Attualità

Sergio Mattarella: la famiglia a processo sui giornali

Sergio Mattarella non è ancora stato eletto, ma è già partita l’analisi del casellario giudiziario dell’intera famiglia. A partire dal padre, Bernardo Mattarella, la cui vita politica è stata scandagliata dal Fatto Quotidiano di oggi, che ci parla di “ombre” e tra le righe ci ricorda che un accusatore è stato condannato per calunnia, per arrivare al fratello Antonino Mattarella, terzo dopo Piersanti Mattarella e Sergio e “dimenticato” dalle cronache ufficiali, che oggi è ricordato da Libero.

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Una foto di Bernardo Mattarella (fonte)

SERGIO MATTARELLA, IL PADRE BERNARDO E LE ACCUSE DI MAFIA
Bernardo Mattarella, padre di Sergio, dovette fronteggiare all’epoca due accuse di contiguità con la mafia, entrambe archiviate e mai dimostrate, che oggi il Fatto ricorda in un articolo a firma di Enrico Fierro:

Bernardo Mattarella, il capostipite della famiglia, giovane avvocato siciliano, con De Gasperi tra i fondatori della Dc, è un fiero avversario del separatismo. “Un movimento che bisogna seguire e vigilare – scrive in una lettera ad Alcide – anche per l’elemento poco buono da cui è circondato, la mafia”. Nel 1958 Mattarella padre, da deputato, si dice favorevole all’istituzione di una Commissione parlamentare antimafia. EPPURE su di lui, che fu ministro più volte e rivestì ruoli importanti nel suo partito, per anni gravarono le ombre di una vicinanza a Cosa nostra. Ne parlò Gaspare Pisciotta, il braccio destro di Turi Giuliano, nel processo di Viterbo, e accusò Scelba e Mattarella di essere stati vicini ai separatisti e alla mafia. Ne scrisse il sociologo-missionario Danilo Dolci in un dossier sull amafia della Sicilia occidentale pubblicato nel 1965. Dolci fu querelato e condannato.

Poi ci sono le parole di un pentito, a quanto pare mai riscontrate:

Una trentina di anni dopo il pentito Francesco Di Carlo, boss di Altofonte, ricostruì a suo modo i rapporti tra politica e Cosa Nostra e fece di nuovo il nome di Bernardo Mattarella. “Come è potuto accadere – chiese Giorgio Bocca al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nella famosa intervista – che il figlio di Bernardo Mattarella sia stato ucciso dalla mafia?”. “…è accaduto questo – rispose il generale diventato prefetto di Palermo –che il figlio, certamente al corrente di qualche ombra avanzata nei confronti del padre, ha voluto che la sua attività politica come amministratore pubblico fosse esente da qualsiasi riserva.E quando ha dato la chiara dimostrazione di mettere in pratica questo intento, ha trovato il piombo mafioso… il caso Mattarella è ancora oscuro, si procede per ipotesi… anche nella Dc aveva più di un nemico”. Miserie e tragedie della Prima Repubblica,dove la politica stava rapidamente perdendo il suo primato a favore di altri poteri.

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Piersanti Mattarella, fratello di Sergio, ucciso dalla mafia nel 1980

IL TERZO FRATELLO: ANTONINO MATTARELLA

Sulle biografie ufficiale e sui giornali di oggi si parla poco della moglie, Marisa Chiazzese, sorella di Irma che aveva sposato Piersanti. Completamente scomparso invece il terzo fratello, Antonino Mattarella, e probabilmente per una ragione ben precisa. Un’indagine archiviata nel 1996 per insufficienza di prove in cui compare il boss della Banda della Magliana Enrico Nicoletti. Racconta Tommaso Montesano su Libero:

Secondo l’allora sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Andrea DeGasperis, citato dal Giornale di Sicilia del 18 ottobre 1999, Antonino Mattarella, insieme al commercialista trapanese «Giuseppe Ruggirello, avrebbe convogliato nella perla del Cadore (Cortina d’Ampezzo,ndr) un’ingente massa di soldi sporchi, riconvertendo in multiproprietà alcuni grandi alberghi». Tra gli indagati ci furono anche Enrico Nicoletti, il «cassiere» della banda della Magliana, Riccardo Lo Faro, legale rappresentante della «CortinaSport», proprietaria di una delle strutture acquisite (l’hotel Mirage), e un imprenditore di Frosinone, Mario Chiappisi. Indagine chiusa per mancanza diprove sulla presunta provenienza illecita del denaro.

A macchiare l’immagine di Sergio, invece, c’è la confessione di aver accettato, alla vigilia delle Politiche del 1992, un contributo elettorale di tre milioni di lire – sotto forma di buoni benzina – dall’imprenditore agrigentino Filippo Salamone, noto in Sicilia per essere vicino a Cosa Nostra. E poi:

Il padre di Pier Santi e Sergio, Bernardo, è stato pure lui in politica. Deputato per cinque legislature, oltre che uno dei leader della Dc sicilia nanel Dopoguerra. Un ruolo diprimo piano, alla guida della corrente morotea dell’isola,che emerge anche dalla relazione di minoranza che nel1 976 depositò in Parlamento l’allora deputato comunista Pio LaTorre, assassinato a Palermoil30aprile 1982 per mano di CosaNostra.Dal nonno al nipote. Il figliodi Sergio, Bernardo Giorgio, docente di Diritto amministrativo (all’università di Siena e alla Luiss di Roma), è capo dell’ufficiolegislativo della Funzione pubblica al ministero della Pubblica amministrazione guidato da Marianna Madia .Quella Madia che è stata fidanzata con Giulio Napolitano, il figlio dell’ex presidente Giorgio.