Cultura e scienze

Rocco Hunt, il rapper della ggente

rocco hunt rap gentista sanremo 2016 - 1

Wake Up, ovvero Svegliaaaaaa!1!1 è la canzone con la quale Rocco Hunt è andato a Sanremo 2016 dando vita al rap gentista. Ma cos’è Rocco Hunt e perché il suo rap piace tanto a gente come Red Ronnie? Perché Rocco è una specie di Trucebaldazzi con più “groove” (una volta avrebbero detto flow) che ambisce a diventare l’idolo di quel Popolo del Web sempre pronto a scendere in piazza a bordo della sua tastiera, assiduo frequentatore di pagine come Piove governo ladro, Dimissioni e tutti a casa e – essendo del Sud – i Briganti. Persone che nel 2016 incolpano i Savoia per aver distrutto il Sud Italia ricordando i fasti gloriosi di quel divertissement per monarchi annoiati che era la ferrovia Napoli-Portici.

 

Non sono Stato io!1

Per fortuna che al Sud c’hanno il groove (ma questo lo cantava già Pino Daniele trent’anni fa), così possono dimenticarsi di essere stati abbandonati dallo Stato e dalle istituzioni. OH WAIT lo stesso Stato che i gentisti non vogliono perché ci ruba tutto con le tasse? Proprio quello. E cosa dovrebbe fare lo Stato per il signor Rocco Pagliarulo? Ad esempio dare un lavoro a tutti. E come li paghiamo quei lavoratori? Con le tasse ovviamente. Mindfuck. L’unico problema degli italiani è proprio lo Stato, che non si dà abbastanza da fare per aiutare i cittadini, soprattutto al Sud. Un mondo magico dove i politici sono gli unici cattivi, la televisione rincoglionisce chi la guarda e tutti gli altri sono brava gente che cerca di arrangiarsi come può. Stupisce la totale mancanza di riferimenti alla camorra, forse per Rocco Hunt non è un problema, oppure la identifica oramai con lo Stato? Ho qualche dubbio, questo nelle interviste Rocco non lo dice perché è abbastanza furbo da suggerire l’idea di una rivoluzione contro qualcosa che non ha faccia e nome (mentre i camorristi ce l’hanno) ma non a volerla fare davvero. Svegliatevi e partite insomma: la rivoluzione si può fare cantando ma non dietro gli schermi dei computer. Volete scrivere una canzone come quella di Rocco Hunt? È facile, basta seguire questo tutorial. Perché alla fine Rocco Hunt si lamenta della mamma (o dell’educatrice della scuola media Rastignano non ricordo bene) che gli ha impedito di fare non si sa bene cosa o lo ha costretto a mangiare gli spinaci anche se non sono così buoni. Fortuna che Klaus Davi gli ricorda che le istituzioni non hanno abbandonato il Sud e che la mancanza di lavoro non è imputabile in toto allo Stato. Ma non ha senso farsi trascinare nella polemica gentista degli amici di Rocco Hunt che prendono “venti euro al giorno per portare in giro le pizze” e ricordare che per quanto sia un lavoro onesto non è certo uno tra i lavori più qualificati del mondo. Ma se gli amici di Hunt vengono pagati poco (ammesso e non concesso che consegnino pizze otto ore al giorno e con un contratto in regola) la colpa non è dello Stato. Perché per quanto la pizza sia una delle eccellenze gastronomiche del nostro Paese non è un’industria sovvenzionata dallo Stato. Chi paga poco sono i datori di lavoroFist in the air, in the land of hypocrisy cantava qualcun altro poco più di vent’anni fa. Rocco Hunt non è certo il cantore di una generazione di senza futuro, al massimo canta dei problemi del suo quartiere senza accorgersi che nel frattempo il mondo è cambiato e che quella che era una questione locale (un tempo la si sarebbe chiamata meridionale) è un problema nazionale e globale. Quello che succede al Sud, il precariato, il lavoro che non si trova non è più un problema solo del Mezzogiorno, ma nel resto d’Italia non c’hanno il groove e quindi si possono attaccare al cazzo. Chissà se Wake Up (SVEGLIAAAAHHH!11) diventerà il nuovo inno del MoVimento 5 Stelle a fianco di quello di Supa e quello di Fedez.