Cultura e scienze

Perché l'Orsa Amarena non rappresenta un problema per il Parco Nazionale d'Abruzzo

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Qualche giorno fa l’orsa Amarena, un esemplare di orso marsicano di tre anni, è stata filmata mentre passeggiava per le strade di San Sebastiano dei Marsi durante la festa patronale. Non è la prima volta che l’orsa viene vista aggirarsi tra le case dei comuni del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise (PNALM). Ma dopo il caso dell’aggressione dell’orsa KJ2 in Trentino con conseguente uccisione del plantigrado l’attenzione sugli orsi che abitano nei parchi italiani rimane alta. C’è il rischio che Amarena aggredisca qualcuno? Quali sono i piani dell’Ente Parco per tenere sotto controllo i plantigradi? È contemplato l’abbattimento dell’animale?

Le principali differenze tra la gestione dell’orso in Abruzzo e in Trentino-Alto Adige

Il Parco Nazionale d’Abruzzo è stato istituito quasi cento anni fa allo scopo di preservare l’esistenza di tre specie a rischio d’estinzione: il lupo appenninico, il camoscio d’Abruzzo e l’orso marsicano. A differenza del Trentino quindi l’orso in Abruzzo non si è mai estinto (ad oggi nel Parco ci sono circa 50 esemplari di orso marsicano). In Trentino-AltoAdige infatti l’orso è tornato grazie al progetto europeo Life Ursus che ha importato dalla vicina Slovenia una coppia di orsi bruni per iniziare un graduale ripopolamento del Parco Naturale Adamello Brenta. Il fatto che si tratti di due popolazioni diverse rende impraticabile l’ipotesi che il Parco Nazionale d’Abruzzo possa accogliere gli orsi “indesiderati” della Provincia di Trento.

Le finalità, le linee guida e i protocolli operativi sono diversi. In Abruzzo lo scopo principale è quello di tutelare e proteggere la popolazione endemica di orsi mariscani riducendo la mortalità dei plantigradi dovuta a cause antropiche. Il Presidente del Parco Nazionale Antonio Carrara ha spiegato a NeXtquotidiano che un’altra sostanziale differenza con gli orsi del Trentino: l’orso bruno marsicano è una sottospecie molto pacifica, e quindi il rischio di un’aggressione nei confronti di un essere umano pur essendo presente è una possibilità relativamente remota.

Al punto che nono sono stati registrati episodi di aggressione nei confronti dell’uomo. Inoltre il Parco Nazionale d’Abruzzo è uno degli unici due parchi italiani (l’altro è il Gran Paradiso) che oltre ad avvalersi del supporto dei Carabinieri Forestali è dotato di un corpo di Guardiaparco che sorveglia la fauna selvatica. Infine, a differenza del progetto Life Ursus, nel PNALM non esiste un protocollo d’azione rigidamente codificato con diversi livelli di pericolosità del comportamento degli orsi ma ogni eventuale intervento viene valutato caso per caso in base alle specificità dell’esemplare.

Cosa sono gli orsi confidenti

Quella del 17 agosto non è stata la prima visita di Amarena in un paese. Altre volte è stata filmata passeggiare tra le case o mentre mangiava ciliegie. Guardando i video dell’orsa Amarena si nota come sia dotata di un radiocollare. Lo strumento serve a controllare e a monitorare gli spostamenti dell’animale all’interno del Parco in modo da consentire ai Guardiaparco di intervenire in caso di necessità. Amarena però non è classificata come un esemplare pericoloso. Questi orsi che hanno perso il timore nei confronti dell’uomo vengono chiamati orsi confidenti. 

Si tratta di animali che possono essere problematici. Nel caso di Amarena però – precisa il Presidente del Parco «non c’è ragione di provvedere ad una rimozione perché allo stato attuale l’animale non desta preoccupazione». Con rimozione non si intende l’abbattimento dell’animale ma il suo spostamento dall’ambiente naturale. Negli ultimi vent’anni, precisa Carrara, solo in un caso si è dovuto provvedere al trasferimento dell’animale in un area protetta al di fuori del Parco. Una decisione che al Parco Nazionale non prendono alla leggera perché «togliere una femmina significa incidere sulla popolazione e quindi mettere a rischio la salvaguardia della specie».

