Cultura e scienze

Ornette Coleman: è morto il padre del free jazz

Alla veneranda età di 85 anni è morto oggi Ornette Coleman, padre del free jazz, sassofonista e compositore. Il suo album Free Jazz, archetipo dell’improvvisazione collettiva, divenne un must e fece la storia del jazz. Free Jazz: A collective improvisation vedeva in azione un doppio quartetto di musicisti jazz che suonava ciascuno su un canale stereo diverso, nel quale i musicisti impegnati (I fratelli Cherry e Freddie Hubbard alla tromba, Eric Dolphy – poi con Coltrane – al clarinetto basso, Charlie Haden e Scott LaFaro al contrabbasso, Higgins e Blackwell alla batteria) improvvisavano per tutto il tempo su un tema dando il via a un suono eccentrico che fondò un filone del jazz, e uno stile musicale vero e proprio. Coleman ha collaborato con Yoko Ono in un disco dei Plastic Ono Band e con Lou Reed nell’album The Raven.

Colemann è morto a Manhattan, stroncato da un arresto cardiaco, secondo un portavoce della famiglia. Il New York Times, dando l’annuncio della scomparsa, lo definisce “uno dei più potenti e controversi innovatori della storia del jazz”, riassumendo così l’influenza del sassofonista nato a Fort Worth (Texas) il 9 marzo 1930, diventato fautore di una vera e propria rivoluzione del genere. Freedom Now Suite del batterista Max Roach è il disco considerato capostipite, insieme a quello di Coleman, del free jazz. Le copertine di Something Else e Free Jazz, i primi due album di Ornette.
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Coleman cambiò il panorama del genere tra la fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’60, quando riuscì staccare il jazz dalle regole dell’armonia e del ritmo, distanziandosi dal repertorio classico dello standard americano. La sua musica creò una nuova forma di canzoni folk: melodie semplici pensate per un piccolo gruppo di musicisti, con un linguaggio collettivo, scrive il New York Times. Dall’altra parte è stato anche più volubile e teorico di John Coltrane, un altro grande innovatore della storia del jazz. Divenne conosciuto come il filosofo-musicista, con interessi che spaziavano oltre il jazz. Era nato il 9 marzo 1930 a Fort Worth, Texas, ma era diventato famoso all’interno della scena di New York, dove viveva. La sua ultima apparizione live è stata a Prospect Park, Brooklyn, nel giugno del 2014, per un concerto-tributo organizzato da suo figlio. Altri quattro brani di Ornette Coleman, scelti da Vox:




Coleman divenne celebre come musicista filosofo, con interessi più ampi di quelli della sua musica. “Shape of Jazz to Come” nel 1959 fu l’album che lo rese famoso, una rottura dallo stile bebop che era stato finora dominante. Quell’anno Ornette aveva avuto una “residency” al Five Spot club di New York. “Alcuni se ne sono andati ancor prima di finire il cocktail, altri sono rimasti ipnotizzati, altro litigavano a scena aperta”, scrisse all’epoca il critico George Hoefer a proposito delle reazioni contrastanti del pubblico. “I musicisti bebop suonavano cambiamenti, non suonavano movimenti. Io cercavo di suonare idee, cambiamenti, movimenti e note non trasposte”, aveva detto di recente in un’intervista. Ha sempre spaccato il pubblico, oggi però unanime nel tributargli l’ultimo omaggio.