Cultura e scienze

Rainbow families: i diritti violati delle famiglie arcobaleno

Rights on the move – Rainbow families in Europe è una conferenza internazionale che si è svolta il 16 e il 17 novembre a chiusura dell’omonimo progetto di ricerca, cofinanziato dal programma Diritti fondamentali e cittadinanza dell’Unione europea e coordinato da Alexander Schuster (Università degli studi di Trento).
 
IL PROGETTO DI RICERCA
«L’istituzione ospitante è la Facoltà di Giurisprudenza del partner leader del progetto: l’Università di Trento. Rights on the move analizza gli ostacoli giuridici e le soluzioni che riguardano le famiglie arcobaleno, ovvero famiglie in cui la coppia e le figure genitoriali sono costituite da persone non eterosessuali, transessuali o intersex, che circolano e risiedono all’interno del territorio dell’UE». Ricordiamo che in Italia i bambini che hanno due genitori dello stesso sesso non sono giuridicamente garantiti (a oggi l’unica eccezione è la sentenza del Tribunale dei minori di Roma). Il matrimonio non è ancora accessibile a tutti e la discussione sulle unioni civili è ferma per l’ennesima volta. «Muovendo da un approccio orientato alla tutela del bambino, Rights on the move mira a dare una lettura della libertà di circolazione delle persone e della protezione della vita familiare in conformità con la Carta dei diritti fondamentali dell’UE, con i diritti di cittadinanza europea di cui sono portatori i figli e con altri strumenti di tutela internazionali e sopranazionali». Un ostacolo per queste famiglie rispetto alla libera circolazione nell’UE è infatti costituito dalla diversità delle legislazioni sul matrimonio e sulle partnership, sull’accesso alle tecniche riproduttive e sull’adozione, sulla separazione e sull’affidamento dei figli.
«Rights on the move»
 
LA CONFERENZA DI CHIUSURA
Durante le due giornate (16 e 17 novembre) sono stati presentati i recenti sviluppi «della ricerca scientifico-giuridica nell’ambito della sessualità fra persone dello stesso genere, dell’identità e dell’espressione di genere, e dell’intersessualità, con particolare attenzione alle relazioni genitore-figlio e ai diritti riproduttivi». È stata svolta un’indagine comparativa dei 28 stati membri. Non potevano mancare le critiche. No, criticare presuppone aver capito mentre il commento su «Notizie Pro Vita» (Omosessualismo: all’UE costa 490 mila euro la “ricerca” sulle famiglie gay) è una raccolta di orrori: «L’Università di Trento ha ricevuto la somma sbalorditiva di 490.000 euro da parte dell’Unione europea (alla faccia della crisi) per il progetto “Right to Move” che è durato due anni. Si tratta di una ricerca, dettata dall’omosessualismo dominante nelle istituzioni internazionali, condotta nell’ambito dei 28 paesi UE “per la tutela in ambito europeo dei diritti delle famiglie che si spostano da uno Stato all’altro e che risiedono all’interno dell’UE”». Insomma c’è la crisi e voi vi preoccupate dei diritti degli omosessualisti?! Sciagurati! E poi «viene subito agli occhi l’approccio antiscientifico della ricerca: invece di partire da una posizione neutrale per “ricercare” la verità, si parte da un presupposto dato per scontato e dimostrato: le coppie omosessuali sono discriminate e i bambini possono crescere felicemente in queste coppie. La conclusione è quindi ovvia: in Europa bisogna far di più per le pseudo-famiglie arcobaleno: ci sono voluti 490 mila euro per dirlo». Paradossale che a scriverlo sia chi non si rende nemmeno conto della discriminazione esistente.

Diritti LGBTQ in Europa
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