Cultura e scienze

È possibile uscire dall'euro?

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È possibile uscire dall’euro? La domanda se la fa l’economista Salvatore Biasco sull’ultimo numero della rivista Il Mulino, già autore del libro “Ripensando il capitalismo”. Mario Pirani su Repubblica di oggi riporta un condensato dell’articolo del Mulino, discutendo degli effetti pratici di un’euroexit per l’Italia:
 

In un caso e nell’altro, un giorno (del default) ci sveglieremmo con le banche chiuse, conti correnti congelati,movimenti di capitale e viaggi all’estero proibiti, contante (alla riapertura delle banche) distillato. Partirebbe un’inflazione molto prima che i costi maggiorati delle importazioni incidano effettivamente sulle produzioni, per via delle aspettative che anticipano il risultato. La benzina può benissimo arrivare a 3.000 lire (supponendo un cambio iniziale di conversione 1:1.000). Ancora una volta con fondati presupposti l’economista descrive una reazione a catena per cui, “quand’anche il debito fosse decurtato del 30% (che reputa improbabile), i creditori esteri e gli investitori italiani dovrebbero assorbire perdite ingenti. Molti non ce la farebbero e fallirebbero. Gli stati dove sono locati dovrebbero farvi fronte, se ne sono in grado. Un contagio bancario sarebbe inevitabile…”. Le banche italiane che detengono titoli dello Stato verrebbero— nel linguaggio che ho sentito —“finalmente punite” e dovrebbero addossarsi i costi di una crisi che hanno provocato (le banche italiane?!).

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Illustrazione di Artefatti

Un racconto che abbiamo sentito in altre occasioni:

In realtà le banche fallirebbero pressoché tutte (e, con esse, le assicurazioni) e dovrebbero essere tutte acquistate dallo Stato, quanto i loro azionisti, tra loro piccoli risparmiatori , che detengono titoli di Stato, obbligazioni societarie, azioni, polizze vita,fondi comuni e che avrebbero perdite, per la caduta dei corsi e per haircut che il default comporterebbe. Ma i costi non si fermano qui. Pensiamo al credito che si bloccherebbe istantaneamente (senza più le iniezioni di liquidità della Bce, che subirebbe perdite rilevanti addossate agli altri Stati sovrani, il che non dispone bene nei nostri confronti). Pensiamo al crollo verticale della produzione,ai fallimenti a catena nel settore produttivo, a una disoccupazione colossale che si formerebbe (altro che aumento dei salari reali). Si bloccherebbero i consumi per via del reddito in calo verticale, dell’inflazione, delle incertezze sul futuro, della falcidia del risparmio. La situazione sociale diventerebbe disperata. Il saggio che citiamo analizza anche lo scenario inverso, ovvero di rimanere ancorati all’Europa e si interroga se è preferibile il disastro o la morte per soffocamento e propone una serie di valutazioni sugli obiettivi unitari che si dovrebbe porre la sinistra ricordando che “il crinale per il Paese è molto sottile”.

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