Cultura e scienze

Perché la campagna vaccinale è l'unica strategia efficace contro la meningite in Toscana

meningococco toscana meningite

Dal 2015 ad oggi in Toscana ci sono stati 57 casi di infezione da Meningococco C, il batterio che provoca una delle varie forme di meningite (la stessa contratta da Beatrice “Bebe” Vio all’età di undici anni). L’ultimo caso mortale è stato registrato lunedì 21 novembre a Firenze, la vittima è una donna di 45 anni originaria di Rimini ma residente a Viareggio che è stata ricoverata in condizioni gravissime all’Ospedale Santa Maria Nuova. La donna non era stata vaccinata contro il ceppo C del batterio della meningite.
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La campagna vaccinale prorogata fino a marzo 2017

Nel 2016 si sono registrati in Toscana 26 casi di infezione da Meningococco C (35 in totale se si calcolano anche gli altri ceppi di meningite). Fortunatamente i decessi sono stati meno, nel 2016 ne sono avvenuti 6 (tutti causati dal ceppo C) contro i 7 avvenuti l’anno precedente. A quanto pare in Toscana è presente un ceppo di Meningococco C particolarmente virulento (non stiamo parlando di epidemia) che fino ad ora le autorità sanitarie non sono riuscite ad eradicare completamente. Su base nazionale la Toscana è la regione più colpita da questa forma di infezione ed è per questo che l’assessorato alla Salute ha disposto un piano vaccinale che dall’aprile 2015 ha consentito di immunizzare 699.809 persone, tra cui 190.920 persone nella fascia d’età considerata tra quelle più rischio ovvero quella tra gli 11 e i 20 anni (in questa fascia la copertura vaccinale ha raggiunto il 60%). L’assessora regionale alla Salute Stefania Saccardi ha ricordato ai toscani la possibilità di usufruire gratuitamente del piano regionale per la vaccinazione contro il Meningococco C, che è stato prorogato fino al 31 marzo 2017:

Rinnovo ancora una volta il mio appello a vaccinarsi a quanti rientrano nelle categorie per le quali la vaccinazione è indicata, e gratuita. Io stessa mi sono vaccinata contro il meningococco C l’anno scorso, e voglio ricordare che il vaccino è l’unico strumento per proteggersi. Ricordo che la Regione ha prolungato la campagna straordinaria di vaccinazione contro il meningococco C fino al 31 marzo 2017

Il caso più recente di infezione da Meningococco C invece è quello di un bambino di Livorno di 8 anni ricoverato ieri all’ospedale Meyer di Firenze. Fortunatamente il piccolo paziente era stato vaccinato e i medici hanno fatto sapere oggi che le condizioni del bambino sono in netto miglioramento.

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Fonte: Corriere della Sera

Il paziente infatti è stato dichiarato fuori pericolo proprio grazie alla vaccinazione contro la meningite che ha consentito di mitigare gli effetti dell’infezione batterica. Il caso della donna viareggina però invece deve far salire l’attenzione negli adulti i quali – considerandosi meno esposti – sono meno propensi a farsi vaccinare: dei quasi 700 mila vaccinati in questo ultimo anno solo 189.197 persone rientrano nella fascia d’età al di sopra dei 45 anni. Nella fascia d’età a maggior rischio (quella tra gli 0 e gli 8 anni) per la quale le conseguenze dell’infezione possono essere anche molto gravi invece non si sono verificati casi proprio perché si tratta di una fascia di popolazione che è già stata vaccinata anche grazie alla campagna informativa di prevenzione. C’è molto da fare quindi per convincere – e spiegare – che il vaccino contro la meningite è l’unica vera forma di prevenzione contro l’infezione.
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Come si trasmette la Meningite e quali sono i sintomi?

Ci sono sostanzialmente due forme di meningite: quella virale, che si risolve generalmente spontaneamente e senza conseguenze e quella batterica, della quale fa parte il ceppo C del Meningococco e che deve essere assolutamente trattata con farmaci appositi. Il contagio da Meningococco avviene per via respiratoria tra persone che sono state a stretto contatto, attraverso le gocce di saliva e, per via indiretta, anche attraverso il contatto con secrezioni orali, il batterio infatti non è in grado di sopravvivere autonomamente nell’ambiente esterno al di fuori dell’organismo per più di un paio di minuti quindi non è possibile contrarre la malattia semplicemente frequentando un dato luogo dove ha soggiornato una persona che ha contratto l’infezione. Di conseguenza evitando certi comportamenti a rischio è possibile limitare le occasioni di contagio, ma per coloro – come ad esempio gli studenti o i colleghi di ufficio – che trascorrono parecchio tempo a stretto contatto l’unica soluzione efficace è la vaccinazione. I sintomi della meningite si manifestano generalmente in maniera improvvisa e comprendono: febbre elevata, mal di testa, dolore e rigidità della nuca, nausea e vomito, forte debolezza e prostrazione e chiazze cutanee diffuse. Nel caso si riscontrino alcuni di questi sintomi è importante – soprattutto se non si è vaccinati –  recarsi in ospedale per l’inizio delle terapie al fine di impedire la proliferazione dei batteri nel sangue e le complicanze dovute alla sepsi. Come molte infezioni batteriche se presa in tempo anche quella da Meningococco può essere curata in modo efficace.

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Chi può fare la vaccinazione contro il Meningococco C?

Naturalmente come per tutti i vaccini vale il discorso che l’efficacia è limitata nel tempo (in genere tra i cinque e gli otto anni successivi alla vaccinazione, dipende anche dal singolo indivduo) e che alcune persone potrebbero non sviluppare gli anticorpi anche se sono state vaccinate. Si stima che il 90% degli individui vaccinati risultino immunizzati contro il batterio e che circa il 97% sia in grado di sviluppare gli anticorpi necessari. Questo è il motivo per cui alcune persone in Toscana hanno sviluppato la malattia nonostante la vaccinazione (si tratta di 11 casi sui 57 registrati, due dei quali però erano stati vaccinati pochi giorni prima quindi probabilmente non avevano fatto a tempo a sviluppare gli anticorpi). Visto che siamo nel pieno del periodo della campagna di vaccinazione anti influenzale c’è chi si chiede se i due vaccini per caso siano incompatibili: non lo sono, anzi possono essere fatti tutti e due. Ci sono infine delle preoccupazioni sulle reazioni avverse, gli esperti intervistati dal Tirreno fanno sapere che generalmente il vaccino è ben tollerato e che in alcuni rari casi può insorgere un leggero stato febbrile che però è una reazione alla vaccinazione e non una “meningite in miniatura” come molti potrebbero essere portati a ritenere. Esistono poi alcune situazioni nelle quali la vaccinazione contro la meningite è sconsigliata, ma in questo caso non esiste una linea guida generale ed è raccomandabile rivolgersi al proprio medico curante per sapere se ci sono controindicazioni specifiche (nel senso legate all’individuo) alla vaccinazione.