Cultura e scienze

Massimo Introvigne e il gender a scuola

Massimo Introvigne, sociologo e cattolico direttore del Cesnur oltre che coordinatore dell’Osservatorio della Libertà Religiosa del Ministero degli Esteri, sul Messaggero di oggi verga un sapido commento sul tema del gender a scuola. Vi risparmiamo la lettura dell’intero scritto, concentrandoci su un paio di ragionamenti presenti all’interno dell’articolo, piuttosto interessanti e rivelatori del clima in cui va avanti questo dibattito surreale sulla stampa italiana. Introvigne vorrebbe spiegarci cosa c’entra il gender con la Buona Scuola. Questa è la sua argomentazione:

Che c’entra il gender con la “Buona scuola”? Che l’allarme non fosse totalmente infondato lo ha ammesso la stessa Giannini in Parlamento, promettendo l’intervento che ha ora messo in atto,e la Camera, su iniziativa dei deputati Roccella e Pagano, ha approvato insieme con la “Buona scuola”un ordine del giorno che ha impegnato il governo, nell’applicazione della legge, «ad escludere ogni interpretazione che apra alle cosiddette “teorie del gender”».

Ora, a leggere con attenzione, Introvigne sta sostenendo che siccome nella Buona Scuola è stata esclusa ogni interpretazione che apre alle teorie del gender, allora le teorie del gender c’entrano. Insomma, il ragionamento fila: se escludiamo che quel cavallo sia un unicorno, occhio: potrebbe essere un unicorno!

Via Facebook.com/linus
Via Facebook.com/linus

Poi però Introvigne sfodera l’asso di bastoni:

Dov’era il problema? Nella norma della legge sulla “Buona scuola”, che chiede di promuovere nelle scuole iniziative per studenti, docenti e genitori «sulle tematiche indicate dall’articolo 5,comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n.119». Queste «tematiche» sono indicate dalla legge 119, quella sul cosiddetto femminicidio, con riferimento, tra l’altro, all’esigenza di «superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazzi e ragazze, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere». Certo, le leggi sono sempre interpretabili, ma non è poi così difficile leggere in questa norma un invito a superare lo «stereotipo» secondo cui si è uomini o donne in relazione a un dato anatomico insuperabile: e questo «superamento» è appunto l’essenza della teoria del gender.

E qui davvero c’è da mettersi le mani nei capelli. Siccome la legge dice che bisogna superare gli stereotipi sociali (come ad esempio la raffigurazione della donna in cucina), da lì, è possibile leggere che il gender è in agguato. Quella che Introvigne fa è una decodifica aberrante, misinterpretando le norme per inventare un pericolo in agguato. E così una bufala diventa realtà con la sola apposizione delle chiacchiere. Non era solo Gesù a fare i miracoli!