Cultura e scienze

Quanto somiglia Suburra a Mafia Capitale?

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Così come per Romanzo Criminale, anche per Suburra di Stefano Sollima si possono facilmente notare una serie di similitudini tra i personaggi del romanzo e del film e alcune figure storiche della mala romana e della politica italiana. In Romanzo Criminale convivevano personaggi che hanno operato criminalmente tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta: ad esempio Libano, Dandi e Freddo sono le trasposizioni cinematografiche di Franco Giuseppucci “Er Negro”, Maurizio Abbatino e Enrico De Pedis detto Renatino. Alcuni personaggi invece sono più il frutto della fusione tra diverse biografie: ad esempio mentre la morte di Nembo Kid non può che ricondurre la sua figura alla biografia di Danilo Abbruciati, il Nero di Romanzo Criminale sembra essere più il mash-up tra Valerio Fioravanti e Massimo Carminati. Ed è proprio quest’ultimo l’anello di congiunzione tra le due vicende raccontate nel libro di Giancarlo De Cataldo e in quello di Carlo Bonini con De Cataldo.
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Quanto somiglia Suburra a Mafia Capitale?

Cominciamo dal primo personaggio: l’identificazione di Samurai con Massimo Carminati è immediata, visto il trascorso storico del personaggio, che viene raccontato come un ex estremista di destra e, nel libro, raccoglie i segreti di Dandi, il cui personaggio, come abbiamo ricordato, è ritagliato su quello di Enrico De Pedis, accusato per molto tempo di essere un boss della Banda della Magliana ma senza alcuna condanna definitiva in merito. Giancarlo De Cataldo però suggerisce una similitudine anche con Delfo Zorzi, l’imprenditore ex terrorista nero che oggi vive in Giappone ed è stato assolto dalle accuse di aver avuto un ruolo nella strage di Piazza della Loggia. C’è però da segnalare che il libro sembra dotato di un particolare tipo di preveggenza: viene pubblicato nel 2013, mentre l’inchiesta Mafia Capitale finisce su tutti i giornali alla fine del 2014. Eppure proprio in quel frangente si scopre che durante la perquisizione in casa di Carminati viene ritrovata una katana, e proprio di una strage con una katana si parla all’inizio del libro (ma questa scena non è stata portata nel film). E ancora: il distributore di benzina dalle parti di Corso Francia che durante l’inchiesta è stato oggetto di ascolti ambientali da parte della procura di Roma nell’indagine diretta da Pignatone si trova nel libro e nel film, anche se Samurai-Amendola preferisce ricevere i suoi ospiti al tavolino di un bar, come faceva d’altro canto Giuseppucci in via Chiabrera in quella che venne indicata come la sede dell’associazione a delinquere Banda della Magliana nel processo che finì per assolvere gli imputati dal reato di concorso in associazione mafiosa. I due clan che si fanno la guerra (scusate lo spoiler) dopo l’omicidio del fratello minore di un boss sono piuttosto riconoscibili: gli Anacleti somigliano tantissimo ai Casamonica, e quando Samurai ricorda che Manfredi e i suoi parenti vengono associati agli “zingari di merda” la similitudine diventa vera e propria identità. Per quanto riguarda Ostia, con il personaggio di Numero 8 la memoria non può che tornare ai Quattro Re di Roma oggetto di una famosa copertina de l’Espresso e di un articolo di Lirio Abbate che nel 2012 anticipava alcune delle risultanze dell’indagine poi confluita nell’inchiesta Mafia Capitale. Qui la zona di Ostia veniva considerata un feudo del clan Fasciani: oggi sappiamo che alla presentazione del film è intervenuto anche il fratello di un uomo accusato di associazione mafiosa e di un presunto clan, quello degli Spada.

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L’infografica dell’inchiesta di Lirio Abbate su L’Espresso

Politica e mafia

E ancora: nel film si favoleggia di una speculazione immobiliare sul Lungomare di Ostia con soldi delle “famiglie del sud” (ovvero della mafia), movimentati attraverso lo IOR. Inutile dire poi che il giorno dell’apocalisse fissato il 12 novembre 2011 non è altro che la data della caduta dell’ultimo governo Berlusconi. E qui si innesta un’altra possibile similitudine. Il politico corrotto interpretato da Pierfrancesco Favino fa infatti parte della maggioranza che sostiene il governo, e riesce a convincere un fuoriuscito dalla stessa maggioranza a votare la legge per la cementificazione di Ostia. Non si capisce perché questa legge si debba votare in Parlamento e non nel consiglio comunale, ma ritornando ai fatti precedenti alla caduta del governo Berlusconi la memoria non può che suggerirci la similitudine con l’uscita di Gianfranco Fini e di Futuro e Libertà dalla maggioranza che sosteneva l’esecutivo all’epoca. Da segnalare poi che Favino ha la sua Fondazione Risorgi Roma con tanto di simbolo del Colosseo che richiama alla mente molte altre realtà politiche ancora attive anche nei nostri giorni.
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E quello che spiffera a Favino che c’è un’indagine su di lui può essere assimilato a uno dei “consiglieri” di cui Berlusconi si è tanto circondato negli anni di governo. Ma per i politici è difficile – e se ne comprende facilmente il motivo – arrivare oltre alle vaghe somiglianze. Anche con scandali che nulla c’entrano con la vicenda raccontata in Suburra. C’è da segnalare infine che l’avvocato Giosuè Bruno Naso, che difende Carminati nel processo Mafia Capitale dopo averlo fatto assolvere in altri dibattimenti, si è lamentato della scelta di Claudio Amendola per l’interpretazione del personaggio ispirato a Carminati: «Amendola è immediato, un po’ grezzo, un po’ greve. Carminati è più raffinato, più meditato, più fine, anche fisicamente. Da ragazzo era molto bello. Nell’interpretarlo avrei visto bene un Kim Rossi Stuart. Amendola nelle interpretazioni che va a fare è sempre, un po’ becero. Non credo però che un filmetto come Suburra possa influenzare i giudici nel processo. Voglio sperare proprio che questo non accada. Siamo nelle mani di giudici professionali, di persone che si possano fare influenzare da un filmetto. Non ho alcuna preoccupazione di tal genere. In aula comunque riusciremo a far cadere l’accusa di mafia». Per quel che riguarda Amendola, concordiamo.