Cultura e scienze

«Renzi tagli il nodo dei conflitti d'interesse»

grillini civati

Aldo Grasso sul Corriere della Sera oggi si occupa del derby sulle frequenze tv scatenato in questi giorni, dopo la sceneggiata del Nazareno, quando il governo ha presentato un emendamento all’articolo 3 del Milleproroghe, che prevedeva il rinvio a fine 2015 della definizione degli importi dovuti dalle reti tv per le frequenze del digitale terrestre. Questo si traduceva in uno sconto per Rai e Mediaset rispetto al 2013 (13 milioni ciascuno). La modifica del governo al
decreto stabilisce che l’importo non può scendere sotto i livelli del 2013 (circa 50 milioni complessivi), e questo significa un aggravio di spesa per Mediaset e Rai. L’editorialista incita il governo a smetterla di lasciare che il settore televisivo sia uno specchio dei conflitti d’interesse dei protagonisti della politica del paese, come è stato per anni a causa della presenza di Berlusconi e delle leggi che lo hanno aiutato:

Per anni la sinistra ha giustamente criticato il governo Berlusconi per aver fatto coincidere gli interessi del suo partito con gli interessi delle sue aziende. Quando Berlusconi era presidente del Consiglio gli investimenti pubblicitari di Mediaset salivano, quando era all’opposizione calavano, e non certo a causa di emotività o stati d’animo. La stessa legge Gasparri si trascina dietro un’ombra di favoreggiamenti che pesa non poco sullo sviluppo tecnologico delle nostre tv. Ma proprio per questo Renzi non può permettersi di usare le stesse tecniche per tenere sotto scacco l’avversario politico. Da anni, la televisione è il nodo gordiano della politica italiana. Se è impossibile scioglierlo, Renzi faccia come Alessandro Magno: lo tagli, una volta per tutte, ponga fine senza pregiudizi ideologici a questo eterno conflitto che spesso sconfina nel ricatto. Conviene a lui, conviene a Berlusconi. Conviene soprattutto alla tv italiana, sempre più triste, sempre più declinante.