Cultura e scienze

Gli aumenti di tumori nei ratti per l’esposizione a radiazioni dei ripetitori di telefonia mobile

Aumenti statisticamente rilevanti di tumori nei ratti anche dopo l’esposizione a radiazioni dei ripetitori di telefonia mobile entro le soglie ritenute sicure. Questo l’esito della ricerca realizzata dal bolognese Istituto Ramazzini, che ha studiato l’esposizione dei roditori a radiofrequenze mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program (Usa), che ha riscontrato le stesse forme di tumore.

Le radiazioni della telefonia mobile

“Siamo responsabili verso le nuove generazioni e dobbiamo fare in modo che i telefoni cellulari e la tecnologia wireless non diventino il prossimo tabacco o il prossimo amianto, cioè rischi conosciuti e ignorati per decenni”, afferma Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca dell’istituto Ramazzini. Nella ricerca pubblicata, il Ramazzini ha studiato su circa 2500 ratti esposizioni alle radiofrequenze. Sono stati accertati, in particolare, “aumenti statisticamente significativi nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m”.

schwannoma

Inoltre, i ricercatori del Ramazzini hanno individuato un aumento dell’incidenza di altre lesioni già riscontrate nello studio americano: “l’iperplasia delle cellule di Schwann sia nei ratti maschi che femmine e gliomi maligni (tumori del cervello) nei ratti femmine alla dose piu’ elevata”. Nella ricerca italiana, 2.448 ratti Sprague-Dawley sono stati esposti a radiazioni Gsm da 1.8 GHz (quelle delle antenne della telefonia mobile) per 19 ore al giorno, dalla vita prenatale (cioè durante la gravidanza delle loro madri) fino alla morte spontanea.

Lo studio dell’Istituto Ramazzini

“Il nostro studio conferma e rafforza i risultati del National Toxicologic Program americano – spiega ancora Belpoggi – non può infatti essere dovuta al caso l’osservazione di un aumento dello stesso tipo di tumori, peraltro rari, a migliaia di chilometri di distanza, in ratti dello stesso ceppo trattati con le stesse radiofrequenze. Sulla base dei risultati comuni, riteniamo che l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) debba rivedere la classificazione delle radiofrequenze, finora ritenute possibili cancerogeni, per definirle probabili cancerogeni”.

national toxicology program

Il numero di esposti, sottolinea Belpoggi, “è di miliardi di persone, e quindi si tratta di un enorme problema di salute pubblica, dato che molte migliaia potrebbero essere le persone suscettibili a danni biologici da radiofrequenze”. Inoltre, conclude la responsabile del Ramazzini, i “nostri dati rafforzano la richiesta di adottare precauzioni di base a livello globale. Semplici misure sugli apparecchi, come un auricolare a molla incorporato nel telefono, oppure segnalazioni di pericolo sia nelle istruzioni che nella confezione di acquisto affinche’ l’apparecchio venga tenuto lontano dal corpo, e altre misure tecnologiche che io non so immaginare ma che sicuramente le compagnie conoscono e possono mettere in atto, potrebbero costituire una prima misura urgente per correre ai ripari”.