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«Ho preso meno voti delle persone che ho incontrato»

massimo d'alema matteo renzi

Massimo D’Alema è arrabbiatissimo per la sconfitta nel collegio uninominale della Puglia che comprendeva il suo vecchio feudo e che ha visto il trionfo della grillina Barbara Lezzi. Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera riporta un po’ di ragioni del Lìder Maximo:

«È andata», commenta D’Alema esaurito l ’ennesimo conteggio, nel senso che se n’è andata la possibilità di rientrare in Parlamento dopo cinque anni di esilio e giocare un ruolo nella nuova legislatura. E dunque torna a Roma da sconfitto dopo un mese trascorso a battere palmo a palmo la punta estrema del tacco d’Italia.

Bastavano altri 2.000 voti o poco più, uno «zero virgola» dei vecchi tempi, per guadagnare un seggio attraverso il complicato meccanismo dei resti: «Ho preso meno voti delle persone che ho incontrato, e questo significa che non siamo stati percepiti come qualcosa di diverso rispetto al centrosinistra e a quello che anche noi abbiamo criticato e contrastato nell’ultimo anno».

La sfida è persa su due fronti: quello personale del candidato abituato a vincereda queste parti, e quello collettivo del partito appena nato con la scissione del Pd e già moribondo:

Difficile dire quale bruci di più per un animale politico che tiene moltissimo alla propria immagine, ma anche a quella sinistra di origine comunista di cui fa parte e che non ha mai rinnegato. «È finita una stagione — confida a un paio di collaboratori intorno a un tavolino dell’albergo leccese che è stato la base di ogni tappa —, ora è il tempo di dedicarsi allo studio e alla formazione. È stata l’ultima battaglia in prima linea».

Che non significa la ritirata, giacché «la politica è una passione e da una passione non ci si può dimettere», come aveva ripetuto prima di questo esito.

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