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Quei banditi neri che facevano paura anche a Carminati

silvio fanella

Una cabina telefonica sulla via Flaminia è il punto di collegamento tra l’omicidio di Silvio Fanella, ucciso il 3 luglio scorso, ritenuto il cassiere della banda di Gennaro Mokbel, e l’inchiesta su Mafia capitale che ha portato agli arresti di un gruppo criminale capeggiato da Massimo Carminati. La cabina telefonica era stata messa sotto il controllo degli investigatori del Ros dei carabinieri. Si tratta di una cabina che veniva utilizzata spesso proprio da Carminati e per questo i militari la intercettavano. Proprio prima dell’omicidio di Fanella si sono trovati davanti ad una telefonata, partita dalla cabina, tra Egidio Giuliani e Manlio Denaro. Sono due personaggi arrestati per il tentativo di rapimento e il successivo omicidio di Fanella. Nel corso di quella telefonata Manlio Denaro dice a Giuliani, che si trova a Novara e che dirige un cooperativa per il reinserimento di ex detenuti: «Quando scendete per la festa della nonna?», Denaro risponde: «Noi siamo pronti. Io scenderò il 26, mentre gli altri dopo. Ma tu fammi trovare i regalini che ti avevo chiesto».

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Silvio Fanella e il tesoro di Mokbel (foto da: Dagospia)

SE TELEFONANDO…
Telefonata che prova i preparativi del tentativo di sequestro di Fanella che poi finirà in un omicidio. Secondo quanto accertato dagli investigatori della polizia di Stato, Giuliani effettivamente scende a Roma da Novara il 26 giugno e Denaro, secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile della capitale, penserà alla logistica provvedendo a fornire documenti falsi e i mezzi per muoversi per Roma. Non solo: anche Massimo Carminati ha parlato di Manlio Denaro in un’intercettazione ascoltata dai Ros, e dice che Gennaro Mokbel avanza soldi da lui, ma «Denaro è estremamente pericoloso e quei soldi non glieli ridarà mai», dice il Guercio alla persona con cui sta parlando. Manlio Denaro e Emanuele Macchi di Cellere, finiti oggi agli arresti insieme ad altre tre persone, sono ritenuti gli organizzatori e pianificatori dell’omicidio di Silvio Fanella, freddato a Roma il 3 luglio scorso. Il primo è coindagato nel procedimento relativo alla maxi truffa Telecom Italia, Sparkle e Fastweb insieme a Gennaro Mokbel e allo stesso Fanella. Il secondo, ex terrorista dei NAR, è riconducibile ai movimenti eversivi della destra estrema ed è risultato in contatto con Egidio Giuliani e con lo stesso Denaro. Numerosi sono i contatti tra i tre in occasione della pianificazione del sequestro di Fanella, finito in omicidio. Anche per gli altri tre arrestati è stato rilevato il pieno concorso nei delitti contestati (sequestro di persona a scopo di estorsione e omicidio aggravato in concorso): Carlo Italo Casoli e la figlia Claudia Casoli per aver fornito i mezzi e Gabriele Donnini i documenti falsi per mettere a segno l’omicidio.

