Cultura e scienze

Il primo studio scientifico sulle scie chimiche

scie chimiche copertina

Molti capoccioni da questa e dall’altra parte dell’Oceano continuavano a ripetere che c’era bisogno di uno studio scientifico per comprendere l’esistenza delle scie chimiche. Lo studio scientifico è arrivato: una lunga indagine pubblicata sulla rivista scientifica Environmental Research Letters ha visto i ricercatori della University of California Irvine affermare che le scie chimiche… non esistono. Lo studio, che è in parte raggiungibile on line, è destinato, racconta il New York Times, non tanto a convincere gli ossessionati: per loro non c’è speranza. Ma serve a spiegare a chi si approccia alla questione che è tutta una bufala e che è inutile perderci troppo tempo dietro.

Il primo studio scientifico sulle scie chimiche

Lo studio ha visto il coinvolgimento di 77 scienziati divisi in due gruppi: da una parte degli esperti di chimica dell’atmosfera con competenze legate alle scie di condensazione e dall’altra dei geochimici che lavorano sulla deposizione atmosferica di povere e inquinanti. I ricercatori sono stati messi di fronte alle affermazioni di chi sostiene che esista una cospirazione su scala globale volta a diffondere nell’aria sostanze chimiche di vario tipo. In 76 hanno detto “no”. Uno scienziato, di cui non è stato fatto il nome, ha invece parlato di alti livelli di bario in una zona in cui i livelli avrebbero dovuto essere bassi: è la prova, secondo il debunker Mick West, che anche gli scienziati non sono immuni dal pensare sciocchezze. Lo studio si è concentrato sulle analisi condotte da 77 ricercatori divisi in due gruppi: da una parte esperti di chimica dell’atmosfera con competenze legate alle scie di condensazione e dall’altra geochimici che lavorano sulla deposizione atmosferica di polvere e inquinanti. Nella seconda parte di test, agli studiosi sono state mostrate quattro foto, quelle considerate dai ‘’complottisti’’ come le prove definitive dell’esistenza delle scie. Racconta Il Messaggero:

«Abbiamo sottoposto loro fotografie e report di laboratorio presentati come prove dell’esistenza delle scie chimiche su diversi siti web, chiedendo se la spiegazione più semplice per quello che stavano osservando era l’esistenza di un programma del genere. Oppure, se la risposta era no, quale pensavano fosse la spiegazione più probabile», spiega Steven Davis, uno degli autori dello studio. Qui si vedono scie a “X”, a “reticolato”, a “trattino” e addirittura a“fusillo”. Non nomi di fantasia, ma la tipologia descrittiva delle “contrails” utilizzata dai complottisti. Almeno da quelli più preparati.
Unanime il responso degli intervistati: tutte le foto potevano essere spiegate con il fenomeno della condensazione del vapore acqueo intorno ai residui della combustione degli aerei. Anche l’immagine più famosa tra i complottisti, in cui è ritratta una scia“intermittente”, per il 100% degli intervistati può essere spiegata con il passaggio dell’aereo da una zona più umida a una più secca,con lascia che quindi si dissipa più velocemente.

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