Cultura e scienze

Il metodo NIA: curare le malattie con i ceci

nia ashkar ceci cancro

Solitamente con l’espressione “stare in ginocchio sui ceci” si intende una forma di tortura o di punizione. E in fondo una tortura è esattamente quello che è quanto predicato (il termine “prescritto” darebbe al tutto una parvenza di terapia medica che non ha) da George Ashkar, l’inventore del metodo di assorbimento infezione neutrale (NIA –  Neutral Infection Absorption) che promette di curare l’AIDS, il cancro e altre malattie.

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grab via Facebook.com

Oltre l’hummus: i ceci terapeutici

Il procedimento è abbastanza semplice (e splatter) e consiste nel procurarsi un piccolo taglio sulla gamba (alcuni sostengono all’altezza del ginocchio) per poi inserirvi all’interno una cece che dovrà poi essere coperta con foglie di cavolo. Ma attenzione, anche procurarsi la ferita non è la cosa più semplice del mondo, bisogna infatti fissare con dello scotch un anello alla parte del corpo da ferire e successivamente riempire l’anello con aglio fresco schiacciato. Dopo aver coperto il tutto con una pellicola da cucina (e aver lasciato la “medicazione” per almeno otto ore sul posto) si rimuove il tutto e nella ferita che si crea inserire un cece. Solo a quel punto il cece dovrà essere coperto con una foglia di cavolo in modo da consentire al cece di “assorbire il liquido linfatico” attirando a sé anche gli agenti che provocano il cancro. Sarà quindi sufficiente sostituire il magico medicamento ogni qualvolta il cece sarà “saturo” e ripetere l’operazione finché il sangue non sarà purificato dalle sostanze nocive (generalmente possono servire dai due agli otto mesi ma anche di più se necessario). Il bello è che secondo Ashkar e i suoi seguaci questo metodo funziona anche come prevenzione per il cancro, non solo come cura (anzi, addirittura può essere utilizzato in vece dei vaccini). E questa è una cura universale, perché può “curare” tutti i tipi di cancro, da quello al cervello a quello ai testicoli, indipendentemente dalla loro genesi e dal fatto che siano differenti.

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Il necessario per il metodo NIA. non serve nemmeno una laurea in medicina!

La cosa divertente è che il cosiddetto Dr Ashkar non è nemmeno un medico, stando a quanto dice infatti l’ottuagenario inventore del metodo NIA, originario di Beiruto in Libano (sapevo che l’hummus c’entrava qualcosa alla fine) ha studiato fisica nucleare in Armenia. Ma ciononostante offre la sua cura (gratis!) alle popolazioni africane che vogliono debellare l’AIDS.
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Ma davvero c’è qualcuno che si fida di un fisico nucleare che per sostenere le sue teorie usa i traguardi di Facebook come prova?
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Oppure che spiega come avvengono le infezioni ricorrendo allo strumento “disegna forme” di Word? Non è straordinario vedere come tutti quelli che si affannano a spiegare come la medicina e il metodo scientifico non siano in grado di curare o spiegare certe malattie si affannino continuamente a scimmiottare il procedere della scienza? Che bisogno c’è di fornire “prove” del genere e costruire un sito dove si fa finta di analizzare presunti e inesistenti progressi “scientifici” quando si dice fin da subito che la scienza ha torto? Non sarebbe più coraggioso cambiare completamente paradigma, magari inventando un metodo nuovo (non so, illuminazione divina, botta in testa, pianta di ceci ardente, tahina andata a male) per spiegare come si è giunti a questa conclusione? Evidentemente no, perché sanno che non verrebbero presi sul serio da nessuno, ed è per questo che rivestono le loro teorie di una forma pseudoscientifica (o parapsicologica, come nel caso di Gabriella Mereu): la magia e il pensiero magico non sono sufficienti per convincere le persone a seguire in metodo terapeutico inutile.
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Eppure nel gruppo Facebook Curare cancro secondo George Ashkar risultano essere iscritte oltre 1.800 persone. Del resto, la descrizione offre speranza a tutti i malati di tumore e non si possono certo incolpare le persone che desiderano disperatamente guarire se diventano vittime di ciarlatani come Ashkar. E no, non è vero che fa male, perché a parte che tenere una ferita che si può infettare non fa bene di per sé il metodo NIA allontana (così come tante altre pseudoterapie e omeopatie varie) i pazienti dall’unica vera possibilità di cura.
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Qualche domanda bisognerebbe porla anche agli amministratori del gruppo tutti a quanto risulta senza alcuna esperienza clinica (ma era ovvio).
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