni politiche che ha potuto dire di aver vinto (anzi, stravinto) ma è anche in crescita rispetto al 2013, quando l’appoggio nei confronti dell’esecutivo del centrosinistra guidato da Enrico Letta lo aveva portato a un calo repentino di popolarità. Adesso negli elettori di centrodestra la sua fiducia è al 66%, addirittura in crescita rispetto a un anno fa, mentre quelli che si definiscono di destra non lo apprezzano in misura così alta perché lo vedono come un freno politico ai “mezzi pesanti” che elettoralmente invoca Salvini.

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La fiducia in Berlusconi tra tutti e tra gli elettori di centrodestra (La Repubblica, 13 novembre 2017)

Eppure il giochino è uguale a quello del 1992: anche all’epoca il Polo delle Libertà e quello del Buongoverno servivano a sdoganare due partiti che raccoglievano consensi ma erano invisi a gran parte della popolazione. La sua faccia era lì a garantire che Fini non fosse così fascista e Bossi non fosse così secessionista. Allo stesso modo oggi la sua faccia è lì a spiegare che “Salvini ha cambiato idea sull’euro” mentre in Sicilia la Meloni incassa la vittoria di Musumeci e proprio per questo stoppa un candidato come Sergio Pirozzi in Regione Lazio perché prima viene la coalizione e poi, semmai, i candidati. Così, spiega oggi Ilvo Diamanti su Repubblica, Berlusconi diventa l’alleato necessario, seppure non gradito, per fare le riforme. Istituzionali, ma, ancor prima, economiche, necessarie al Paese per “rimanere in Europa”. L’unico in grado di “coalizzare” – quantomeno, “aggregare” – il centrodestra. O, se si preferisce, le destre di diverso orientamento. Per cercare l’intesa con il centrosinistra e, anzitutto, con il PdR.

Le larghe intese nel nome di Silvio

Lui, a dispetto dei problemi di salute (brillantemente superati) e delle nuove inchieste che però sembrano appena sfiorarlo, torna a inviare lunghe lettere ai giornali, a parlare con il Corriere della Sera, a scrivere su Twitter (?) affilando le lame con il suo argomento più forte nei confronti del primo nemico che ha individuato per le prossime politiche, ovvero il MoVimento 5 Stelle, con l’argomento più tagliente che possa usare. È “l’esperienza, la concretezza, la positività” che lo distinguono dai “nuovi comunisti”, mentre “la sinistra non ha più risposte da offrire ai drammatici problemi della società e il Partito Democratico ha rappresentato in questi anni il potere, sempre più lontano e distaccato dagli italiani”.
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Ancora Ilvo Diamanti spiega oggi che “Berlusconi si è imposto come tessitore politico proprio mentre lui, “personalmente”, ma soprattutto il suo partito “personale” appaiono deboli. Comunque e sicuramente: “più” deboli che in passato. Tuttavia, la coincidenza fra i due dati non appare “casuale”. Anzi, in qualche misura è “causale”. Berlusconi, in altri termini, diventa un alleato possibile anche per gli altri, gli avversari politici, perché è più debole che in passato. Personalmente e politicamente”. Già, perché i conti di chi già ha cominciato a lavorare sugli scenari alternativi sono presto fatti: il centrodestra vincerà le elezioni ma non avrà abbastanza voti per governare, la situazione di stallo lascerà il governo in carica per qualche tempo finché non sarà ancora lui ad assumersi la responsabilità di chiedere un nuovo patto per le larghe intese al partito di Renzi.

Il governo prossimo venturo

Si trascinerà dietro i candidati nei collegi che vorranno contare qualcosa a livello di governo e che potranno dire di essere stati eletti per il loro nome e non certo per l’appoggio degli altri partiti della coalizione e formerà un nuovo governo di cui sarà l’azionista di maggioranza e il dominus elettorale, tornando così alla guida senza doversi sforzare in prima persona. Questo è lo scenario che molti temono e alcuni auspicano, anche perché gli altri leader del centrodestra sono abbastanza giovani da poter passare un’altra legislatura all’opposizione e il PD potrebbe vantare così il merito di essere restato al governo e in maggioranza per due legislature, mentre il MoVimento 5 Stelle a quel punto dovrà affrontare il problema dei suoi leader che hanno consumato il bonus delle due legislature e dovrebbero in teoria lasciare la politica a nuovi candidati che torneranno a costituire un’incognita per gli elettori.

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I sondaggi sul centrodestra

Gli scenari alternativi sono questi. Quello che potrebbe sbaragliare il campo è una grande affermazione di Forza Italia in nome del voto utile, che potrebbe dare la vittoria a un centrodestra con la sua leadership rinforzata, oppure una crescita elettorale imponente nei mesi di campagna elettorale di sinistra o M5S. Entrambe le ipotesi non sembrano all’orizzonte a meno di cambiamenti epocali. E così Silvio tornerà al potere come il grande mediatore, proprio lui che era stato un estremista di prima categoria all’opposizione e a volte anche al governo, causando rotture con alleati che l’hanno portato alla rovina. L’eterno ritorno di Silvio Berlusconi.