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Roma, i vigili «spariti» a Capodanno non pagheranno

Ricordate quando durante il Capodanno del 2015 si assistette alla più spettacolare morìa di vigili della storia di Roma, a causa di improvvise malattie e clamorose decisioni di donare il sangue? Ricordate che all’epoca l’amministrazione della città promise di fare piena luce e vendetta, tremenda vendetta? Non ci avrete mica creduto, ve’? Infatti era una cazzata. Quel giorno l’83,5% dei vigili si congedò dal servizio, il comandante dei vigili urbani Clemente promise fuoco e fiamme, il premier Matteo Renzi gridò allo scandalo. È passato un anno e mezzo: in quanti hanno pagato? Zero. Lorenzo D’Albergo su Repubblica riepiloga la storia:

L’unico organismo che ha provato a mettere bocca sulla vicenda, l’Autorità di garanzia per gli scioperi, si è bruciato: a fine marzo, il tribunale del lavoro ha annullato la sanzione da 100 mila euro che un anno prima l’Authority aveva comminato a cinque sigle sindacali (Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp, Csa-Ospol, Diccap Sulpl). Respinta, quindi, la tesi del Garante. Nella sua indagine aveva definito la defezione come «una forma anomala di protesta, elusiva della disciplina dello sciopero nei servizi pubblici essenziali».
Un colpo a sorpresa «riconducibile alla responsabilità delle stesse organizzazioni sindacali». Nella decisione del giudice Fabio Baraschi, la situazione si è invece ribaltata. La contemporanea assenza di due terzi dei vigili in servizio è stata definita come una sommatoria di «comportamenti individuali dei dipendenti, che non possono essere ricondotti ad una astensione collettiva e devono essere oggetto di valutazione singola, caso per caso».

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I numeri della Polizia Municipale a Roma e in Italia (Corriere della Sera, 3 gennaio 2015)

Un’interpretazione che ha un solo risvolto pratico: nessuno pagherà per il disastro di Capodanno. Almeno a livello amministrativo. Già, perché resta sempre in piedi l’inchiesta della procura, che ha messo nel mirino 73 vigili urbani e 101 medici di famiglia:

Falso, truffa, accesso abusivo al sistema informatico e sostituzione di persona: partecipando allo stesso teatrino, agenti della municipale e dottori compiacenti avrebbero messo in circolazione decine di referti medici taroccati. Parte dei certificati sarebbero stati firmati sulla fiducia, senza che il paziente si facesse visitare. Venti medici, poi, avrebbero utilizzato le password dei colleghi in ferie per compilare le finte giustificazioni. Fino a questo momento, però, la grande caccia ai malati immaginari ha prodotto un unico rinvio a giudizio: a oggi soltanto un vigile urbano è finito a processo con le accuse di falso e di violazione dell’articolo 55 della legge Brunetta.
Per non prestare servizio la notte di San Silvestro aveva deciso di donare il sangue. Ma, non essendo idoneo al prelievo, avrebbe compilato di suo pugno il certificato poi presentato in Comune. Passando da 767 casi a 73, almeno per i sindacati, il caso pare essersi sgonfiato: «Ci hanno messo alla gogna sia come rappresentanti dei lavoratori — attacca ora Stefano Lulli dell’Ospol — che come corpo di polizia. Ma, se i numeri sono quelli della procura, non c’è stata un’astensione di massa. Vanno valutati i singoli casi e applicate le leggi che già ci sono. Nuove norme antiassenteismo? Non servono».