Cultura e scienze

Chi ha paura di una principessa Disney lesbica?

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Mamme, chiudete in casa i vostri Mario Adinolfi e spegnete la televisione perché il nuovo attacco alla famiglia tradizionale arriva dalla Disney. Proprio lei, la famosa casa di produzione di cartoni animati “innocenti” dove in realtà il Gender ha costruito in tutti questi decenni le solide basi per appropriarsi delle coscienze dei più piccoli. Madri assassinate? Ci sono. Padri single che si fanno un figlio da sé con rudimentali metodi di fecondazione eterologa? Eccolo. Bambine cresciute da tre donne single con uno strano rapporto tra loro nessuna delle quali è la madre biologica? Ovvio che c’è. Non stupisce poi così tanto che all’uscita di Frozen qualcuno abbia detto che il cartone facesse parte della terribile e temuta agenda della propaganda gay.

 

#GiveElsaAGirlfriend

Ma i problemi della principessa Elsa non sono solo quelli di essere nascostamente gay, per altri il film è troppo femminista perché la protagonista non viene salvata – come invece è tradizione – dall’intervento del coraggioso principe ma riesce a cavarsela da sola utilizzando quel dono che aveva dalla nascita ma che le è sempre stato impedito di usare. Un potere che era stato chiuso all’interno della sua memoria. Simbolo di questa voglia di farcela con le proprie forze (Elsa è orfana di padre e di madre), nonostante tutto e tutti, è la theme song del lungometraggio animato “Let It Go”, dove Elsa come tutte le teenager canta il suo desiderio di fregarsene del giudizio di tutto e di tutti e di fare le cose a modo suo:

Let it go, let it go. Turn away and slam the door. I don’t care what they’re going to say. Let the storm rage on. The cold never bothered me anyway.

Dicendo anche di non essere in grado di tenere (Can’t hold it back anymore) nascosta la sua natura. Quel turn back and slam the door ricorda un po’ She’s Leaving Home dei Beatles, ma è un altro il verso “indiziato” di rivelare l’omosessualità di Elsa:

Conceal, don’t feel, don’t let them know, Well now they know

Un riferimento che per molti è una metafora dell’essere into the closet.

In fondo è pur sempre amore no?

Ovviamente nel film ognuno ci può vedere quello che vuole, ed è forse questo uno degli aspetti principali che ne ha fatto un cartone animato di successo, il fatto che nessuno si senta escluso (in fondo la sorella Anna si sposa con il suo vero amore). Ma c’è qualcosa di diverso da quello che voleva fare la Sirenetta quando, contro la volontà del padre Nettuno, decide di fare di testa sua e sacrificare tutta sé stessa per diventare quello che lei voleva essere e non quello che il padre voleva che fosse? Cambia molto dalla storia della principessa Mulan che per poter riuscire a realizzare i suoi sogni deve fingere di essere un ragazzo? In fondo i film Disney sono da sempre la metafora dell’adolescenza, un periodo di transizione spesso e volentieri drammatico dove i protagonisti delle favole – superando le avversità della vita riescono a conquistare il loro vero sé. E la polemica delle associazioni anti gay americane è proprio a proposito di chi sia veramente Elsa, soprattutto ora che è stato ufficialmente confermato un sequel del film d’animazione più famoso degli ultimi tempi. Cosa ne sarà di Elsa in Frozen 2? Verrà esplicitato il tema della sua omosessualità?
GiveElsaAGirlfriend
A chiederlo su Twitter è Alexis Isabel che viene accreditata come la creatrice dell’hashtag #GiveElsaAGirlfriend. Ovviamente gli anti-gay hanno subito fatto partire una petizione per chiedere alla Disney di dare ad Elsa un principe azzurro e hanno lanciato il contro-hashtag #CharmingPrinceForElsa per il rispetto della famiglia tradizionale anche nei cartoni animati. Ma in fondo che male ci sarebbe se Elsa fosse dichiaratamente lesbica? Di sicuro non spingerebbe le ragazze e le bambine ad essere omosessuali ma potrebbe consentire invece una maggiore comprensione delle differenze. Ed in fondo i film Disney non sono sempre stati anche cartoni animati sull’incontro e la comprensione del “diverso”? Se guardiamo la Bella e la Bestia, Pocahontas o Red e Toby sotto quest’ottica sembrerebbe proprio di sì. C’è differenza nell’amore o nell’amicizia tra un conquistatore e una nativa americana, un cane e una volpe, una ragazza e una bestia molto umana e l’amore omosessuale? In fondo è sempre amore. E alla fine dei film Disney è l’unica cosa che trionfa davvero.