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Giuseppe Graviano mette nei guai Berlusconi e Dell'Utri

silvio berlusconi marcello dell'utri

Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri sono di nuovo indagati come possibili mandanti delle stragi di mafia del 1993. Lo scrive oggi Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera, raccontando che la Procura di Firenze ha chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari la riapertura del fascicolo dopo avere ricevuto da Palermo le intercettazioni dei colloqui in cella del boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano, effettuate nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia.

Berlusconi e Dell’Utri di nuovo indagati per le stragi di mafia

Intercettato, il capomafia di Brancaccio diceva: «Berlusca… mi ha chiesto questa cortesia…». Questi sono i colloqui in cui il capomafia di Brancaccio alludeva a Berlusconi con il suo compagno di detenzione: «Novantadue già voleva scendere… e voleva tutto»; e ancora: «Berlusca… mi ha chiesto questa cortesia… (…) Ero convinto che Berlusconi vinceva le elezioni … in Sicilia … In mezzo la strada era Berlusca… lui voleva scendere… però in quel periodo c’erano i vecchi… lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa…».
giuseppe graviano
Graviano, affiliato alla famiglia di Brancaccio, è attualmente detenuto nel carcere di Opera a Milano ed è stato accusato di aver azionato il telecomando dell’autobomba che uccise Paolo Borsellino. Le intercettazioni, ricorda Antimafia2000, sono state fatte nel carcere di Ascoli mentre Graviano parla con il boss Umberto Adinolfi.

Il giallo della frase di Graviano

Il 19 ottobre scorso è stata ascoltata in aula, davanti alla corte d’assise di Palermo che celebra il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, la conversazione del 10 aprile 2016 tra il boss Giuseppe Graviano e il codetenuto Umberto Adinolfi, intercettati durante l’ora d’aria in carcere. L’ascolto si era reso necessario perché i consulenti di pm e della difesa di Marcello Dell’Utri erano in disaccordo sulla interpretazione di una parola pronunciata dal capomafia. Per gli esperti della Procura Graviano avrebbe detto “Berlusca ci fece una cortesia” alludendo a Berlusconi. Per il consulente della difesa, invece, la parola pronunciata sarebbe stata “benissimo”‘o “bravissimo”.

Una differenza sostanziale visto che, per l’accusa, nel dialogo, ci sarebbe stata la dimostrazione di presunti favori fatti da Berlusconi alla mafia. Il contrasto tra le interpretazioni restava, l’audio era molto confuso. La corte ascolterà di nuovo il nastro in camera di consiglio. Al termine dell’udienza, durante la quale erano stati ascoltati i consulenti audio di pm e difesa, i giudici hanno respinto la richiesta dei pm di risentire il mafioso messinese Rosario Cattafi.
Foto copertina da L’Espresso