L’OMICIDIO FANELLA
Silvio Fanella è stato ammazzato con un colpo d’arma da fuoco all’interno della sua abitazione in via della Camilluccia 19, dove stava ai domilciliari mentre era già stato condannato nell’ambito della truffa Telekom Sparkle. Tre uomini travestiti da ufficiali della Guardia di Finanza avevano suonato alla porta di Fanella; probabilmente lui ha intuito le vere intenzioni del commando e qualcosa deve essere andato storto, tanto che alla fine Fanella viene freddato da un colpo di pistola. In quell’occasione rimase ferito in modo grave Giovanbattista Ceniti, abbandonato sul posto dai complici e colpito, nell’immediatezza, da un Fermo di indiziato di delitto emesso dal Gip di Roma per omicidio, con imputazione successivamente estesa anche al tentato sequestro di persona. Lo scorso 7 settembre, all’esito delle ulteriori risultanze investigative, erano stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto emesso dalla direzione distrettuale antimafia di Roma, che coordina le indagini, Egidio Giuliani e Giuseppe Larosa, il primo rintracciato a Roma e il secondo a Novara. Lo sviluppo delle indagini ed in particolare l’analisi dei tabulati telefonici e le attività tecniche di intercettazione, ha consentito di acquisire gravi elementi di responsabilità a carico degli arrestati; in particolare, Denaro e Macchi Di Cellere sono risultati gli organizzatori e pianificatori del delitto; il primo è coindagato nel procedimento relativo alla maxi truffa Telecom Italia, Sparkle e Fastweb insieme a Silvio Fanella e a Gennaro Mokbel; il secondo, ex terrorista dei N.A.R., è ascrivibile ai movimenti eversivi della destra estrema ed e’ risultato in contatto con Egidio Giuliani e con lo stesso Denaro. Numerosi sono i contatti tra i tre in occasione della pianificazione del sequestro di persona e di seguito all’omicidio. Per quanto concerne le figure dei due Casoli e di Donnini, a loro carico è stato rilevato il pieno concorso nei delitti in contestazione, esplicatosi attraverso la fornitura di mezzi, per i primi, e di documenti falsi, per l’ultimo, che hanno consentito l’esecuzione dell’azione criminosa.
Giovanni Battista Cerniti, ferito nell'agguato a Silvio Fanella
Giovanni Battista Ceniti, ferito nell’agguato a Silvio Fanella

LE COPERTURE
Gli arrestati per l’omicidio Fanella «godono di una fitta rete di relazioni e coperture in ambienti del crimine organizzato anche di matrice politica, il che rende concreto il rischio che lo stato di libertà degli indagati possa rappresentare un ostacolo al corretto evolversi del processo formativo della prova e della sua conservazione», scrive il gip di Roma Bernadette Nicotra nell’ordinanza con la quale ha disposto gli arresti. Secondo il gip, si tratta di soggetti appartenenti o vicini ad organizzazioni criminali di spessore e pericolosità, e questo vale per Manlio Denaro, Emanuele Macchi di Cellere e Gabriele Donnini. Per Macchi il gip mette in rilievo anche il «concreto pericolo di fuga atteso che il prevenuto, dopo l’omicidio Fanella, è evaso dagli arresti domiciliari scontati per altri fatti e tratto in arresto in Francia dove, insieme al sodale Giuliani, prima dell’arresto di quest’ultimo, si era attivato nell’individuare un rifugio all’estero per rendersi latitante e sottrarsi all’esecuzione delle pene irrogande, e comunque si tratta di soggetto che, come emerso nel corso delle indagini, è in stretto contatto con ambienti criminali di assoluto rilievo, e potrebbe quindi, fruire con facilità di supporti logistici ed economici necessari per gestire la latitanza».
Gennaro Mokbel
Gennaro Mokbel

L’OMBRA DI CARMINATI
E dalle intercettazioni emerge anche che gli indagati avevano paura di qualcuno. «Chi è che sparge sto terrore a Roma?», dice la moglie di Macchi di Cellere in una conversazione con il marito del 26 novembre oggetto di intercettazione ambientale. Nel colloquio l’uomo, oltre ad esprimere il timore di essere eliminato (volete eliminarmi qua?), manifesta il rammarico di essere stato tradito e abbandonato anche dai suoi legali e ipotizza che dietro a ciò ci sia “una precisa regia”. «Io penso che veramente è un complotto, pure a loro gliel’hanno ordinato quelli là di Mokbel a farla questa cosa qua..e che a tutta sta gente non gliene frega un cazzo di Egidio o di me è così… salvano il culo loro e… abbiamo sbagliato tutto io e lui», dice Macchi di Cellere. La moglie poi gli riferisce di quanto gli ha detto un’altra persona soprannominata “il piccoletto” che l’ha accompagnata in carcere a trovarlo: «Ha detto ‘so tutti terrorizzati, non si può più parlare con nessuno, hanno detto che mettono i trasponder sotto le macchine…? vabbè, fanno le indagini, lo sapevamo, che è cambiato?…dico chi è che sparge sto terrore a Roma?». E ancora: «dice ”eh, i soliti…”..dico ”dì, perché un conto è QUESTO (a questo punto la donna con la mano si copre per un attimo l’occhio destro, per indicare al marito l’identità di QUESTO, ossia Massimo Carminati) …». A questo punto Macchi la interrompe e le dice: «Dimmi». Ma lei risponde: «Non lo so». E lui: «Ah, non l’ha detto…».