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Fonte Rapporto Orso Marsicano 2016 

Ci sono attualmente, all’interno del Parco, diverse femmine di orsi marsicani “confidenti”. Il caso emblematico è dell’esemplare noto come Gemma che da più di 15 anni viene avvistata all’interno di alcuni dei centri abitati del Parco Nazionale. Al contrario di quello che si potrebbe pensare gli orsi confidenti non rappresentano un potenziale pericolo solo per l’uomo ma anche per gli orsi stessi. «L’animale che frequenta un centro abitato è più esposto a rischi» spiega il Presidente del Parco. La soluzione quindi è quella di dissuadere l’esemplare dal visitare i luoghi abitati dall’uomo.

Prevenire e limitare i contatti tra uomini e orsi

In che modo? Carrara indica due strategie d’azione: la prima è quella di limitare la disponibilità di risorse trofiche che possano attirare l’orso nei centri abitati. Il caso esemplare è quello dei pollai o delle arnie per le api, spesso non sono adeguatamente protetti e costituiscono un invito per l’orso. L’altra fonte attrattiva è rappresentata dagli alberi da frutto. Se nel caso dei pollai l’intervento è più semplice nel caso dei frutteti e degli alberi da frutto è molto più difficile intervenire per impedirne l’accesso all’orso. Va precisato che l’orso non va in città per cercare cibo perché non lo trova in natura o perché ha sviluppato una dipendenza nei confronti delle fonti di cibo “umane”. Semplicemente l’orso è un animale opportunista che va dove è più semplice procurarsi il cibo.

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Gli spostamenti di Amarena nel 2016 Fonte Rapporto Orso Marsicano 2016 

Oltre agli interventi di prevenzione ci sono quelli di dissuasione, messi in atto dal personale del Parco. Le azioni di dissuasione vengono in genere realizzate “attraverso l’uso di proiettili di gomma o provocando rumore in modo da convincere l’animale a non frequentare certe aree”. Il Parco inoltre, nel caso dell’orsa Amarena, ha predisposto l’istituzione di turni di sorveglianza negli orari sensibili, ad esempio durante l’entrata e l’uscita da scuola degli studenti, in modo da minimizzare le possibilità di contatto con l’orso. Nel caso invece dell’orso Mario, l’esemplare che qualche settimana fa è entrato di notte in un’abitazione a Villavallelonga il Parco ha chiesto e ottenuto dal Ministero dell’Ambiente lo stanziamento di risorse adeguate (290 mila euro) per realizzare interventi di prevenzione e monitoraggio nel territorio di tre comuni.

Il futuro dell’orsa Amarena

Secondo il Presidente del Parco i video che ritraggono l’orsa Amarena dimostrano che «l’orso bruno marsicano è un animale pacifico, ma possono determinarsi delle condizioni potenzialmente molto pericolose, sia per i cittadini che per l’orso». Una delle differenze tra i comuni del Trentino e il Parco Nazionale sta nel fatto che in Abruzzo l’orso non è mai scomparso del tutto e che quindi la popolazione ha sempre dovuto fare i conti con la sua presenza. Nel bene e nel male, ma il Parco garantisce il sostegno agli agricoltori e agli allevatori e sono previsti indennizzi per coloro che hanno subito dei danni a causa delle incursioni dei plantigradi. Il rapporto con la popolazione è generalmente buono, segno che il lavoro di informazione e prevenzione del Parco funziona. Secondo il Presidente Carrara “ormai se un orso fa un danno dentro al parco non è un problema per nessuno, se invece lo fa fuori allora fa notizia”.
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Non bisogna dimenticare però, sottolinea Carrara, che l’orso marsicano è pur sempre un animale selvatico. Anche se è piuttosto schivo e pacifico questo non significa che le persone – soprattutto turisti e curiosi – possano avvicinare l’animale per fotografarlo e filmarlo. Con l’animale selvatico bisogna avere un “rapporto equilibrato” senza dimenticare mai cosa si ha di fronte. Un aspetto critico – si legge nel rapporto Orso Marsicano 2016 – riguarda il fatto che il fatto che “le orse confidenti hanno rappresentato un’attrattiva per curiosi, richiamati nei paesi al diffondersi delle notizie tramite i media e i social network“.

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Le cause di morte degli orsi del PNALM sono da ricondurre per la maggior parte all’azione dell’uomo Fonte Rapporto Orso Marsicano 2016 

Chi tenta di filmare o avvicinarsi all’orso però non solo si espone ad un inutile rischio ma – nel malaugurato caso di un’aggressione – mette anche a repentaglio la sopravvivenza di quell’esemplare. È imperativo che tutti, in special modo i turisti, si attengano alle linee guida del Parco che fino ad ora hanno consentito al PNALM di non dover prendere in considerazione l’ipotesi di un abbattimento.