Cultura e scienze

Perché gli italiani credono alle bufale

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Due anni fa su Nextquotidiano avevamo parlato di una ricerca di Ipsos-MORI sulla differenza tra la percezione della realtà e i dati di realtà in un campione di popolazione di quattordici diversi paesi europei. Il titolo dello studio era Perceptions are not reality: Things the world gets wrong”  e riguardava il modo in cui la popolazione vede la propria realtà rispetto ad alcuni argomenti di carattere sociale, come ad esempio l’età media della popolazione, la percentuale di disoccupati o di immigrati ma anche l’aspettativa media di vita e il numero di omicidi. Oggi Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera dà conto del nuovo libro di Nando Pagnoncelli (che di Ipsos Italia è amministratore delegato) che ci racconta dell’evoluzione di quello studio che nel corso di due anni ha riguardato 33 paesi.
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Oltre le porte della percezione

Il libro di Pagnoncelli, dal titolo Dare i numeri. Le percezioni sbagliate sulla realtà sociale, parte appunto dallo studio internazionale condotto da Ipsos (non è quindi uno studio “di” Pagnoncelli) e mira a trovare il motivo per cui gli italiani (ma non solo loro) sono più propensi a credere ad una versione distorta della realtà. Non solamente bufale in senso stretto ma anche una serie di luoghi comuni che sono entrati a far parte delle modalità di interpretazione del reale da parte della collettività. Ma perché secondo Pagnoncelli gli italiani sono il popolo che crede alle bufale? Perché sono quelli che – tra i paesi europei – hanno dato il maggior numero di risposte sbagliate al sondaggio di Ipsos-MORI. Nel 2014 avevamo lasciato il nostro paese in cima alla classifica dei paesi “più ignoranti” e più propensi a credere ad una versione manipolata della realtà.

La classifica dei paesi per indice di ignoranza sui temi presi in considerazione da Ipsos MORI (fonte: https://www.ipsos-mori.com/)
La classifica dei paesi per indice di ignoranza sui temi presi in considerazione da Ipsos MORI (fonte: https://www.ipsos-mori.com/)

L’aggiornamento dello studio Ipsos ci ha fatto scivolare, nel 2015, in decima posizione ma rispetto ai paesi che erano stati presi in considerazione nel 2014 rimaniamo i primi mentre gli Stati Uniti (che erano secondi) e la Corea del Sud (che era terza) risultano invece essere tra i paesi “più accurati” nel rispondere alle domande di Ipsos.
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Ad esempio in Italia si tende ancora a credere che la percentuale di popolazione immigrata sia molto più alta di quello che è in realtà. Alla domanda “in percentuale quanti stranieri vivono in Italia” gli italiani hanno risposto il 26% (in media) mentre il dato reale è il 9%. Ma come si può vedere dalla tabella che aggrega tutti i risultati dei 33 paesi oggetto dello studio questo genere di errore è comune sostanzialmente a tutti i paesi.
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Di chi è la «colpa»?

Ma l’aspetto interessante di questo studio non è tanto a quante bufale o fregnacce crediamo ma perché siamo portati a farlo e soprattutto da chi. Come spesso accade non c’è una responsabilità diretta. La risposta che Ipsos dà è che è colpa dell’ignoranza, ovvero dell’incapacità di andare a fare una lettura critica di quello che persone di cui abbiamo fiducia (possono essere i politici ma può essere anche l’oggetto non meglio identificato noto come Internet) ci dicono. È una forma di ignoranza “funzionale”, siamo circondati e immersi da dati e informazioni di tutti i tipi ed è umanamente impossibile verificare di persona tutte le cose che ci vengono raccontate. A questo dovrebbero pensarci gli organi d’informazione che spesso e volentieri però si prestano a diffondere acriticamente certe notizie. L’aspetto della mancata comprensione della dimensione del fenomeno migratorio ci rivela però anche altro, ovvero che siamo una popolazione (ma nella nostra stessa barca ce ne sono molte altre) che ha una sorta di necessità ad essere spaventata per sentirsi rassicurata. Tutti hanno paura dello straniero ed è evidente che questo timore viene spesso strumentalizzato dalla propaganda politica. Quante volte politici e giornali hanno parlato di invasione? Non è solo la solita vecchia storia del Piano Kalergi, di Salvini, della Santanchè o di Grillo che parlano del pericolo che “l’Africa si trasferisca in Europa”, ma sono anche titoli come questo ad alimentare questa percezione erronea

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L’INVASIONE!

Se le percezioni sono sbagliate la colpa non è del Populista (il nuovo sito di Matteo Salvini) ma anche del modo in cui vengono presentate le notizie. Se l’opinione pubblica (e quindi le percezioni) si formano tramite i mezzi d’informazione sarebbe opportuno iniziare una riflessione sul modo in cui vengono date certe notizie. E questo non ha niente a che fare con la libertà d’informazione e la famosa classifica che ci vede scivolare sempre più in basso quanto all’etica del lavoro del giornalista. Le percezioni possono essere sbagliate per ignoranza, ma quando le percezioni vengono scientemente manipolate allora la faccenda è più grave.