Cultura e scienze

Michele Anzaldi e la guerra sporca del PD alla RAI

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Beppe Grillo lo ha definito “Goebbels” nel suo blog. E Michele Anzaldi, giusto per rimanere nella metafora, se ne frega e oggi chiede a mezzo stampa le dimissioni di Andrea Vianello e Bianca Berlinguer. Dopo la surreale intervista a Fabrizio Roncone del Corriere della Seratocca al Fatto Quotidiano e ad Antonello Caporale raccogliere l’ennesimo tentativo di indirizzamento politico della tv pubblica ad opera di chi dovrebbe rispettarne la libertà di informazione e il pluralismo:

Ma lei non è quell’Anzaldi che ha fatto un casino contro il direttore di Rai3 Vianello per aver dato troppo spazio nei talk show ai Cinquestelle?
Chiedo l’equilibrio, nulla in più. Se fai un talk show come Ballarò in cui apri con lo scrittore Nicola Lagioia che dice che in Italia fa tutto schifo, poi segue un’intervista a Di Battista senza contraddittorio, e infine metti un Saviano deprimente, allora dico: tu mi vuoi ammazzare.
Povero Renzi: senza voce e senza talk.
Allora meglio Porro che sulla nuova flotta aerea di Palazzo Chigi fa parlare Peter Gomez ma poi invita anche Claudio Velardi che ci difende come può.
Il direttore di Rai3 è arrogante. Conferma?
Confermo.
Fosse per lei lo caccerebbe.
Beh, certo che deve dare un chiaro e immediato segnale editoriale.
Ok, licenziato. E licenzierebbe anche la direttrice del Tg3 Bianca Berlinguer?
Sono per le newsroom. Solo due direttori di tg. Se dipendesse da me, riterrei che la Berlinguer ha dato tanto, ma così tanto alla Rai che può anche bastare.
Finora né il governo né il partito hanno ridimensionato le sue parole.
Alla Camera una standing ovation.
Tutti pensano quel che lei ha d e t to.
Baci e abbracci.

Michele Anzaldi e la guerra sporca del PD alla RAI

E ovviamente le sue parole non potevano non portare casino anche nel partito. Dove la minoranza PD va all’attacco, ma, racconta il Corriere della Sera, Anzaldi continua a fregarsene:

Non stanno con Grillo ma nemmeno con Anzaldi gli esponenti della minoranza Pd. Uno è il senatore Federico Fornaro: «Non mi riconosco nella maniera più assoluta nelle parole e nel tono delle dichiarazioni del collega sulla gestione del Tg3 e di Rai3». L’altro è Alfredo D’Attorre che argomenta: «C’è da augurarsi che i vertici del Pd prendano le distanze dalle sue sconcertanti dichiarazioni, incompatibili con la nostra storia». In pubblico, almeno, non è successo. E manco in privato, a sentire il protagonista. «Nessuna lavata di testa», assicura Anzaldi.
«Pentito io? E perché dovrei, ho solo detto quello che pensavo e lo ribadisco con i dati sotto mano dell’Osservatorio di Pavia. A RaiTre viene violato il pluralismo che nel servizio pubblico non è discrezionale». Non ce l’ha con le ospitate dei Cinquestelle. «Ma no, quella era una cosa uscita una settimana fa in Vigilanza. La realtà è che a RaiTre chi fa il pieno è la minoranza Pd. Sa chi è il più presente, dopo Renzi? Roberto Speranza». Le accuse di Grillo non gli hanno fatto piacere, ovvio: «Io come Goebbels? Di peggio non mi potevano dire, a me che sono il più a sinistra di tutti. Grillo mi attacca, invece dovrebbe farmi un monumento».

Ci va pesante anche il comitato di redazione del Tg3 che giudica le sue parole «inaccettabili» e trova che ricordino nei toni «gli editti bulgari di berlusconiana memoria». Per i segretari della Federazione nazionale della Stampa, Raffaele Lorusso, e del sindacato Usigrai, Vittorio Di Trapani, si tratta di frasi «gravissime che rivelano la visione di una Rai totalmente asservita al potere di turno». Daniela Santanchè ha una parola buona per tutti: «I signorini benpensanti della sinistra si rivelano nemici acerrimi di chi osa criticarli, i grillini gridano allo scandalo quando sono i primi a tappare la bocca a chi non la pensa come Grillo e Casaleggio».
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Cacciarne due per educarne cento

Il PD continua quindi la sua guerra sporca a mezzo stampa nei confronti di Rai3, “colpevole” di non essere abbastanza appiattita su maggioranza e governo e nonostante Massimo Giannini abbia intervistato l’ex consigliere del premier Andrea Guerra proprio ieri a Ballarò nella vana speranza di “pareggiare” le lamentele per l’intervista di due settimane fa ad Alessandro Di Battista.

Infatti anche il Pd vuole che il direttore di rete venga a spiegare come mai, nelle prime due puntate di Ballarò, sia stato intervistato un esponente del Movimento 5 Stelle nella mezz’ora iniziale di trasmissione. «Se la 107esima replica di Rambo fa più ascolti dei talk-show, qualcuno dovrebbe farsi qualche domanda. E provare ad ascoltare il paese reale», twittava ieri Francesco Nicodemo, uno degli uomini della comunicazione di palazzo Chigi. Per i dem la doppia ospitata degli esponenti di primo piano del M5S rappresenta una violazione dello spazio di pluralismo nel servizio pubblico. «Passi per Di Maio, che almeno è vicepresidente della Camera, ma Di Battista non ha neanche un incarico di alto profilo tale da giustificare un‘intervista a inizio programma senza contraddittorio», ha attaccato un commissario Pd.

Gli argomenti dei renziani sono fondamentalmente due. Il primo è la scarsa audience dei programmi, un dato che dovrebbe spingere comunque loro a cambiare marcia e non certo i partiti a decidere i palinsesti. Il secondo è quello del troppo spazio concesso alle opposizioni, e anche qui la posizione del partito va contro la libertà editoriale dei direttori e dei giornalisti al lavoro in RAI. A prescindere dall’incredibile sequela di flop che ha condito la conduzione di Vianello, nominato in quota PD quando la maggioranza del partito era un’altra e quindi destinato naturalmente alla sostituzione, quello che colpisce è l’atteggiamento speculare alla destra al governo negli anni scorsi. Il verso non è cambiato nemmeno in questo.