Cultura e scienze

Perché i PM non hanno sentito Ali Agça sul caso di Emanuela Orlandi

Perché i pubblici ministeri di Roma che indagano sul caso di Emanuela Orlandi non hanno voluto sentire il terrorista turco Alì Agça sul caso della ragazzina di cittadinanza vaticana scomparsa nel giugno del 1983? In breve, perché Agça è un contaballe che nella migliore delle ipotesi non ci sta tanto con la testa, nella peggiore si diverte a prendersi gioco della famiglia Orlandi e della magistratura italiana promettendo rivelazioni che poi si rivelano, appunto, delle bufale. Nel dettaglio, abbiamo già parlato qui delle sue affermazioni su Emanuela Orlandi, che sarebbe viva e nascosta in un convento: a parte che quello che vorrebbe dire agli inquirenti Agça lo va ripetendo da secoli a chiunque abbia un microfono in mano nei suoi paraggi, le piste che il terrorista segnala sono sul tavolo dei magistrati fin dal luglio del 1983.
emanuela orlandi alì agça
ALÌ AGÇA ED EMANUELA ORLANDI
Durante l’estate di quell’anno, infatti, cominciarono ad arrivare i “komunicati” firmati Turkesh e altri sedicenti gruppi terroristici che collegavano il caso Orlandi a quello di Agça, e dichiarando che la cittadina vaticana era stata rapita per arrivare a uno scambio di prigionieri con il terrorista turco. Un piccolo dettaglio a monte della storia: nessuno di questi gruppi ha mai fornito, nei tanti comunicati che ha rilasciato negli anni del depistaggio sulla Orlando, mai uno straccio di prova del fatto che la Orlandi fosse viva e si trovasse nei luoghi che venivano via via indicati. C’è di più: Adele Rando, il giudice che ha chiuso il primo processo su Emanuela Orlandi, ha stabilito che tutte le voci che volevano la cittadina vaticana chiusa in un convento in Svizzera, in Francia, poi al confine tra la Turchia e la Romania e via inventando, erano completamente false e sono state messe in giro dai turchi arrestati all’epoca per ottenere sconti di pena e facilitazioni nel regime carcerario. Tutte le storie su cui oggi si basa Agça sono state verificate e sono risultate false. Ecco perché la procura di Roma ha deciso, giustamente, di non sentire Agça concedendogli così altri minuti sul suolo italiano e altre attenzioni da parte dei media italiani: si dovrà accontentare di chi gli ha permesso di dire che il giorno del tentato omicidio di Wojtyla grazie a lui «si è rivelato il Terzo Segreto di Fatima». Non male, nemmeno per uno sciroccato.